Parrocchia di Santa Maria Assunta, Vigo di Ton (Ton), [1288] - ( [1288] - )

Parrocchia di Santa Maria Assunta, Vigo di Ton (Ton), [1288] -

Parrocchia di Santa Maria Assunta

Pieve di Santa Maria Assunta

Pieve di Vigo d'Anaunia

ente

98000348228

[1288] -

Non si hanno notizie certe e documentate sull'origine della parrocchia di Santa Maria Assunta di Vigo di Ton; poiché essa risulta molto antica si dice, per tradizione, eretta "ab immemorabili". Il primo curatore d'anime di cui si ha notizia è un certo Guglielmo, pievano dal 1288 al 1296 (1). I confini della pieve furono descritti nella relazione inviata dal parroco di Vigo al vescovo in preparazione alla visita pastorale del 1766: "La pieve di Vigo a mattina confina colli monti di Mezzo Tedesco e di Favogna; a mezzodì col torrente detto Nos, estendendosi sino a mettà delli Ponti, uno della Rocchetta, l'altro detto il ponte di San Cristoforo sotto la Rocchetta; verso sera parimente confina col detto torrente Nos; verso settentrione confina colla pieve di Torra, dividendosi ambe le pievi dall'acqua detta il Rinasseg" (2). Non si può parlare di Vigo di Ton senza nominare la famiglia Thun che dal medioevo esercitò un'autorità indiscussa nel territorio sia per l'amministrazione della giustizia nelle cause di primo grado, sia in rappresentanza del vescovo esercitando le funzioni di vicari o capitani (3); senza contare che alcuni membri della famiglia divennero vescovi o arcivescovi, quattro nella diocesi di Trento. La famiglia era molto presente anche nella vita spirituale del paese: fondò alcuni benefici e dei legati missari, inoltre si occupava della manutenzione della cappella di San Giorgio costruita nel castello.
Il parroco di Vigo aveva giurisdizione ecclesiastica sulla popolazione dei villaggi di Vigo, Masi e Toss: amministrava i sacramenti, aveva diritto di cura d'anime, possedeva il fonte battesimale, aveva la custodia dell'eucarestia e del cimitero. Anticamente la sua dotazione era garantita dalla comunità: il parroco aveva a disposizione dei fondi, alcune entrate da fondazioni, godeva delle decime sul territorio parrocchiale e infine poteva alloggiare nella canonica di proprietà del Comune di cui godeva l'usufrutto.
Con il passare del tempo si aggiunsero altri sacerdoti nel territorio parrocchiale che coadiuvavano il parroco negli uffici sacri o erano investiti di benefici fondati dalla comunità, dalla famiglia Thun o da benefattori locali. Nel 1710 il parroco Leonardo Panizza illustrò la situazione della sua cura d'anime annotando la presenza di altri sei sacerdoti "tutti religiosi di buon esempio e che applicano sufficientemente non solo allo studio ma altresì alla pietà" (4). Essi erano don Nicolò fu Antonio Pedron, beneficiato di San Vigilio che soggiornava a Toss, don Pietro Federici, beneficiato di San Giorgio a Castel Thun anche lui abitante a Toss, don Nicolò fu Francesco Pedron primissario di Toss e don Tommaso Giuliani che si recava ai Masi per celebrare la messa festiva. Presso il castello inoltre alloggiavano don Marco Zadra, istruttore dei figli dei conti Thun, e don Romedio Marcolla, economo del castello.
Il parroco era soddisfatto dei suoi parrocchiani che mostravano "non poco spirituale fervore" concretizzato anche nella partecipazione alla vita delle tre confraternite erette nella chiesa: quella del Santissimo Rosario, quella del Santissimo Sacramento e quella della Dottrina Cristiana (5). Interrogato sui suoi redditi don Panizza dichiarò che le sue entrate dipendevano dalla quarta di vino e grano ed erano legate alle condizioni del raccolto, inoltre godeva degli affitti di alcuni appezzamenti di terreno; per contro doveva versare 70 fiorini come pensione all'arciprete di Malé Stefano Aliprandini, suo predecessore, pagare diverse messe legatarie e dispensare una carità di pane e di "minestra cotta" (6).
Nel corso del Settecento vennero fondati a Vigo i benefici Marcolla ed Endrizzi che permisero la presenza, per un certo tempo, di altri sacerdoti in parrocchia. Nel 1766 infatti oltre al parroco, c'erano i primissari di Vigo, Masi, Toss, i beneficiati di Castel Thun, Marcolla ed Endrizzi e, a Toss, il beneficiato Pedron (7).
Con la secolarizzazione del principato vescovile di Trento, all'inizio dell'Ottocento, la parrocchia divenne di patronato cesareo: il governo presentava il sacerdote all'Ordinariato di Trento che lo investiva della parrocchia e del beneficio parrocchiale.
Caratteristica comune dei parroci destinati a Vigo, dall'Ottocento in poi, fu quella della lunga permanenza in parrocchia: quasi tutti rimasero curatori d'anime per circa trent'anni. Dall'Ottocento inoltre il beneficio Marcolla, amministrato dal Comune, venne utilizzato per il mantenimento del cappellano; il parroco aveva anche a disposizione un cooperatore che stipendiava egli stesso con il contributo di 220 fiorini comunali. Lo stesso Comune interveniva nella formazione della congrua del parroco. Per quanto riguarda le curazie sottoposte a Vigo, cioè Toss e Masi, ancora nel 1870 non avevano alcuna autonomia; dipendevano in tutto e per tutto dalla matrice "non avevano nessun diritto, solo la delega per battezzare" (8).
A poco a poco queste ultime cercarono di ottenere alcune concessioni, ma solo nel 1962 Toss divenne completamente autonoma con l'elevazione a parrocchia, mentre Masi non ottenne mai tale traguardo rimamendo semplice curazia.
Nel 1963, in occasione del festeggiamento del 25.mo anno di presenza nella parrocchia di don Francesco Arnoldo, la popolazione di Vigo fece richiesta alla Curia di Trento di elevare la chiesa ad arcipretura affinché il suo parroco potesse fregiarsi del titolo di arciprete. La richiesta fu accolta.
Con D.M. del 30 dicembre 1986, pubblicato sulla Gazzetta Ufficale del 24 gennaio 1987, la parrocchia di Santa Maria Assunta con sede a Vigo di Ton è stata dichiarata persona giuridica privata (Tribunale di Trento, Registro Persone Giuridiche n. 617).

