Come centro di aggregazione ecclesiastico Riva ha origini molto antiche: si tratta infatti di una pieve che per tradizione viene considerata 'ab immemorabili'. Essa è anche una delle pievi di cui si hanno notizie relativamente remote: risale infatti al 1106 un documento, conservato nell'archivio comunale della città, col quale un certo Severto dona alla chiesa di Santa Maria sette ulivi alla presenza dell'arciprete Grimoaldo, dei preti Alberico, Magino, Erso e degli altri 'ordinarii' (1). L'atto è importante perché attesta l'esistenza di una chiesa dedicata a Santa Maria, officiata da un arciprete che aveva presso di sè o alle sue dipendenze un collegio clericale. Ed è probabile che Riva fin dagli inizi del XII secolo fosse una 'collegiata', istituzione che in quel periodo nella diocesi di Trento era abbastanza diffusa: oltre a Riva erano infatti collegiate Arco, Nago, Tione, Denno, Lomaso, Tenno, Banale, Torra, Sarnonico, Lizzana, Fiemme e Bolzano (2). I sacerdoti professavano una vita in comune, officiavano quotidianamente nella parrocchiale e per quanto riguardava gli affari ecclesiastici "formavano una specie d'unione o società fra se stessi, costituiti con ciò a foggia di corpo morale (...) l'arciprete amministrava la sostanza beneficiale colla partecipazione dei canonici, e nissuna alienazione era valida se non fosse seguita col loro pieno consenso" (3). Quest'ultima affermazione è convalidata dai numerosi atti pergamenacei presenti nell'archivio comunale di Riva risalenti al XII e XIII secolo che attestano compravendite o azioni intraprese dall'arciprete con il consenso dei suoi 'confratres'. La pieve era anche una delle più ricche della parte italiana della diocesi, nel 1309 godeva di una rendita annua di 26 marche (4).
Non si conoscono l'epoca e la causa dello scioglimento del collegio di Riva, tuttavia il fenomeno si può collocare verso la metà del Trecento: "nel 1344 Riva, Arco e Bolzano erano le chiese alle quali le costituzioni sinodali richiedevano (almeno in determinate feste) una liturgia particolarmente solenne, cum ministris diacono et subdiacono" (5). L'istituzione ha seguito le sorti di quasi tutte le collegiate trentine, poiché solo quelle di Arco e di Bolzano si sono mantenute attraverso i secoli.
Dal punto di vista politico Riva, dopo alterne vicende che la videro passare dal dominio del Principato vescovile di Trento ai Visconti di Milano e occupata dai conti del Tirolo, dal 1440 venne incamerata tra le terre della diocesi di Trento soggette al dominio veneto. Così nella prima metà del Quattrocento fu al senato veneto che la comunità di Riva si rivolse al fine di impedire l'elezione di sacerdoti stranieri per non pregiudicare gli interessi religiosi del paese: il 23 settembre 1443 il doge Francesco Foscari ordinava che da quel momento in poi non si dovesse eleggere un prete che non fosse, sotto ogni riguardo, bene accetto alla comunità (6).
Nell'ottobre 1521, in seguito a decreto dell'imperatore Carlo V, si restituiva il dominio politico di Riva al principe vescovo di Trento sotto il quale rimase fino alla secolarizzazione del Principato.
Pochi anni più tardi, nel 1537, il vescovo Bernardo Cles intraprese la sua prima visita pastorale nelle parrocchie della diocesi recandosi anche a Riva. Erano presenti numerosi sacerdoti stabili presso la parrocchia: si trovavano, oltre al rettore don Antonio Piccoli, il vicepievano don Giacomo Allegri da Riva (che versava al rettore come pensione 68 ragnesi all'anno), il cappellano don Nicolò, il cappellano dell'altare di San Giacomo nella chiesa parrocchiale don Giovanni Giacomo, il cappellano dell'altare della Beata Vergine Maria nella parrocchiale don Sigismondo, l'organista e cappellano dell'altare di Sant'Antonio don Raphael, il cappellano dell'altare dei Disciplinati don "Cultrinus" (7). I visitatori però vennero a conoscenza di dissapori e "malevolenze" tra i suddetti sacerdoti: li convocarono riprendendoli e ordinando loro di appianare le discordie per il bene della parrocchia. In quell'occasione vennero ricevuti anche i sindaci della città di Riva che esposero i conti dei legati pii da loro amministrati. In quel periodo erano sotto il controllo dell'arciprete altre chiese: fuori da Riva la chiesa di San Nicolò presso il lago di Garda, la chiesa di Sant'Alessandro dove si trovava un eremita, la chiesa dei Santi Cassiano e Ippolito, la chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano e Pietro, la chiesa campestre di San Giorgio e la chiesa di San Tommaso (8).
