Degasperi, Alfredo, Bregenz, 1891 - Como, 1974 febbraio 26 ( 1891 - 1974 febbraio 26 )

Degasperi, Alfredo, Bregenz, 1891 - Como, 1974 febbraio 26

Degasperi, Alfredo

persona

1891 - 1974 febbraio 26

Alfredo Degasperi nasce nel 1891 a Bregenz, in Austria, figlio di Massimiliano e di Giulia Keidel (1); il padre è direttore delle carceri tribunalizie di Rovereto, dove Alfredo compie gli studi elementari e medi e i cui fermenti politici e intellettuali grande influenza avranno sulla sua formazione politica e culturale. Gli studi universitari li compie invece a Innsbruck, Firenze e Vienna, dove nel 1913 si laurea in filosofia.
Già durante il periodo universitario emerge chiara la sua propensione per l’attività giornalistica, che si concretizza nell’incarico di redattore in due giornali.
I diversi ambienti in cui vive e studia, le stimolanti esperienze e i vivaci ambienti culturali che frequenta, definiscono sempre più gli interessi del giovane Degasperi, interessi che guardano in prevalenza alla difficile e contraddittoria realtà della sua terra d’origine, il Trentino.
Gli anni 1911 e 1912 vedono infatti la nascita a Rovereto, sotto la sua direzione, assieme a Tullio Garbari, del quindicinale La Voce trentina - Rassegna di idee per gli italiani in ustria,(2) che si propone come un tentativo di rinnovamento e si configura come una rubrica sugli irredentismi europei, avvalendosi della fattiva collaborazione di fiamminghi, polacchi, serbi. Tra i collaboratori compaiono Tullio Garbari e Scipio Slataper. L’esperienza ha vita breve e termina il 13 settembre 1912, per un totale di dodici numeri.
Nel 1913 Degasperi scrive La protesta di un ritardatario,(3) pubblicato dai quaderni de La Voce trentina, molte sono le recensioni, ma soprattutto le polemiche che appaiono sui quotidiani L’Alto Adige e Il Popolo di Cesare Battisti.
Il 16 novembre 1914 Tullio Garbari invia una lunga lettera a Degasperi, nel tentativo di chiarire con l’amico la breve ma significativa esperienza de La Voce: “Quel che è stato è stato (...) Ma quello che dobbiamo fare è di metterci davanti ai fatti, di essere all’avanguardia, di dominare la vita, e di trattarla da padroni. (...) Sentivi che a Firenze si cucinava qualcosa per l’avvenire e lo sentivo anch’io, (...) hai voluto la Voce trentina; anch’io ero tentato e non abbastanza formato per resistere, e poi io sentivo una nostalgia verso tante cose, più vasta, più indefinita. Perciò ho abbandonato la nostra opera; ho voluto rinchiudermi: star più solo contro più cose. Come era una cosa platonica il nostro irredentismo. Siamo stati, siamo ancora degli organizzatori o dei sentimentali, la cultura è perciò spiritualità unilaterale, o istinto, sentimento, non precisa volontà di liberazione. Siamo stati degli schiavi, dei passivi, dei montanari, la terra bisogna amarla, distruggerla, spaccarla, negarla, ricrearla. (...) è sulla nostra italiana diversità che bisogna insistere senza la quale non esiste libertà. I migliori son venuti via dal Trentino, c’è qualche centinaio che è riparato in Italia e sa organizzarsi, ma, per far questo, si mette sotto la protezione del governo italiano; accordi, va bene, in fondo c’è vicinanza, in fondo apparentemente, lo scopo è lo stesso; ma bisogna ricordarsi d’esser qualcosa di più che italiani: dimostrare la coscienza e la perfezione della nostra libertà.” Conclude: “La storia ci dirà se siamo un popolo di ritardatari, al margine della vita, o, se, come trentini, con quell’amore per la nostra vita, per la nostra italianità diversa da quella degli altri italiani, per il nostro bisogno di autonomia anche di fronte agli altri italiani oltre che agli stranieri, sapremo essere qualcosa”.(4)
Conseguita la laurea, nel 1913, Degasperi ottiene la nomina per l’insegnamento del tedesco e storia dell’arte al Real Liceo Ginnasio Vittorio Emanuele II di Palermo in merito alla quale in un suo curriculum vitae evidenzia: “Cito questo dato di carriera per sottolineare di non aver mai servito l’Austria”. (5)
Nel 1914 tiene un ciclo di conferenze al Circolo di cultura di Palermo sull’arte d’avanguardia. A metà dicembre Cesare Battisti, in giro di propaganda interventista a Palermo, è ospite a casa sua. Allo scoppio del primo conflitto mondiale Degasperi invia ripetute domande al Ministero della Guerra per arruolamento volontario. (6) In attesa della chiamata, Degasperi vive un periodo difficile e tormentato: lunghi mesi di disoccupazione, condizione particolarmente dolorosa, essendosi nel frattempo sposato, nel Natale del 1914, con la palermitana Anna Pumo, e grande preoccupazione per la sorte dei suoi genitori evacuati da Rovereto, in seguito alla sua richiesta di arruolamento nell’esercito italiano.
Il padre viene rinchiuso nel campo di concentramento di Katzenau, processato ed in seguito confinato con la madre in Austria Inferiore, a Pulkau. La famiglia Degasperi mantiene per quanto possibile i contatti epistolari, come testimoniano le numerose lettere e cartoline conservate nel fondo.(7) Agli inizi di settembre del 1915 ad Alfredo Degasperi viene infine concesso di arruolarsi come soldato semplice nel Battaglione di Complemento del 6° Fanteria (Brigata Aosta). Ma già in novembre si ammala di febbri reumatiche e viene dichiarato inabile alle fatiche di guerra e prosciolto dall’arruolamento.
Sempre nel 1915 scrive Noi, gli irredenti, “esaltazione mitica di tutte le patrie oppresse”. (8) Nel 1916 si trasferisce a Genova e insegna tedesco e materie letterarie al Regio Liceo Cristoforo Colombo. E’ corrispondente del Piccolo.
Nel 1918 Degasperi scrive il dramma Città buia,(9) primo libro pubblicato artigianalmente dalle edizioni Isola (dal nome della figlia).
Nel 1919 s’iscrive con Depero ai Fasci combattenti di Genova e a metà marzo, come lui stesso ricorda “fondo, scrivo, compongo, tiro e spedisco a Trento”(10) Italia Alpina - Organo della riscossa (11). Sempre nel 1919 tenta di dare soluzione alla crisi del Partito socialista tridentino, questione in merito alla quale interviene lo stesso Mussolini.
