L'attuale comune di Sagron Mis si trova nella valle del Primiero, all'estremo margine del Trentino, ed è costituito da due piccoli paesi distinti, Sagron e Mis, situati in una conca tra il passo Cereda e l'Agordino.
Sagron è compatto e arroccato su un colle, alla confluenza dei torrenti Mis e Pezea, Mis è sparso in casolari tra le valli del rio delle Bastie e del torrente Mis, che poco sotto si uniscono, ed è diviso in Mis di Sotto, Mis di Mezzo, Mis di Sopra e altre località diversamente nominate (1).
Sagron è sede del comune e della parrocchia dedicata alla Madonna di Loreto.
Il culto della Madonna di Loreto è legato in origine all'onore per la dimora nella quale sarebbe nata la Vergine Maria ed è quindi strettamente legata anche alla festa della Natività di Maria che si celebra l'8 settembre; proprio per questo motivo spesso nei documenti d'archivio, riferendosi alla chiesa di Sagron, la si indica anche come chiesa della Natività di Maria Vergine (2).
Il Primiero dal punto di vista ecclesiastico dipendeva fino al 1785 dalla diocesi di Feltre; la prima chiesa del Primiero con diritto di amministrare i sacramenti fu quella di Fiera di Primiero, dedicata a Santa Maria Assunta, matrice delle diverse cappellanie e curazie esposte, che avrebbero ottenuto l'erezione a parrocchia in un periodo molto tardo, in ogni caso non prima dell'inizio del Novecento (3).
Inizialmente con la denominazione Sagron, si indicava un piccolo complesso di masi legati a Tonadico e Transacqua, che rappresentavano una delle quattro regole dette "columelli", rintracciabili a partire già dall'anno Mille, nei quali era divisa la comunità di Primiero; si trattava di organizzazioni rurali, identificabili con un insediamento al quale faceva capo un marzolo, che era il rappresentate della comunità deputato al governo (4). Si vennero quindi precisando i confini di due piccole comunità che assunsero il nome di Sagron e di Mis; quest'ultima deve il nome al vicino torrente, che già nel 1368 veniva definito "fluvius Misius", mentre Sagron sarebbe una contrazione del dialettale "su a gron", in cui "gron" avrebbe la base nel latino "acer, aceris", l'acero, o nell'aggettivo "acer, acris", con significato di aguzzo (5).
Il primo passo delle due comunità verso l'autonomia religiosa sarebbe stata la costruzione di una cappella. A seguito di supplica delle comunità di Sagron e Mis il vescovo di Feltre, Agostino Gradenigo (1610-1628), tramite il suo vicario generale Agostino Ambrosino, il 26 settembre 1625, concedeva agli uomini della villa di Sagron l'autorizzazione ad edificare una "chiesa o oratorio" in un luogo che sarebbe stato designato dal sacerdote Paternolo, pievano di Servo (frazione dell'attuale comune di Sovramonte, in provincia di Belluno) a ciò delegato. Sorse quindi una chiesetta intitolata alla Madonna di Loreto, nella zona di Sagron di Sotto, in località Marcoi.
Nulla rimane nell'archivio parrocchiale degli accordi che sarebbero stati stilati durante l'episcopato di Giovanni Paolo Savio (1628-1639) per regolamentare i servizi da garantirsi alla comunità dei fedeli di Sagron e di Mis da parte della pieve di Fiera e dell'impegno economico che questo avrebbe comportato per la comunità. Tali accordi, approvati il 2 ottobre 1635, sarebbero stati firmati a nome della comunità di Sagron da Simone Marcon e in essi si sarebbero definiti gli obblighi di presenza del pievano o del suo messo a Sagron per le confessioni pasquali, la sepoltura dei morti, le celebrazioni e le relative remunerazioni (6).
Nel 1723 si trovano notizie che confermano a Sagron la presenza di una piccola chiesa dedicata alla Natività di Maria Vergine, alla quale tuttavia non è assegnato stabilmente alcun religioso (7).
Due anni dopo l'arciprete di Fiera riferiva al vescovo di Feltre che la chiesa di Sagron, dedicata alla Natività della Beata Vergine, ha un altare portatile, ma vi si canta la messa solo nel giorno della Natività ed in alcune altre feste per legati e che risulta governata da un massaro eletto dai medesimi fedeli. Sempre secondo la relazione presentata al vescovo la chiesa avrebbe suppellettili competenti. Il pievano riferiva che la chiesa era in una posizione difficile da raggiungere, soprattutto durante l'inverno e i fedeli, nonostante ne avessero avuto la proibizione, portavano a battezzare i loro figli a Gosaldo, nella diocesi di Belluno, dove preferivano recarsi anche per la comunione pasquale (8).