Nella visita successiva effettuata nel 1579 si annotò che l'arciprete Nicolò de Pretis aveva sotto di sé i seguenti sacerdoti: Giovanni Andrea Bornico, beneficiato della comunità di Riva con l'obbligo della messa quotidiana, Pietro Sacco, cappellano con l'obbligo della celebrazione quotidiana all'altare del Corpus Domini, Francesco Cattanei da Brescia, cappellano (9). L'arciprete aveva a disposizione per il suo mantenimento due benefici, entrate in natura e in denaro oltre ai proventi di stola; di contro doveva mantenere un cappellano, pagare una pensione di scudi 100 e le steore. Il beneficio parrocchiale possedeva inoltre la canonica.
Tra le uscite dell'arciprete nel 1655 erano comprese anche le spese per le cere, per i padri predicatori, per il vino, per l'olio della lampada, la distribuzione dell'incenso a Natale, l'offerta di un pasto alla festa della Madonna in agosto, il sussidio caritativo e il pagamento di spese straordinarie. Il tutto veniva calcolato in 400 fiorini (10). L'arciprete Giovanni Battista Salvadori lamentava quindi che, se si aggiungevano a questi fiorini le spese per il proprio mantenimento, le entrate del beneficio, ammontanti a 500 fiorini circa, non erano sufficienti.
Nel 1671 assieme all'arciprete si trovavano altri 14 sacerdoti tra cooperatori, cappellani e beneficiati (11). Le cappellanie fondate nella chiesa parrocchiale erano numerose: due all'altare maggiore, due all'altare di San Giovanni, una all'altare di Sant'Antonio, una all'altare di San Marco evangelista, una all'altare di Santa Lucia, tre all'altare della Beata Vergine del Suffragio, due all'altare di Sant'Andrea. Le chiese e le cappelle della pieve erano: la chiesa di San Giuseppe "sive Pietatis" con ospedale annesso e la chiesa di San Rocco in città, nei dintorni le chiese della Beata Maria "chiamata del Perdono" e dei Santi Ippolito e Cassiano, le cappelle di San Bartolomeo, di San Alessandro, di San Nicolò, della Beata Vergine Maria e San Michele, di San Sebastiano. C'erano poi le cappelle "sui monti": quelle di San Giovanni, di San Brizio vescovo, di Santa Maria Maddalena, di San Martino e di San Rocco ai Campi.
Nella parrocchiale erano fondate le confraternite del Santissimo Sacramento, della Beata Vergine del Suffragio, di Sant'Antonio abbate, nella chiesa di San Giuseppe quella della Discipina, nella chiesa di San Rocco quella di San Rocco, nella chiesa di San Francesco dei padri conventuali quelle del Rosario e dell'Immacolata Concezione, nella chiesa dell'Inviolata quella dei Cinturati di Sant'Agostino e nella chiesa di San Giuseppe quella della Beata Vergine del Carmelo. Questo elenco dà un'idea precisa della devozione dei fedeli di Riva e della capillarità della presenza di sacerdoti nel territorio nella seconda metà del Seicento.
Durante la visita del 1750 era arciprete don Giovanni Alessio Zambotti investito con bolla pontificia nel 1730. Le entrate della pieve in quel periodo consistevano in quarte di decime, in censi, in livelli e in fondi e ammontavano a circa 1200 fiorini, contro una spesa complessiva di 600 fiorini (12). Lo Zambotti aveva la responsabilità della cura d'anime che amministrava con l'aiuto di un cappellano, confessava, portava il Viatico, visitava gli infermi, insegnava la dottrina cristiana.
Nel 1848 l'Ordinariato concede a Riva un secondo cooperatore da mantenersi con le rendite delle soppresse confraternite della Buona Morte e di Sant'Antonio.
