Curazia della Madonna di Loreto, Sagron Mis, 1737 gennaio 22 - 1919 aprile 14 ( 1737 gennaio 22 - 1919 aprile 14 )

Curazia della Madonna di Loreto, Sagron Mis, 1737 gennaio 22 - 1919 aprile 14

Curazia della Madonna di Loreto

ente

1737 gennaio 22 - 1919 aprile 14

L'attuale comune di Sagron Mis si trova nella valle del Primiero, all'estremo margine del Trentino, ed è costituito da due piccoli paesi distinti, Sagron e Mis, situati in una conca tra il passo Cereda e l'Agordino.
Sagron è compatto e arroccato su un colle, alla confluenza dei torrenti Mis e Pezea, Mis è sparso in casolari tra le valli del rio delle Bastie e del torrente Mis, che poco sotto si uniscono, ed è diviso in Mis di Sotto, Mis di Mezzo, Mis di Sopra e altre località diversamente nominate (1).
Sagron è sede del comune e della parrocchia dedicata alla Madonna di Loreto.
Il culto della Madonna di Loreto è legato in origine all'onore per la dimora nella quale sarebbe nata la Vergine Maria ed è quindi strettamente legata anche alla festa della Natività di Maria che si celebra l'8 settembre; proprio per questo motivo spesso nei documenti d'archivio, riferendosi alla chiesa di Sagron, la si indica anche come chiesa della Natività di Maria Vergine (2).
Il Primiero dal punto di vista ecclesiastico dipendeva fino al 1785 dalla diocesi di Feltre; la prima chiesa del Primiero con diritto di amministrare i sacramenti fu quella di Fiera di Primiero, dedicata a Santa Maria Assunta, matrice delle diverse cappellanie e curazie esposte, che avrebbero ottenuto l'erezione a parrocchia in un periodo molto tardo, in ogni caso non prima dell'inizio del Novecento (3).
Inizialmente con la denominazione Sagron, si indicava un piccolo complesso di masi legati a Tonadico e Transacqua, che rappresentavano una delle quattro regole dette "columelli", rintracciabili a partire già dall'anno Mille, nei quali era divisa la comunità di Primiero; si trattava di organizzazioni rurali, identificabili con un insediamento al quale faceva capo un marzolo, che era il rappresentate della comunità deputato al governo (4). Si vennero quindi precisando i confini di due piccole comunità che assunsero il nome di Sagron e di Mis; quest'ultima deve il nome al vicino torrente, che già nel 1368 veniva definito "fluvius Misius", mentre Sagron sarebbe una contrazione del dialettale "su a gron", in cui "gron" avrebbe la base nel latino "acer, aceris", l'acero, o nell'aggettivo "acer, acris", con significato di aguzzo (5).
Il primo passo delle due comunità verso l'autonomia religiosa sarebbe stata la costruzione di una cappella. A seguito di supplica delle comunità di Sagron e Mis il vescovo di Feltre, Agostino Gradenigo (1610-1628), tramite il suo vicario generale Agostino Ambrosino, il 26 settembre 1625, concedeva agli uomini della villa di Sagron l'autorizzazione ad edificare una "chiesa o oratorio" in un luogo che sarebbe stato designato dal sacerdote Paternolo, pievano di Servo (frazione dell'attuale comune di Sovramonte, in provincia di Belluno) a ciò delegato. Sorse quindi una chiesetta intitolata alla Madonna di Loreto, nella zona di Sagron di Sotto, in località Marcoi.
Nulla rimane nell'archivio parrocchiale degli accordi che sarebbero stati stilati durante l'episcopato di Giovanni Paolo Savio (1628-1639) per regolamentare i servizi da garantirsi alla comunità dei fedeli di Sagron e di Mis da parte della pieve di Fiera e dell'impegno economico che questo avrebbe comportato per la comunità. Tali accordi, approvati il 2 ottobre 1635, sarebbero stati firmati a nome della comunità di Sagron da Simone Marcon e in essi si sarebbero definiti gli obblighi di presenza del pievano o del suo messo a Sagron per le confessioni pasquali, la sepoltura dei morti, le celebrazioni e le relative remunerazioni (6).
Nel 1723 si trovano notizie che confermano a Sagron la presenza di una piccola chiesa dedicata alla Natività di Maria Vergine, alla quale tuttavia non è assegnato stabilmente alcun religioso (7).
Due anni dopo l'arciprete di Fiera riferiva al vescovo di Feltre che la chiesa di Sagron, dedicata alla Natività della Beata Vergine, ha un altare portatile, ma vi si canta la messa solo nel giorno della Natività ed in alcune altre feste per legati e che risulta governata da un massaro eletto dai medesimi fedeli. Sempre secondo la relazione presentata al vescovo la chiesa avrebbe suppellettili competenti. Il pievano riferiva che la chiesa era in una posizione difficile da raggiungere, soprattutto durante l'inverno e i fedeli, nonostante ne avessero avuto la proibizione, portavano a battezzare i loro figli a Gosaldo, nella diocesi di Belluno, dove preferivano recarsi anche per la comunione pasquale (8).
