Chiesa di Sant’Antonio di Padova, Molina di Fiemme (Castello - Molina di Fiemme), 1851 - 1987 gennaio 24 ( 1851 - 1987 gennaio 24 )

Chiesa di Sant'Antonio di Padova, Molina di Fiemme (Castello - Molina di Fiemme), 1851 - 1987 gennaio 24

Chiesa di Sant'Antonio di Padova

ente

1851 - 1987 gennaio 24

La chiesa di Molina di Fiemme si trova in una zona particolarmente scoscesa; il luogo scelto per la costruzione non è dei più agevoli se si considera che gran parte dell'abitato si estende lungo il fondovalle, nel punto in cui l'Avisio riceve le acque del rio Predaia. Evidentemente questa ha rappresentato una scelta obbligata dal momento che la chiesa non venne realizzata solo per la comunità di Molina ma anche per quella del vicino paese di Predaia: infatti la chiesa si trova proprio a metà strada tra i due nuclei abitati.
La costuzione della chiesa venne stimolata dalle disposizioni testamentarie predisposte dal curato di Castello Giovanni Battista Monsorno morto il 9 agosto 1839. Egli infatti lasciò 400 fiorini alla cappella che si meditava di fabbricare a Predaia, aggravati da una messa perpetua, con la condizione che, se non venisse edificata, i fiorini andassero a beneficio del fondo poveri del comune di Castello. In questo modo Molina e Predaia, staccate ma troppo deboli per costruirsi una qualsiasi cappella, unirono le forze e costruirono un tempietto nel mezzo delle due frazioni "a comune utilità". Al lascito di don Monsorno si unirono altri capitali che formarono il primo nucleo di dotazione per la fabbrica della chiesa(1).
Il 29 ottobre 1846 il decano di Cavalese don Casimiro Bertagnolli su delegazione del vescovo di Trento benedì il luogo designato e la prima pietra dell'edificio. Gli abitanti del luogo oltre ai contributi in denaro prestarono una buona parte dell'opera trasportando e fornendo i materiali necessari. Nel 1851 la chiesa era compiuta. Così il 26 ottobre il decano di Cavalese la benedisse collocandovi l'altare portatile. Il 16 agosto dell'anno dopo, in occasione della visita pastorale, il vescovo di Trento Giovanni Nepomuceno de Tschiderer si recò a Molina e procedette alla solenne consacrazione della chiesa dedicandola a S. Antonio da Padova e riponendo nell'altare le reliquie dei Ss. martiri Sisinio, Martirio e Alessandro.
Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1946, il parroco don Celestino Vinante seguì i lavori di ristrutturazione dell'edificio(2). Nel 1957 si pensò di rifare il tetto, ormai in cattive condizioni, e il soffitto(3). Ora la chiesa si presenta con una copertura su due livelli (con l'abside più bassa) e assieme al campanile, che ha visto sostituire il "cipollone" di gusto barocco con l'attuale cuspide di stile moderno, dà l'impressione di un complesso sostanzialmente novecentesco anche grazie ai materiali usati (ad esempio il cemento). L'interno, composto da una spaziosa aula e da un profondo presbiterio, presenta un soffitto a cassettoni con gli scomparti al centro a formare una croce greca dipinti a tempera nel 1957 da Giovanni Battista Daprà.

Il santuario di Piazzol e la cappella di Cadino sono sottoposte alla chiesa di Molina.

SANTUARIO DELLA MADONNA DEI BOSCAIOLI IN PIAZZOL
Il santuario sorge all'imbocco della val Cadino sulla strada del passo Manghen ed è costituito da una grotta e da una cappella. La grotta, alta 9 metri, venne allestita su iniziativa del capo boscaiolo Quirino Prada (1868-1935) di Molina di Fiemme negli anni 1911-1913 per mettere i boscaioli sotto la protezione della Madonna di Lourdes. Venne benedetta assieme alle statue che contiene l'8 settembre 1913. La cappella del santuario, finanziata dalla Magnifica Comunità di Fiemme, fu costruita nel 1927(4).

CAPPELLA DEL CRISTO REDENTORE IN CADINO
La cappella sorge in val Cadino nella località detta "al Tabià" a cinque chilometri da Molina. Già da molto tempo si trovava in detta località un crocefisso per il quale era stato eretto un capitello. Nel 1900 il signor Bortolo Bortolotti di Predaia, proprietario del terreno su cui era costruito il capitello, pensò di fabbricare una cappella. La cappella, iniziata nel settembre 1900, venne terminata nel giugno dell'anno successivo.
Durante la prima guerra mondiale la cappella divenne un punto di riferimento per i soldati dislocati in val Cadino e accanto alla chiesetta nel 1915 fu allestito un piccolo cimitero militare dove furono sepolti 19 soldati caduti sul fronte del Lagorai e quattro prigionieri russi(5).

