Passo del Redebus. Area archeologica Acqua fredda

Il sito prende il nome dalla vicina fonte di acqua che sgorga dalle pendici dei monti della catena del Lagorai.

[ foto M.Benedetti]

al link tutte le informazioni del programma "A scuola con l'archeologia":

https://www.cultura.trentino.it/Approfondimenti/A-scuola-con-l-archeologia-2018-2019

Prende il nome dalla vicina fonte di acqua che sgorga dalle pendici dei monti della catena del Lagorai, la più estesa del Trentino, il sito archeologico di Acqua Fredda, al Passo del Redebus (1440 m. slm), fra l'altopiano di Piné e la Valle dei Mòcheni. E proprio l'acqua era l'elemento naturale indispensabile, assieme al fuoco, per i metallurghi dell'età del Bronzo (XIII-XI sec.a.C.) che scelsero questo posto fra i monti per estrarre dalla roccia un metallo preziosissimo a quel  tempo: il rame.

Oggi ad Acqua Fredda si può vedere una delle più importanti fonderie preistoriche dell’intero arco alpino. Si tratta di una delle aree archeologiche musealizzate più alte d’Europa dove è stata riportata alla luce una batteria di nove forni fusori. Sono stati anche rinvenuti alcuni strumenti per la lavorazione del minerale di rame come le macine che servivano a ridurre il minerale in sabbia o “farina” e le parti terminali dei mantici usati per mantenere la temperatura attorno a 1200 gradi. Di particolare interesse è uno spillone in bronzo decorato, databile all’età del Bronzo finale (XI sec. a.C.), probabilmente appartenuto ad un metallurgo. Trenta metri a valle è stata scoperta un’enorme discarica di scorie. Il sito testimonia l’intensa ed estesa attività di lavorazione dei minerali di rame, metallo non presente allo stato puro in Trentino e che quindi andava ricavato attraverso un articolato procedimento con tecniche raffinatissime per l'epoca. Gli oggetti di metallo non erano solo di fondamentale importanza per l’attività di sussistenza. L'utilizzo dei metalli è infatti uno dei principali elementi di innovazione nella storia del genere umano ed è connesso agli aspetti economici e sociali e persino a quelli del culto. In Trentino il minerale di rame era utilizzato a partire dal III millennio a.C. come testimoniano le  tonnellate di scorie rinvenute in centinaia di siti archeometallurgici in tutta la parte orientale della regione dove veniva estratta la calcopirite, il più diffuso minerale cuprifero della zona. Tra questi, il sito di Acqua Fredda riveste particolare rilevanza.

Nel corso dell'estate qui, proprio nel luogo dove i minerali di rame erano lavorati fin dai tempi più remoti, i visitatori hanno la possibilità di conoscere i segreti della lavorazione dei metalli, vedere gli archeotecnici realizzare dal vivo uno strumento in metallo, cimentarsi in prima persona nei laboratori didattici a cura delle educatrici museali dei Servizi Educativi della Soprintendenza per i Beni archeologici ed  assistere a divertenti spettacoli teatrali interattivi tratti dalle leggende su miniere e minatori della vicina Valle dei Mòcheni. Vengono inoltre organizzate visite naturalistiche al sito che è immerso nella riserva naturale del Redebus, una torbiera di grande valore naturalistico dove cresce, tra le altre specie, la preziosa drosera rotundifolia, piccola pianta carnivora.

 

 

 

 

visitabile: sì | adatto a: famiglie - scuole

apertura

Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Domenica

ll sito è visitabile liberamente tutto l’anno. E’ corredato da pannelli che illustrano il funzionamento dei forni e la vita delle popolazioni dell’epoca.