Il 22 gennaio 1737 la cappella di Sagron e Mis otteneva l'elevazione a curazia e veniva affidata ad un curato che garantiva la sua presenza stabile e continua. Gli abitanti di Sagron e Mis avevano presentato una supplica al conte Giuseppe Welsperg signore di Primiero e all'arciprete di Primiero chiedendo, "per il maggior loro bene spirituale", di avere un proprio curatore d'anime e avevano ottenuto l'autorizzazione. Nel luglio dell'anno precedente molti degli abitanti avevano impegnato gli interessi dei propri capitali a garanzia della somma necessaria al mantenimento del curato; il 13 gennaio 1737 i regolani di Sagron e Mis avevano approvato il prezzo pattuito per il mantenimento del curato.
Il 22 gennaio, nella canonica della chiesa di Fiera, alla presenza di Sigismondo Waiz arciprete e vicario foraneo, Ferdinando Leporini, luogotenente, capitano e vicario generale della giurisdizione di Primiero e dei testimoni Giorgio Francesco Poppi e Martino Antonio Piazza, beneficiato, Pietro di Matteo Groff e Bortolo del fu Vittore Broch entrambi di Sagron, rappresentanti delle due comunità e agenti a nome delle medesime, e don Giovanni Antonio Zanona, già primissario di Canal San Bovo, stipulano il contratto tra la nuova curazia di Sagron Mis e il suo primo curato (9).
Don Zanona si impegna a servire in qualità di cappellano curato la vicinia di Sagron Mis, garantendo in ogni tempo e luogo l'amministrazione dei sacramenti, seguendo gli ammalati e venendo incontro ad ogni bisogno spirituale delle anime dei fedeli; si obbliga quindi a celebrare, a beneficio della vicinia, 5 messe all'anno "pro populo" nelle maggiori festività "ad libitum". A questa data la chiesa di Sagron ha già una serie di legati da soddisfare, che rientrano nel contratto e quindi, oltre alle 5 messe, il nuovo curato deve celebrare due messe i primi sabati del mese di maggio, giugno, luglio, agosto e settembre "ad libitum" per l'anima di diversi defunti tra i quali don Fontana, curato di Gosaldo. Per la celebrazione delle messe legatarie riceverà 45 troni e mezzo che verranno conteggiati nei 350 troni che sono pattuiti come stipendio annuo pagato dalla comunità.
Il curato ha diritto anche ad entrate straordinarie costituite dalle messe degli obiti, del settimo, del trigesimo, dalle messe di san Gregorio, dell'anniversario, per le quali vengono definiti i rispettivi importi.
Il curato di Sagron Mis dipende dall'arciprete di Fiera, a lui si deve sempre intendere subordinato, la sua elezione deve sempre avvenire con il consenso dell'arciprete e dal medesimo deve essere confermato; l'amministrazione della curazia non deve quindi in alcun modo ledere i diritti dell'arciprete, che ha la facoltà di intervenire in qualunque funzione. Il cappellano curato di Sagron deve concorrere alle funzioni della chiesa arcipretale di Fiera che si tengono il Sabato santo, il giorno del Corpus Domini, il giorno dell'Assunta (alla quale è dedicata la chiesa di Fiera) e la domenica del Santissimo Rosario. Nel giorno della Natività della Vergine, festa della chiesa di Sagron, l'arciprete ha il diritto di recarsi a Sagron ad officiare (o di inviare un suo rappresentante) e per questo servizio gli verrà versato il contributo di 10 troni. I curati di Sagron Mis sono inoltre obbligati a rivolgersi all'arciprete di Primiero per avere gli oli santi e l'acqua per il fonte battesimale, ma soprattutto sono obbligati a pagare all'arciprete la primizia (10).
Le comunità di Sagron e Mis si impegnano a corrispondere al loro cappellano curato lo stipendio di 350 troni, 45 dei quali pagati con le entrate delle messe legatarie; 320 troni vengono pagati in denaro, l'importo restante in biada da versare in tre rate: una a Pasqua, una il giorno di san Bartolomeo (24 agosto) e l'ultima a Natale.