Il 22 gennaio 1737 la cappella di Sagron e Mis otteneva l'elevazione a curazia e veniva affidata ad un curato che garantiva la sua presenza stabile e continua. Gli abitanti di Sagron e Mis avevano presentato una supplica al conte Giuseppe Welsperg signore di Primiero e all'arciprete di Primiero chiedendo, "per il maggior loro bene spirituale", di avere un proprio curatore d'anime e avevano ottenuto l'autorizzazione. Nel luglio dell'anno precedente molti degli abitanti avevano impegnato gli interessi dei propri capitali a garanzia della somma necessaria al mantenimento del curato; il 13 gennaio 1737 i regolani di Sagron e Mis avevano approvato il prezzo pattuito per il mantenimento del curato.
Il 22 gennaio, nella canonica della chiesa di Fiera, alla presenza di Sigismondo Waiz arciprete e vicario foraneo, Ferdinando Leporini, luogotenente, capitano e vicario generale della giurisdizione di Primiero e dei testimoni Giorgio Francesco Poppi e Martino Antonio Piazza, beneficiato, Pietro di Matteo Groff e Bortolo del fu Vittore Broch entrambi di Sagron, rappresentanti delle due comunità e agenti a nome delle medesime, e don Giovanni Antonio Zanona, già primissario di Canal San Bovo, stipulano il contratto tra la nuova curazia di Sagron Mis e il suo primo curato (9).
Don Zanona si impegna a servire in qualità di cappellano curato la vicinia di Sagron Mis, garantendo in ogni tempo e luogo l'amministrazione dei sacramenti, seguendo gli ammalati e venendo incontro ad ogni bisogno spirituale delle anime dei fedeli; si obbliga quindi a celebrare, a beneficio della vicinia, 5 messe all'anno "pro populo" nelle maggiori festività "ad libitum". A questa data la chiesa di Sagron ha già una serie di legati da soddisfare, che rientrano nel contratto e quindi, oltre alle 5 messe, il nuovo curato deve celebrare due messe i primi sabati del mese di maggio, giugno, luglio, agosto e settembre "ad libitum" per l'anima di diversi defunti tra i quali don Fontana, curato di Gosaldo. Per la celebrazione delle messe legatarie riceverà 45 troni e mezzo che verranno conteggiati nei 350 troni che sono pattuiti come stipendio annuo pagato dalla comunità.
Il curato ha diritto anche ad entrate straordinarie costituite dalle messe degli obiti, del settimo, del trigesimo, dalle messe di san Gregorio, dell'anniversario, per le quali vengono definiti i rispettivi importi.
Il curato di Sagron Mis dipende dall'arciprete di Fiera, a lui si deve sempre intendere subordinato, la sua elezione deve sempre avvenire con il consenso dell'arciprete e dal medesimo deve essere confermato; l'amministrazione della curazia non deve quindi in alcun modo ledere i diritti dell'arciprete, che ha la facoltà di intervenire in qualunque funzione. Il cappellano curato di Sagron deve concorrere alle funzioni della chiesa arcipretale di Fiera che si tengono il Sabato santo, il giorno del Corpus Domini, il giorno dell'Assunta (alla quale è dedicata la chiesa di Fiera) e la domenica del Santissimo Rosario. Nel giorno della Natività della Vergine, festa della chiesa di Sagron, l'arciprete ha il diritto di recarsi a Sagron ad officiare (o di inviare un suo rappresentante) e per questo servizio gli verrà versato il contributo di 10 troni. I curati di Sagron Mis sono inoltre obbligati a rivolgersi all'arciprete di Primiero per avere gli oli santi e l'acqua per il fonte battesimale, ma soprattutto sono obbligati a pagare all'arciprete la primizia (10).
Le comunità di Sagron e Mis si impegnano a corrispondere al loro cappellano curato lo stipendio di 350 troni, 45 dei quali pagati con le entrate delle messe legatarie; 320 troni vengono pagati in denaro, l'importo restante in biada da versare in tre rate: una a Pasqua, una il giorno di san Bartolomeo (24 agosto) e l'ultima a Natale.
