Curazia di San Floriano, Lavarone Chiesa, 1490 - 1667 luglio 10 ( 1490 - 1667 luglio 10 )

Curazia di San Floriano, Lavarone Chiesa, 1490 - 1667 luglio 10

Curazia di San Floriano

ente

1490 - 1667 luglio 10

Geograficamente non esiste una località di nome Lavarone: il comune raccoglie tante frazioni, tra cui Albertini, Azzolini, Bertoldi, Chiesa (sede parrocchiale), Cappella (sede parrocchiale), Gasperi, Gionghi (sede comunale), Lanzino, Masetti, Piccoli, Rocchetti, Stengheli e Slaghenaufi. Il comune di Lavarone si trova tra gli altopiani di Folgaria e di Luserna. Anticamente i fedeli di quegli altopiani erano sottoposti a tre giurisdizioni vescovili: quella trentina, padovana e feltrina. La parte inferiore della valle dell'Astico era soggetta al vescovo di Padova, l'altopiano di Lavarone apparteneva a quello di Feltre e Folgaria a quello di Trento.
Il toponimo Lavarone viene menzionato per la prima volta in un documento del 1184 ("in Lavaron") nel quale si descrivono i possedimenti del vescovo di Feltre nella zona soggetta alla giurisdizione di Caldonazzo (1).
La prima notizia di carattere ecclesiastico relativa alla zona si trova su un documento del 1276: Lavarone è nominato come sede di un ospizio benedettino in un "documento di infeudazione del covelo di Rio Malo nel quale si dice che questo covelo è situato fra l'ospitale di Lavarone e l'ospitale di Brancafora" (2). Non ci sono prove dell'esistenza di questo ospizio, che non viene più nominato nei documenti, al contrario di quello di Brancafora.
Invece, la prima testimonianza di un edificio sacro nel territorio risale al 1278, quando il vescovo di Feltre Adelgerio consegnò a frate Bonora la chiesa di San Floriano situata "nei boschi" con i suoi proventi, concedendogli la sua amministrazione (3).
Passano molti anni prima di avere altre notizie della chiesa di San Floriano. Sicuramente per molto tempo fu retta da un sacerdote dipendente dalla matrice di Calceranica.
Oggettivamente si presentavano diverse difficoltà per i fedeli di Lavarone per raggiungere la chiesa matrice di Calceranica: il paese distava quasi dieci chilometri, aveva strade impraticabili e il torrente Centa con le sue piene impediva talvolta il passaggio. Risultava così problematico portare i bambini a battezzare o raggiungere la chiesa matrice per ricevere i sacramenti. Inoltre "i Lavaroni mal comportavano trovarsi legati alla parrocchiale di Calceranica, e fino dai primi anni se ne valsero di tutti i mezzi per rendersi indipendenti, e da ciò i lunghi contrasti con quell'arciprete od i suoi dipendenti quando esercitavano i loro diritti" (4).
Nel 1490 il vescovo di Feltre Angelo Fasolo dichiarò il rettore di Lavarone indipendente da Calceranica con titolo di "parroco" col solo obbligo di riconoscere come matrice la chiesa di Calceranica consegnando ogni anno a Pasqua una lira e un agnello. I fedeli di Lavarone però non furono in grado di costituire una dotazione degna a mantenere un parroco e così "avvenne che Lavarone non potè avere un prete, che degnamente portasse questo titolo; quindi ebbero per del tempo un prete che aveva bensì l'indipendenza da Calceranica ma cui mancava il titolo di parroco" (5).
La situazione proseguì per molto tempo in questo modo; solo nella seconda metà del XVII secolo le cose si risolsero. Infatti, con atto redatto l'11 luglio 1667, il vescovo di Feltre Bartolomeo Giera elevò la cura di Lavarone a parrocchia (6). Nel documento si constatava l'antichità della chiesa di Lavarone e il fatto che dal 1490 il sacerdote incaricato di questa cura d'anime veniva investito come un parroco e amministrava i sacramenti in modo indipendente.
Alla comunità di Lavarone venne accordato il diritto di patronato e di presentazione del sacerdote.
L'elevazione comunque sanciva una realtà di fatto: la chiesa di Lavarone aveva da tempo il fonte battesimale e il cimitero, lo dimostrano i registri di anagrafe che cominciavano dal 22 agosto 1605 per i nati, dal 2 settembre 1624 per i matrimoni e dal 31 gennaio 1658 per i morti (7).
Alcuni giorni dopo l'elevazione a parrocchia, il 13 agosto 1667, il vescovo Giera staccò definitivamente Lavarone da Calceranica (8). Venne investito come parroco don Tommaso Valle che si trovava nella cura dal 1664.