Nel medesimo contratto, lo stesso don Giovanni Antonio Zanona fonda un legato missario lasciando alla curazia un terreno arativo e prativo con stabili nel luogo detto "al Mis", la cui entrata è stimata in 100 troni; i curati di Sagron Mis, a partire da egli stesso, avranno l'onere di tre messe annue da celebrarsi una il giorno di san Giuseppe (19 marzo), una il giorno di sant'Antonio da Padova (13 giugno), una il giorno di san Giovanni evangelista (27 dicembre). Con documento stipulato il medesimo giorno, si provvede immediatamente alla locazione del terreno "al Mis".
Con nota del 23 febbraio 1737, Giuseppe conte di Welsperg approva quanto stipulato.
In visita a Primiero l'11 maggio 1737, il vescovo di Feltre Pietro Maria Trevisan Suarez (1724-1747), approva il memoriale presentato riguardo ai diritti e ai doveri del curato e concede alla comunità la facoltà di eleggere "al presente e nei tempi successivi", col consenso dell'arciprete, un curatore d'anime per Sagron e Mis (11).
Don Giovanni Antonio Zanona sarebbe rimasto curato a Sagron fino al 1752, anno della sua morte.
Dopo la breve permanenza di don Simone Ben da Fiera, che rimase solo due anni, la curazia venne affidata a don Domenico Pederiva da Servo, che la mantenne per 49 anni. Nel 1785, sotto la sua cura, il Primiero e Canal San Bovo vennero staccate dall'episcopato di Feltre e unite all'episcopato di Trento (12).
In generale la gestione della curazia segue le medesime convenzioni che si ritrovano per le curazie di Mezzano, Imer e altre zone del Primiero: la scelta del curato spetta alla comunità, nel caso di Sagron e Mis ad entrambe, che si obbligano anche al suo mantenimento; nel momento in cui un curato viene assunto stipula con le medesime un contratto che ne definisce oneri e diritti.
Per la curazia di Sagron e Mis si conserva un contratto redatto in epoca piuttosto tarda tra le comunità di Sagron, rappresentata dal proprio capocomune Giacomo Pongan, di Mis, rappresentata dal capocomune Pietro Broch, e il nuovo curato entrante don Pietro Rosson (13).
Il contratto viene stipulato il 17 settembre 1824 e riguarda in prevalenza le entrate alle quali ha diritto il curato e che corrispondono alla rendita del beneficio "a Platea" (sulla quale si avrà occasione di ritornare), agli affitti, che ammontano a 50 fiorini, derivanti dal beneficio Zanona (gravato dall'onere di celebrare tre messe), all'utilizzo dell'orto della canonica (per il quale si devono celebrare gratis due messe all'anno), alla somma annuale prevista dal comune e ad un certo quantitativo di legna. Il curato godrà inoltre dei diritti di stola, così come i predecessori, avrà diritto alle tre questue annue, quella del burro nel periodo di Pasqua, quella del latte a gennaio e il giorno di Sant'Antonio da Padova e una terza in biada e lino nel mese di ottobre. Il curato avrà diritto ad abitare in canonica, la cui manutenzione spetta al comune, e della quale avrà il pieno usufrutto, a parte per quanto riguarda due camere poste al pianterreno che sono riservate alla scuola elementare. Anche le elemosine delle messe, se non è già stabilito che debbano essere devolute ad altro fine, sono di diritto del curato. Dalla comunità di Sagron e di Mis avrà diritto ad avere la primizia; avrà tuttavia l'onere di pagarla a sua volta al parroco di Fiera, nel momento in cui questo venga a Sagron nel giorno del patrocinio della chiesa, secondo gli accordi vigenti tra le comunità e l'arciprete.
Dal canto suo il curato, oltre alle tre messe del legato Zanona e delle due messe per l'orto della canonica, dovrà celebrare la messa tanto nei giorni festivi che nei giorni feriali e non potrà assentarsi dalla cura d'anime per più di tre giorni senza trovare un sostituto, se tale assenza cade in un giorno festivo. Dovrà inoltre partecipare alle funzioni nella parrocchiale di Fiera nei giorni solenni del Corpus Domini e dell'Assunzione della beata vergine Maria. Dovrà ricevere da Fiera gli oli santi e l'acqua per il fonte battesimale, come già previsto nei primi accordi stipulati con la chiesa arcipretale. Quindi, escluso l'obbligo specifico di dover pagare il pranzo a 8 cantori nel periodo di carnevale, gli oneri del curato vengono riassunti nella necessità di adempiere "a tutti gli obblighi".
Nel passaggio da cappellania a curazia le comunità di Sagron e Mis avevano quindi mantenuto degli oneri nei confronti della chiesa parrocchiale di Fiera di Primiero, in particolare ogni anno erano tenuti a pagare all'arciprete di Fiera la primizia, ossia quella tassa che la parrocchiale aveva diritto a chiedere per il proprio mantenimento e che veniva calcolata sulla rendita dei terreni delle comunità da essa dipendenti.