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ente della chiesa cattolica

Il curatore d'anime era il legittimo amministratore della sostanza della chiesa curata, come anche delle chiese annesse e di tutte le fondazioni istituite a favore delle stesse. Il patrimonio della chiesa era costituito dagli apparati, dagli utensili, dagli arredi sacri di cui essa è provvista per il culto divino, dagli altri beni mobili di sua proprietà, come pure dai fabbricati, fondi, capitali, introiti, diritti ad essa appartenenti, i cui proventi sono destinati a sopperire ai bisogni del culto divino e al mantenimento in buono stato dei fabbricati.
Il parroco svolgeva la sua attività di responsabile amministrativo affiancato dai fabbricieri (detti anche sindaci o massari), quali rappresentanti della comunità. L'istituzione e l'azione dei fabbricieri vennero disciplinate da un decreto napoleonico del 26 maggio 1807: venivano nominati per decreto ministeriale o prefettizio, erano generalmente tre per ciascuna chiesa e duravano in carica cinque anni.
Nella diocesi di Trento venne emanata nel 1865 una normativa relativa all'amministrazione delle chiese che disciplinava, tra l'altro, anche il rapporto del curatore d'anime coi fabbricieri. Il primo era considerato l'organo ecclesiastico dell'amminstrazione e a lui competeva la principale direzione; i fabbricieri gli erano affiancati "tanto allo scopo di prestargli assistenza, quanto nella loro qualità di rappresentanti della comunità ecclesiastica (...). Tanto il curator d'anime che i fabbricieri devono sempre aver cognizione di quanto concerne l'amministrazione"(6). I fabbricieri venivano di regola proposti al curatore d'anime; il loro ufficio durava due anni, salvo la possibilità di essere riconfermati. Dal 1874 (Legge 7 maggio 1874, Boll. Leggi dell'Impero n. 50) spettava al decano il diritto di nominare i fabbricieri proposti dalla comunità. Le fabbricerie erano perciò organi amministrativi dipendenti dall'autorità ecclesiastica, ai quali era demandata l'amministrazione dei beni temporali di una chiesa, con esclusione di qualsiasi ingerenza nelle questioni di culto.
Anche il Codice di diritto canonico del 1917 (cann. 1183-1184) contemplava espressamente la fabbriceria, escludendola però da molte ingerenze (elemosine di messe, ordine della chiesa e del cimitero, disposizione e custodia dei libri parrocchiali, ecc.). Lo stesso Codice conferiva alla chiesa personalità giuridica, con il diritto di acquistare, ritenere, amministrare liberamente ed indipendentemente da ogni potere civile beni temporali per il conseguimento dei propri fini (can. 1495). Dove mancava la fabbriceria, l'amministratore unico era il rettore della chiesa, sotto l'esclusivo controllo dell'Ordinario. Il parroco o rettore della chiesa, che faceva sempre parte di diritto della fabbriceria, per la natura stessa dell'ente ne era il presidente. Il Concordato del 1929 e il regio decreto del 26 settembre 1935 ridimensionarono ulteriormente la rilevanza delle fabbricerie.
L'ente chiesa parrocchiale è stato soppresso in seguito all'applicazione degli adempimenti in materia di revisione concordataria seguiti alla legge 20 maggio 1985 n. 222, e all'entrata in vigore del relativo regolamento di esecuzione (decreto 13 febbraio 1987, n.33), in particolare in seguito all'approvazione dei decreti con i quali è stata stabilita la sede e la denominazione dei nuovi enti parrocchia.

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(1) Cfr. "Archivio dell'Ufficio parrocchiale di Molina di Fiemme", "Registri di cronache e memorie", reg. 1.
(2) Ibidem, "Carteggio e atti ordinati", 5.1
(3) Ibidem, 5. 3.
(4) Ibidem, 3.2.
(5) Ibidem, 3.1.
(6) Cfr. "Norme per l'amministrazione del patrimonio delle chiese e dei benefici, nonché delle fondazioni ecclesiastiche della diocesi di Trento", 1865, Capitolo I, Sezione I, § 10

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La scheda è stata redatta dalla cooperativa Koinè nel 2006, in base al tracciato descrittivo del programma "Sesamo2000". La revisione effettuata nel 2010 ha comportato le modifiche necessarie a garantire un livello minimo di coerenza rispetto alle regole di descrizione contenute nel manuale "Sistema informativo degli archivi storici del Trentino. Manuale per gli operatori", Trento, 2006.

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Denominazione Estremi cronologici
Comune di Castello-Molina di Fiemme
Denominazione Estremi cronologici
Chiesa di Sant'Antonio di Padova in Molina di Fiemme
Denominazione Estremi cronologici
Parrocchia di Sant'Antonio di Padova