Nel 1854 fu richiesta la facoltà di poter dare in perpetuo al parroco di Riva il titolo di 'arciprete'. Il podestà scrisse al vescovo di Trento portando come prova gli atti conservati nell'archivio comunale comprovanti che tale titolo spettava al sacerdote da molto tempo (dall'atto in pergamena del 4 dicembre 1189 con cui l'arciprete Romano concedeva un livello fino a quello del 21 novembre 1743 con il quale tale dignità veniva riconosciuta a Giovanni Alessio Zambotti dal vescovo di Trento) (13). Nel 1890 papa Leone XIII concesse all'arciprete pro tempore di Riva il diritto di portare gli orli della veste talare, il fiocchetto e il collare di colore violaceo.
La prima guerra mondiale lasciò dietro di sé rovina e distruzione, materiali e spirituali, e fu in questo clima che nel 1919 giunse a Riva don Enrico Paolazzi, che resse la parrocchia fino al 1948. L'opera di ricostruzione fu vasta, per cui egli si attivò principalmente nel campo dell'assistenza ai bisognosi e ai sofferenti; promosse inoltre il risveglio dell'associazionismo con l'Azione cattolica, lo scoutismo (nasce a Riva il primo gruppo scout della Diocesi) e l'oratorio.
Nel 1948 la Sacra Congregazione del Concilio conferì all'arciprete pro tempore di Riva il titolo onorifico di 'protonotario apostolico' che aveva precedentemente concesso a don Enrico Paolazzi ad personam; questo avvenne in seguito alla rinuncia da parte del Comune del diritto di dare il beneplacito sulla designazione dei sacerdoti usufruttuari di benefici esistenti nel Comune (un diritto che aveva solo valore storico poiché in pratica era diventata una pura formalità).
Riva è sede del decanato di Riva e Ledro.
Due chiese filiali della pieve di Riva si trovavano nel territorio della città: le chiese di San Alessandro e di San Giuseppe, altre due erano invece nei paesi di Campi, la chiesa di San Rocco, e di Varone, la chiesa dell'Annunciazione. Queste cure divennero indipendenti con l'elevazione a parrocchie tra il 1952 e il 1961.
In applicazione della legge n. 222 del 20 maggio 1985 e in seguito ai DD.MM. del 21 marzo 1986 e 30 dicembre 1986 (pubblicato quest'ultimo sulla Gazzetta ufficiale il 24.01.1987), a decorrere dal 24 gennaio 1987 la Parrocchia di Santa Maria Assunta di Riva del Garda è stata dichiarata Persona Giuridica Privata (Tribunale di Trento, Registro Persone Giuridiche n. 458).
ELENCO ARCIPRETI DI RIVA (14)
1106 Grimoaldo
1186 Calonico
1189 Romano
1212 magister Caxoto
1220-1229 Rainardo
1236-1251 Calapino
1262-1273 Antonio
1279-1282 Giacomo
1283-1314 Marco
1314-1319 Aldebrando
1319 Enrico da Milano
1323-1327 Corrado
1331-1350 Bernardo Giovanni
1393 Antonio fu Giovannino da Biella
1418 Giovanni de Isnina
1434-1443 Giovanni Tanner
1443-1446 Angelo Negri da Venezia
1447 Alberto
1459-1463 Vigilio de Turchitis
1463-1499 Apollonio da Parma
1499 Antonio da Ledro
1521 Giacomo Caratoni da Boiacco - vice pievano -
1537 Antonio Piccoli
1564 Pietro Riccamboni - vice pievano -
1579-1580 Nicolò de Pretis
1580-1598 Giovanni Battista Peschera
1598-1617 Giovanni Battista Benamati
1618-1630 Donato Gierardi
1630-1657 Giovanni Battista Salvadori
1657-1686 Girolamo Balduini
1686-1713 Francesco Antonio Balduini
1713-1717 Cristoforo Sizzo
1717-1727 Carlo de Levri d'Hasfeld
1728-1730 vicari parrocchiali
1730-1788 Alessio Zambotti
1789-1808 Francesco Antonio Fiorio
1809-1833 Filippo Visintainer di Löwenberg
1833-1836 Gregorio Flammacini
1836-1869 Giuseppe Riolfatti
1870-1877 Giuseppe Ciolli
1877-1893 Tommaso Torresani
1893-1910 Giacinto Maffei
1910-1914 Marino Zambiasi
1915-1918 Giuseppe Pedrotti
1919-1948 Enrico Paolazzi
1949-1971 Giuseppe Bartoli
1971-1986 Vito Libera
1986-2000 Dario Pret
2000- Giovanni Binda
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