Nel luglio del 1919 Degasperi lascia Genova, dove ha stretto rapporti di amicizia con Lantini e Marinetti, per stabilirsi finalmente a Trento, dove vengono fondati i Fasci d’azione, emanazione dei Fasci di combattimento. Italia Alpina, sempre sotto la sua direzione, diventa organo dei Fasci d’azione, dei Fasci di combattimento e, dal settembre, della Legione trentina a Fiume. In questo periodo Degasperi viene nominato segretario della Federazione tridentina. Nell’ottobre dello stesso anno rappresenta i Fasci di combattimento del Trentino al primo Congresso nazionale dei Fasci a Firenze, nell’ambito del quale presenta una relazione sul fascismo di confine. In dicembre, come lo stesso Degasperi sostiene “l’esito delle elezioni parlamentari provoca lo sbandamento del primo fascismo tridentino e un riorientamento massonico-radicaloide”. (12)
L’amicizia con Depero e l’entusiasmo nei confronti di Marinetti lo portano ad elaborare, unendosi al suo spirito irredentista, un’ideologia di matrice futurista. Tiene conferenze e lezioni sul nuovo teatro, sulla pittura e scultura futurista (13) scrive un saggio di interpretazione musicale della Poesia dal titolo Mörike-Mozart. (14) E’ questo il periodo che lo vede assiduo frequentatore del retrobottega della farmacia Cobelli, dove si ritrova “l’eletta schiera” di Rovereto: Orsi, Depero, Belli.
Tra il 1921 e il 1922 abita a Trento; sono questi gli anni che vedono la nascita e lo sviluppo del grande progetto Uxama - Revue internationale des pays alpins, iniziativa editoriale di portata internazionale, intorno alla quale si focalizza l’attenzione dei circoli intellettuali e politici di tutte le nazioni del sistema alpino. Uxama, parola celtica che significa excelsior, organo quadrilingue, come ricorda lo stesso Degasperi, “di evidenza panoramica della vita, sotto tutti gli aspetti, nel sistema alpino che, nella sua sintesi fatta da italiani, doveva documentare e affermare il primato della massima potenza alpina: l’Italia”. (15)
All’iniziativa e, in seguito, all’organizzazione della rivista, aderiscono numerose personalità di varie nazioni; nonostante la grande pubblicità, la carta intestata già pronta e i manifesti affissi per le strade, la rivista non uscì mai, ufficialmente in seguito al tracollo economico del finanziatore. Grande è la delusione di Degasperi che continua a credere con fermezza nella originalità e nella grande attualità di quel progetto.
Tra il 1920 e il 1922, in seguito all’annessione del Trentino-Alto Adige all’Italia, si riaccende il dibattito politico, al quale Degasperi prende parte, rivendicando un atteggiamento più attento e consapevole nei confronti di una regione così particolare sotto il profilo storico, etnico e culturale. Nell’intento di riaffermare l’identità della propria cultura, si appassiona, insieme ad altri intellettuali trentini, allo studio della storia locale, della linguistica e della toponomastica. Sempre nel 1922, dopo un periodo di apparente neutralità di fronte al rinato fascismo tridentino comandato da Starace, Degasperi non vuole mancare, come lui stesso afferma “alle ore decisive che apparivano imminenti e rivolli una tessera che porta la data del 19 ottobre 1922”.(16) Prende parte alla Marcia su Roma, col corpo di protezione antitirolese al Brennero. (17) Il 30 dicembre 1923 riprende la pubblicazione di Italia Alpina. Il 2 febbraio 1923 Degasperi si iscrive alla milizia volontaria.
Tra il 1924 e il 1926, prima in veste di redattore capo, in seguito come direttore, Degasperi lavora a Il Brennero, quotidiano della Federazione fascista della Venezia tridentina e vi collabora fino al 1928. “Potrei citare lettere di Fascisti, Prefetti, Funzionari, Deputati che testimoniano che con i miei articoli ho scosso i cuori e interessato le menti”; così Degasperi ricorda l’impegno di quegli anni. (18) Negli stessi anni prende parte a numerose azioni squadriste in Val Giudicarie, Val di Cembra e Levico.
Nel 1926 viene nominato redattore politico dell’Alpenzeitung, quotidiano di regime di lingua tedesca. Nel 1928 pubblica il romanzo Il padrone di Dio, (19) che suscita l’ammirazione di Marinetti; nello stesso anno scrive Sos Romanzo aviatorio. (20)
In questi stessi anni Degasperi è impegnato nel progetto relativo alla C.A.F. (Casa alpina fiemmese), ovvero alla costruzione di villette alpine “per seminare di possesso italiano urbano le frontiere montane”. (21)
Nel 1930 viene trasferito ad Intra, in seguito ad un provvedimento disciplinare relativo ad alcune assenze ingiustificate da scuola, troppo assorbito dalla progettazione della C.A.F.; sempre nello stesso anno viene nuovamente trasferito, a Como. Tra il 1930 e il 1943 ricopre numerose cariche all’interno del Partito nazionale fascista, è fiduciario della G.I.L. e dell’Associazione fascisti provinciali. (22)
Tra il 1940 e il 1941 scrive il romanzo Alberto Quadrio avanguardista. (23) Nel 1943 collabora per la Provincia di Como, (24) lavora all’interno dei servizi politici ed episodicamente fa da interprete presso il Comando tedesco.
Al termine del secondo conflitto mondiale, la Corte d’Assise straordinaria, nel giugno del 1945, lo condanna a vent’anni di reclusione, destituzione dall’insegnamento e perdita della pensione. I capi d’imputazione sono: collaborazionismo con i nazisti, aver scritto articoli d’apologia fascista ed infine l’organizzazione di un sistema di spionaggio scolastico. (25) E’ detenuto nelle carceri di Como, Milano e Firenze ed infine nel penitenziario di Portolongone all’Isola d’Elba. Viene scarcerato nel giugno del 1946, in seguito all’amnistia voluta da Togliatti. In carcere scrive Come morii due volte. (26)
Interessanti, al fine di una più ampia ed approfondita lettura e comprensione del personaggio e del periodo storico in cui visse, i due Diari-agenda (1944 e 1945), redatti dallo stesso Degasperi e solo nelle fasi finali del processo (4-30 giugno 1945) dal genero Franco Stucchi.(27)
Nel 1946 rientra a Trento; nel 1957 Degasperi richiede una revisione del processo. (28)
Muore a Como il 26 febbraio 1974.