ELENCO PARROCI DI VIGO DI TON
1288-1296 Guglielmo
1316-1336 Andrea
1382 Antonio
1383 Giovanni da Milano
1404 Antonio da Taio
1455 Guntero, cappellano della cattedrale
1466 Nicolò Boemo, cappellano della cattedrale
1473 Lodovico, vicario
1480 Osvaldo Pecher da Fels, diocesi di Bressanone
1485 Mattia Prew de Ror diocesi di Augusta
1486 Paolo Corradi da Borgo Valsugana
1489 Leonardo Vandoi
1489 Giovanni de Hausen della diocesi di Bressanone
1492-1497 Guglielmo Marcolla, vicepievano
1497 Marco da Cles
1537 Giovanni de Tisi
1540 Simone de Tono
1556-1564 Giovanni Giacomo Moggio
1564-1575 Francesco Moggio da Cles
1575-1615 Giovanni Battista Zini da Cavareno
1615-1616 Giorgio de Endrici da Rallo
1616-1644 Giovanni Battista Tisi da Giustino
1644-1659 Giorgio de Endrici da Rallo
1659-1694 Bartolomeo Campi
1694-1703 Stefano Aliprandini da Livo
1703-1712 Leonardo Panizza
1712-1754 Pietro Antonio Guardi da Almazzago
1755-1792 Cristoforo Cristani da Rallo
1792-1805 Leopoldo Mattia Eller da Tres
1805-1808 Urbano Eller, vicario parrocchiale
1808-1818 Giovanni Chilovi
1819-1822 Giovanni Giuliani
1822-1825 Giovanni Battista Tolameotti, vicario parrocchiale
1825-1829 Giuseppe Torresani
1829-1855 Domenico Gosetti da Bolentina
1858-1886 Antonio Zadra da Taio
1886-1899 Francesco Ferrari da Mezzolombardo
1899-1914 Giacinto Vedovelli
1914-1915 Domenico Stoffella
[1915-1916 Armenio Lochner, vicario parrocchiale
1916-1918 Celestino Brigà, vicario parrocchiale
1918-1919] Vanzetta, vicario parrocchiale
1919-1938 Domenico Stoffella
1938-1968 Francesco Arnoldo
1968-1989 Enrico Callovini (anche a Masi di Vigo)
1989- Giovanni Calovi (dal 1993 anche amministratore parrocchiale di Toss)