ELENCO CURATI
1605-1610 Domenico Azzolini
1610-1612 Giacomo Pasqualini
1612-1621 Domenico Azzolini
1621-1622 Germano Anderloni
1622-1624 Iacopo Steffanini
1624-1636 Domenico Azzolini
1636-1642 Giorgio Merlini
1642-1657 Domenico Guglielmi
1658-1664 Cristoforo Piccinini
1664-1667 Tommaso Valle

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ente della chiesa cattolica

Con il termine "curazia" si vuole indicare un luogo o un territorio determinato, con chiesa propria, situata all'interno dei confini della parrocchia, sottratta parzialmente alla giurisdizione del parroco e affidata a un curato. La curazia poteva essere, in relazione alla parrocchia d'origine, completamente o parzialmente dipendente, o indipendente a seconda delle concessioni ottenute a mano a mano dall'autorità ecclesiastica e civile. Nei territori soggetti alla giurisdizione austriaca venivano riconosciute come indipendenti quelle sole stazioni di cura d'anime delle quali si poteva comprovare l'erezione a cura indipendente con il beneplacito dello Stato. I sacerdoti che ambivano all'assegnazione del beneficio curaziale dovevano sostenere gli esami di concorso indetti dall'Ordinariato. Il curato era tenuto a celebrare la messa "pro populo" ed era autorizzato a tenere, senza delegazione parrocchiale, i registri di battesimo, matrimonio e morte. Nel Tirolo tuttavia si ebbero curazie erette anche senza la presenza di tutti gli elementi descritti sopra. Tra le due guerre mondiali la maggior parte delle curazie presenti sul territorio tridentino ottennero l'elevazione a parrocchia e il sistema curaziale fu abolito completamente in seguito al Concordato del 1984.

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Chiesa

(1) Cfr. REICH D., Notizie e documenti di Lavarone e dintorni, Bologna, 1987 (ristampa anastatica), p. 64.
(2) Ibidem.
(3) Ibidem, p. 69. Il documento citato si trova nell'Archivio della Luogotenenza di Innsbruck, Schatzarchiv, Serie I, n. 6510.
(4) Cfr. Ufficio parrocchiale di San Floriano in Lavarone Chiesa, Carteggio e atti, fasc. 4.
(5) Cfr. REICH D., op. cit., p. 159.
(6) Cfr. Ufficio parrocchiale di San Floriano in Lavarone Chiesa, Carteggio e atti ordinati da don Giovanni Bertoldi, fasc. 2.
(7) Ibidem, Registri di cronache e memorie, reg. 2. Purtroppo questi registri sono andati perduti a causa della prima guerra mondiale.
(8) Ibidem, reg. 1.

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La scheda è stata compilata secondo le regole di descrizione di "Sistema informativo degli archivi storici del Trentino. Manuale-guida per l'inserimento dei dati", Trento, 2006.

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ADT, Atti visitali feltrensi

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Denominazione Estremi cronologici
Comune di Lavarone
Denominazione Estremi cronologici
Ufficio parrocchiale di San Floriano in Lavarone Chiesa
Denominazione Estremi cronologici
Parrocchia di Santa Maria Assunta
Parrocchia di San Floriano