La serie comprende i registri nei quali venivano annotate le entrate destinate al mantenimento del sacrestano e i compensi a lui spettanti.
La cura di Imer non aveva un beneficio o un lascito per il mantenimento del sacrestano (la notizia è ribadita dal parroco al comune di Imer nel 1941), ma per il pagamento faceva ricorso a dei beni immobili di proprietà della chiesa e a diverse entrate in denaro.
La documentazione più antica conservata nell'archivio di Imer in merito al pagamento del sacrestano risale al 1862, anno in cui il curato don Nicola Guadagnini (1859-1862) chiese (e ottenne) all'Ordinariato vescovile l'autorizzazione ad assegnare il posto di sacrestano al figlio del già anziano sacrestano Antonio Micheli (1).
Le entrate economiche per il sacrestano alla fine dell'Ottocento erano garantite da terreni detti "Portelle", "Scarenna" e "Arca del Molino" e dagli interessi sulla somma ricavata a seguito dell'esproprio comunale di una parte del campo alle "Portelle". Nel 1886 iniziò l'iter per la vendita del campo a "Scarenna", troppo poco produttivo per il mantenimento del sacrestano; la somma ottenuta sarebbe stata usata per acquistare un terreno di miglior resa. Nel 1888 veniva inoltrata nuova richiesta all'Ordinariato per ottenere l'autorizzazione alla vendita del campo "Portelle" e, se possibile, anche di quello detto "Arca del Molino", troppo poco redditizi per i sacrestani, che preferivano il pagamento in denaro contante.
Ulteriori notizie sul mantenimento del sacrestano si trovano per il 1935; in quest'anno il sacrestano riceveva dalla chiesa di Imer uno stipendio di 550 lire annue, più le entrate straordinarie in occasione di battesimi, matrimoni e obiti e 150 lire per il servizio svolto nell'acquisto di ostie e particole per la chiesa. Una parte dello stipendio era pagata dal comune di Imer, che nel 1941 aumentava il contributo fino a quel momento erogato da 1000 a 1500 lire.
Il contratto di assunzione del sacrestano nel 1941 prevedeva che questi ricevesse la somma di 250 lire mensili che venivano pagate dalla chiesa, che ricavava il denaro necessario per la paga dalle proprie entrate, dal contributo concesso dal comune e dagli incerti (battesimi, matrimoni, obiti); spettava inoltre al sacrestano l'usufrutto di sei piccoli appezzamenti di terreno ai "Ronchi di Sotto", a "Mezzo", a "San Silvestro" e ai "Paludi" (2).
La posizione del sacrestano sarebbe stata via via regolarizzata fino ad arrivare ad una vera e propria assunzione, pagata con regolare stipendio e soggetta al versamento dei contributi pensionistici.
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