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ente della chiesa cattolica

Ente ecclesiastico civilmente riconosciuto

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Le chiese esistenti sul territorio con origini più antiche vengono denominate pievi ("pluif" in celtico, "plou" in bretone, "plêf" in ladino-friulano, "plaif" in engadinese, "ploâh" in ladino della Val di Non). L'origine del termine, lungi dall'essere stato studiato nella sua complessità, è però molto difficile da definire. L'esigenza di garantire al popolo cristiano e in special modo a coloro che vivevano lontano dalle sedi vescovili quell'insieme di servizi sacramentali e pastorali che va sotto il termine generico di "cura d'anime" rese presto necessario l'invio di ecclesiastici nella campagne per annunciare il Vangelo anche lontano dalle mura cittadine (9). In Occidente ciò accadde a partire dalla seconda metà del IV secolo. Buona parte della storiografia chiama "pievi" i centri di cura d'anime sorti nel territorio extraurbano fin dal IV-V secolo ma è solo a partire dall'VIII secolo che il termine "plebs" cominciò a significare non solo la comunità cristiana ma anche il territorio in cui tale comunità risiedeva e l'edificio sacro al quale essa faceva riferimento. A una stabile suddivisione territoriale delle diocesi in circoscrizioni minori si giunse con la legislazione carolingia all'inizio del IX secolo. Questa estese anche all'Italia centro-settentrionale le norme che rendevano obbligatorio il pagamento della decima e precisò che gli introiti provenienti da tale pagamento dovevano essere destinati solo alle chiese battesimali. "Nacque in questo modo il "sistema" pievano, nel quale la realtà vivente (l'insieme del clero e del "popolo di Dio"), la realtà di pietra (il complesso degli edifici) e la realtà giurisdizionale (l'ambito territoriale di esercizio della giurisdizione spirituale, dal quale l'ente otteneva anche il suo sostentamento) assumevano significativamente lo stesso nome: plebs, pieve" (10). Da questo momento si viene a creare una completa ripartizione del territorio diocesano in distretti ecclesiastici minori, che riproducevano strutture civili preesistenti o rispettavano determinati confini naturali. In seguito i mutamenti demografici spinsero alla formazione di nuove pievi, ma il "sistema pievano" non fu per questo scardinato mantenendosi stabile fino alla fine del XIII secolo. Non è possibile attestare, dall'esame dei documenti pervenuti, se nel territorio trentino prima del 1000 il termine pieve fosse utilizzato nell'accezione sopra descritta (cioè indicante la triplice realtà istituzionale, edilizia e territoriale), per questo è necessario rivolgersi a fonti del XII secolo. Se ci si limita a prendere in considerazione le 68 circoscrizioni pievane della diocesi di Trento esistenti alla fine del XIII secolo si scopre che ben 33 di esse sono attestate prima del 1200 e altre 25 compaiono nella prima metà del XIII secolo (11).