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Rovereto, Innsbruck, Vienna, Firenze, Palermo, Genova, Trento, Como

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Politica

Giornalista

Insegnante

(1) Museo storico in Trento, Archivio Alfredo Degasperi (d’ora in poi A.A.D.), b.1, fascc. 1 e 2
(2) A.A.D., b.12, La Voce trentina, 1911 e 1912
(3) A.A.D., b.5, fasc. 30
(4) A.A.D., b.4, fasc. 22
(5) A.A.D., b.1, fasc. 7
(6) A.A.D., b.1, fasc. 8
(7) A.A.D., b.1, fasc. 1
(8) A.A.D., b.5, fasc. 31
(9) A.A.D., b.5, fasc. 32
(10) A.A.D., b.1, fasc. 7
(11) Cfr. i fascicoli di Italia Alpina (marzo 1919-maggio 1923) presenti nell’archivio, in:
A.A.D., b.13
(12) A.A.D., b.1, fasc. 7
(13) A.A.D., b.4, fasc. 22
(14) A.A.D., b.5, fasc. 37
(15) A.A.D., b.1, fasc. 7 e bb.3-4, fascc. 19-24
(16) A.A.D., b.1, fasc. 7
(17) A.A.D., b.12: attestato della Marcia su Roma
(18) A.A.D., b.1, fasc. 7; b.4, fasc. 22
(19) A.A.D., b. 7, fasc. 39
(20) A.A.D., b.7, fasc. 40
(21) A.A.D., b.2, fasc. 12 e b.12: fotocopie e progetti relativi alla costruzione della “Casa
alpina fiemmese”
(22) A.A.D., b.2, fascc. 11, 13 e 14
(23) A.A.D., b.7, fasc. 41
(24) A.A.D., b. 4, fasc. 28
(25) A.A.D., b.3, fasc. 17
(26) A.A.D., b.7, fasc. 44
(27) A.A.D., b.3, fascc. 15-16
(28) A.A.D., b.3, fasc. 16

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Denominazione Estremi cronologici
Alfredo Degasperi