Già nel 1792 l'arciprete e decano di Fiera don Cristoforo de Carneri rinunciava al diritto della primizia che gli era dovuta dagli abitanti di Sagron e Mis, dietro supplica delle comunità medesime, che chiedevano di essere sgravate da questo onere per poter meglio mantenere il proprio curato. Si trattava tuttavia di una rinuncia provvisoria, stipulata solo per il periodo del proprio mandato.
Nel 1824 il nuovo decano di Fiera, Giovanni Battista Braito, sempre a seguito di supplica delle comunità di Sagron e Mis, per agevolare queste comunità nel mantenimento del loro curato, le esonera in perpetuo dal pagamento della primizia annuale. Così come era già stato fatto dal predecessore don Cristoforo de Carneri, il decano pone delle condizioni per la rinuncia e in cambio chiede che l'8 settembre, giorno della Natività di Maria, nel patrocinio della chiesa di Sagron, il curato corrisponda all'arciprete che vi si reca per le celebrazioni, un tallero in olio, il pranzo e in più il pasto al cavallo, e che un secondo tallero venga corrisposto, nella medesima occasione, direttamente all'arciprete. Altri accordi e altri pagamenti venivano invece definiti per tutte quelle occasioni in cui il parroco avesse dovuto intervenire a Sagron per funzioni, obiti e celebrazioni in caso di sede vacante, di malattia o di impossibilità del curato a svolgere le sue attività (14).
A memoria dei diritti e dei doveri dei curati e delle entrate loro spettanti rimane un "Invitamenta rectorum ecclesiae Sagroni et Misii"; si tratta di un promemoria datato 20 febbraio 1845, compilato e firmato dai rappresentanti comunali di Sagron e Mis e dal fabbriciere della chiesa, nel quale si riassumono tutti i diritti, e in minima parte i doveri, dei curati di Sagron (15).
Nel mese di luglio il curato ha l'onere di benedire le malghe e gli animali nelle località circostanti a Sagron e Mis, seguito da uno dei fedeli che gli porta il "cestone"; il curato viene in questa occasione pagato con burro, formaggio e "poina", mentre egli stesso dona "un quarto di mossa viennese di acquavite al contribuente". Nell'appressarsi del giorno di santa Caterina (25 novembre) il curato ha diritto alla questua detta "cerca del curato", nella quale è accompagnato da un "facchino ecclesiastico" e dalla quale ricava soprattutto orzo, sorgo, frumento; una seconda cerca viene fatta tra il Sabato santo e l'ottava di Pasqua, in occasione della benedizione pasquale, in questa riceve burro, denaro, uova. In questa occasione il diritto di seguire il curato con la cesta spetta al sacrestano al quale ognuno dei fedeli visitati deve corrispondere due uova. Alla fine del tempo di Pasqua, verso Pentecoste, il curato ha diritto ad una seconda raccolta delle uova, nella quale però il sacrestano deve servire senza ricevere compenso. Al curato spettano poi due raccolte di latte, l'una fatta in occasione della festa di sant'Antonio Abate (17 gennaio) e una nel giorno di sant'Antonio da Padova (13 giugno); in questi due giorni ogni famiglia porta il latte direttamente alla canonica ottenendo una benedizione per il bestiame. Il giorno di sant'Antonio di gennaio, il curato deve anche celebrare una messa con una benedizione particolare per gli animali. Sempre a gennaio il curato ha diritto di ricevere la primizia e gli abitanti di Sagron e Mis in queste occasioni offrono quel poco che è avanzato dall'inverno: frumento, orzo, segale, sorgo, patate.
Al curato spettano inoltre i diritti di stola, dovuti in occasione di matrimoni, obiti, battesimi e ogni prestazione ha una sua specifico prezzo. La prima e terza domenica del mese ha inoltre diritto alla questua del "bacino" (dal nome del recipiente nel quale si deposita l'offerta), allargata anche ad altre occasioni festive che cadono durante l'anno; si tratta di una raccolta di elemosina fatta in chiesa per cui, in cambio di un'offerta, i fedeli possono baciare l'"osculatorio".