Il termine "parrocchia" (12) deriva dal greco e indica, dal punto di vista etimologico, una qualsiasi circoscrizione territoriale. Nei primi secoli della cristianità fino al basso medioevo il termine venne adottato per indicare le ripartizioni dei territori diocesani in circoscrizioni minori, fenomeno nato in conseguenza del moltiplicarsi nelle diocesi di nuove chiese sotto la spinta delle crescenti esigenze dei fedeli. La consacrazione definitiva del "sistema parrocchiale" si ebbe con il Concilio di Trento che, sulla base della precedente normativa pontificia e conciliare, dettò una nuova e completa disciplina della struttura della Chiesa. I legislatori del Concilio prescrissero che, per la più efficace tutela della cura delle anime affidate ai vescovi, il "populus fidelium" si dovesse distinguere in parrocchie proprie con confini determinati e che a ciascuna di esse venisse assegnato un sacerdote che vi risiedesse, soltanto dal quale i fedeli potevano ricevere i Sacramenti (Sess. XXIV, cap. 13). Si ordinò così che venissero erette parrocchie in tutti i luoghi in cui esse non esistevano e si stabilirono delle norme per assicurare ai parroci un reddito minimo. Il parroco si impegnava a risiedere nel luogo assegnatogli, ad approfondire la conoscenza della comunità dei fedeli attraverso la compilazione e l'accurata custodia dei libri parrocchiali e a partecipare alle adunanze vicariali. I principi enunciati dal Concilio di Trento e successivamente ribaditi nella normativa pontificia sono stati accolti e sintetizzati nel testo del Codice di diritto canonico del 1917. Il can. 216 §1 dispone che il territorio di ogni diocesi debba essere diviso in "distinctas partes territoriales", a ciascuna delle quali "sua peculiaris ecclesia cum populo determinato est assignanda suusque peculiaris rector, tamquam proprius eiusdem pastor, est praeficiendus pro necessaria animarum cura". L'istituzione parrocchiale dunque risulta costituita, oltre che dall'elemento territoriale, da altri tre elementi: un determinato "popolo", una peculiare "chiesa" e un "pastor". Il Codice di diritto canonico del 1983 ha riconosciuto la personalità giuridica della parrocchia espressamente concepita come "Communitas Christifidelium" (CIC 1983, can. 515 §3). Tale riforma è stata recepita sia nell'accordo tra Stato e Chiesa (legge 121/1985) sia nelle disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici (legge 222/1985); le diocesi e le parrocchie acquistano la personalità giuridica civile dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministero dell'interno che conferisce loro la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto".

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Chiesa

Diocesi di Trento
Decanato di Mezzolombardo

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(1) Cfr. CURZEL E., Le pievi trentine. Trasformazioni e continuità nell'organizzazione territoriale della cura d'anime dalle origine al XIII secolo (studio introduttivo e schede), Bologna 1999, p. 197.
(2) Cfr. ADT, Atti visitali, n. 65, c. 271.
(3) Cfr. GOBBI D., Vigo, Masi, Toss ai piedi di castel Thun, Comune di Ton, 1998.
(4) Cfr. ADT, Atti visitali, n. 33, c. 368.
(5) Ibidem, c. 368.
(6) Ibidem, c. 351.
(7) Ibidem, n. 65, c. 264 e segg.
(8) Ibidem, n. 93, c. 422 e segg.
(9) Cfr. CURZEL E., Le pievi trentine. Trasformazioni e continuità nell'organizzazione territoriale della cura d'anime dalle origine al XIII secolo (studio introduttivo e schede), Bologna 1999, p.5 e segg. Si rimanda alla ricca bibliografia contenuta nel volume.
(10) Ibidem p. 7.
(11) Ibidem, p. 29 e tabelle riprodotte.
(12) Le presenti notizie informative sono da ritenersi generali e non esaustive. Per un approfondimento e una bibliografia articolata si rimanda alla voce corrispondente dell'Enciclopedia del diritto, Giuffré, Varese, 1958-1995.

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La scheda è stata compilata secondo le regole di descrizione di "Sistema informativo degli archivi storici del Trentino. Manuale-guida per l'inserimento dei dati", Trento, 2006.

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ADT, Atti visitali
ADT, Parrocchie e curazie

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Decreto Ministeriale 30 dicembre 1986, Conferimento della qualifica di ente ecclesiastico civilmente riconosciuto all'Istituto per il sostentamento del clero nella diocesi di Trento ed alle quattrocentocinquantasei parrocchie costituite nella stessa diocesi. Perdita della personalità giuridica civile da parte di millecentonovantuno enti beneficiali e di quattrocentoquarantadue chiese parrocchiali, tutti della sopraddetta diocesi di Trento

Legge 20 maggio 1985, n. 222, "Disposizioni sugli enti ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi"

Codice di diritto canonico (1983)

Denominazione Estremi cronologici
Comune di Ton
Denominazione Estremi cronologici
Ufficio parrocchiale di Santa Maria Assunta in Vigo di Ton
Denominazione Estremi cronologici
Chiesa di Santa Maria Assunta
Primissaria curata di San Nicolò
Primissaria curata dei Santi Fabiano e Sebastiano