Un'ulteriore entrata per il curato di Sagron viene dal beneficio "a Platea", che viene pagata dall'amministratore del seminario di Trento, in ragione di 30 messe all'anno, dietro presentazione di regolare dichiarazione da parte del curato che le messe pattuite sono state celebrate. Tale beneficio venne assegnato al curato di Sagron nel 1805 ad integrazione della sua congrua, considerata insufficiente (16). Nel 1868, essendosi ridotto il valore del beneficio, il numero delle messe annue ad esso legate veniva ridotto da 30 a 18; nonostante il suo valore continuasse a diminuire e il numero delle messe rimanesse costante, i curati di Sagron avrebbero continuato a richiedere di poter beneficiare di questa entrata per integrare la congrua. Nel 1921 il parroco don Luigi Pellegrin, che si era informato sulla possibilità di ricevere la rendita consueta del beneficio "a Platea", avrebbe ricevuto notizia che tale beneficio era passato a far parte del canonicato teologale eretto nel 1919, del quale risultava investito tal monsignor Guido de Gentili. A partire da questa data i parroci di Sagron non ottennero più l'entrata del beneficio "a Platea" (17).
A partire dal 1857 al curato don Antonio Gasperotti venne concessa l'entrata della cappellania Rossi, una fondazione la cui dote era posta nel distretto di Civezzano e alla quale, dopo alcune riduzioni volute dall'Ordinariato stesso, era legata la recita di 2 messe settimanali, ossia 104 all'anno. Spettava al decano di Civezzano riscuotere il reddito della cappellania e devolverlo all'Ordinariato, che ne avrebbe assegnato i proventi ai curatori d'anime più scarsamente retribuiti della diocesi. Ne venne quindi beneficiato il curato di Sagron Mis che, in cambio di 104 messe annue, riceveva la rendita prevista di 123 fiorini e 20 carantani di Vienna e aveva inoltre il diritto di tenere per sé le elemosine raccolte nelle medesime messe. I curati di Sagron ne beneficiarono sicuramente fino al 1922, anno in cui la rendita si era talmente ridotta, che le messe da celebrare erano state diminuite a sole 52; da questo anno di questa rendita non si trovano più notizie in archivio (18).
Negli "Invitamenta" si fa un minimo accenno a quelli che sono gli oneri dei curati, i quali tuttavia vengono meglio stabiliti e precisati al momento della presa di possesso della curazia. Una delle feste da celebrarsi da parte del curato è quella della Purificazione (2 febbraio), in questa occasione i fedeli che partecipano devono avere una candela accesa, che possono acquistare in sacrestia ad un prezzo minore di quella che costa alla chiesa; la terza domenica del mese invece vi è la processione del Santissimo Sacramento con l'ostia consacrata esposta sull'altare.
Quanto alle funzioni ordinarie consistono nella messa cantata, l'omelia al Vangelo, il vespro, la catechesi dal pulpito, gli atti delle virtù teologali e le litanie alla beata Vergine.
ELENCO DEI CURATI
1737-1752 don Giovanni Antonio/Giananatonio Zanona da Fiera
1752-1754 don Simone Ben da Fiera
1754-1803 don Domenico Pederiva da Servo (Sovramonte, BL)
1803-1811 padre Pasquale Conedera
1811 don Giovanni Comai da Cavedine
1812-1819 don Giovanni Battista Nella da Carisolo
1819-1822 don Antonio Negri da Trento
1822-1824 padre Fortunato cappuccino
1824-1827 don Pietro Rosson da Rivamonte Agordino (BL)
1828 don Angelo Grandi da Mezzano (fino al 10 settembre)
1828- 1830 don Stefano Bianchini da Condino (dal 9 novembre)
1830-1834 don Ludovico Castelpietra da Strigno
1834-1837 don Domenico Froner da Trento
1837-1842 don Lorenzo Cosner da Mezzano
1843-1844 don Francesco Broch da Mis
1844-1845 don Agostino dalla Piazza da Aldeno
1846-1851 don Ludovico Toccoli da Pietramurata
1851-1856 don Lorenzo Cosner da Mezzano
1856-1861 don Antonio Gasperetti da Tuenno
1861-1865 don Tomaso Ceola da Trento
1865-1876 don Cirillo Broch Salvadori da Sagron
1876-1879 don Simone Leonardelli da Canzolino
1880-1887 don Domenico Battisti da Montesover
1887-1891 don Isidoro Giacomelli da Predazzo
1891-1895 don Donato Maturi da Pinzolo
1895-1900 don Giuseppe Leonardelli da Canzolino (Pergine Valsugana)
1900-1912 don Felice Cavada da Cavalese
1912-1915 don Luigi Marchesi da Rumo
1915-1917 don Luigi Gnech da Frassenè (Voltago Agordino, BL)
1918-1919 don Enrico Motter da Tenna
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