Nel medesimo contratto, lo stesso don Giovanni Antonio Zanona fonda un legato missario lasciando alla curazia un terreno arativo e prativo con stabili nel luogo detto "al Mis", la cui entrata è stimata in 100 troni; i curati di Sagron Mis, a partire da egli stesso, avranno l'onere di tre messe annue da celebrarsi una il giorno di san Giuseppe (19 marzo), una il giorno di sant'Antonio da Padova (13 giugno), una il giorno di san Giovanni evangelista (27 dicembre). Con documento stipulato il medesimo giorno, si provvede immediatamente alla locazione del terreno "al Mis".
Con nota del 23 febbraio 1737, Giuseppe conte di Welsperg approva quanto stipulato.
In visita a Primiero l'11 maggio 1737, il vescovo di Feltre Pietro Maria Trevisan Suarez (1724-1747), approva il memoriale presentato riguardo ai diritti e ai doveri del curato e concede alla comunità la facoltà di eleggere "al presente e nei tempi successivi", col consenso dell'arciprete, un curatore d'anime per Sagron e Mis (11).
Don Giovanni Antonio Zanona sarebbe rimasto curato a Sagron fino al 1752, anno della sua morte.
Dopo la breve permanenza di don Simone Ben da Fiera, che rimase solo due anni, la curazia venne affidata a don Domenico Pederiva da Servo, che la mantenne per 49 anni. Nel 1785, sotto la sua cura, il Primiero e Canal San Bovo vennero staccate dall'episcopato di Feltre e unite all'episcopato di Trento (12).
In generale la gestione della curazia segue le medesime convenzioni che si ritrovano per le curazie di Mezzano, Imer e altre zone del Primiero: la scelta del curato spetta alla comunità, nel caso di Sagron e Mis ad entrambe, che si obbligano anche al suo mantenimento; nel momento in cui un curato viene assunto stipula con le medesime un contratto che ne definisce oneri e diritti.
Per la curazia di Sagron e Mis si conserva un contratto redatto in epoca piuttosto tarda tra le comunità di Sagron, rappresentata dal proprio capocomune Giacomo Pongan, di Mis, rappresentata dal capocomune Pietro Broch, e il nuovo curato entrante don Pietro Rosson (13).
Il contratto viene stipulato il 17 settembre 1824 e riguarda in prevalenza le entrate alle quali ha diritto il curato e che corrispondono alla rendita del beneficio "a Platea" (sulla quale si avrà occasione di ritornare), agli affitti, che ammontano a 50 fiorini, derivanti dal beneficio Zanona (gravato dall'onere di celebrare tre messe), all'utilizzo dell'orto della canonica (per il quale si devono celebrare gratis due messe all'anno), alla somma annuale prevista dal comune e ad un certo quantitativo di legna. Il curato godrà inoltre dei diritti di stola, così come i predecessori, avrà diritto alle tre questue annue, quella del burro nel periodo di Pasqua, quella del latte a gennaio e il giorno di Sant'Antonio da Padova e una terza in biada e lino nel mese di ottobre. Il curato avrà diritto ad abitare in canonica, la cui manutenzione spetta al comune, e della quale avrà il pieno usufrutto, a parte per quanto riguarda due camere poste al pianterreno che sono riservate alla scuola elementare. Anche le elemosine delle messe, se non è già stabilito che debbano essere devolute ad altro fine, sono di diritto del curato. Dalla comunità di Sagron e di Mis avrà diritto ad avere la primizia; avrà tuttavia l'onere di pagarla a sua volta al parroco di Fiera, nel momento in cui questo venga a Sagron nel giorno del patrocinio della chiesa, secondo gli accordi vigenti tra le comunità e l'arciprete.
Dal canto suo il curato, oltre alle tre messe del legato Zanona e delle due messe per l'orto della canonica, dovrà celebrare la messa tanto nei giorni festivi che nei giorni feriali e non potrà assentarsi dalla cura d'anime per più di tre giorni senza trovare un sostituto, se tale assenza cade in un giorno festivo. Dovrà inoltre partecipare alle funzioni nella parrocchiale di Fiera nei giorni solenni del Corpus Domini e dell'Assunzione della beata vergine Maria. Dovrà ricevere da Fiera gli oli santi e l'acqua per il fonte battesimale, come già previsto nei primi accordi stipulati con la chiesa arcipretale. Quindi, escluso l'obbligo specifico di dover pagare il pranzo a 8 cantori nel periodo di carnevale, gli oneri del curato vengono riassunti nella necessità di adempiere "a tutti gli obblighi".
Nel passaggio da cappellania a curazia le comunità di Sagron e Mis avevano quindi mantenuto degli oneri nei confronti della chiesa parrocchiale di Fiera di Primiero, in particolare ogni anno erano tenuti a pagare all'arciprete di Fiera la primizia, ossia quella tassa che la parrocchiale aveva diritto a chiedere per il proprio mantenimento e che veniva calcolata sulla rendita dei terreni delle comunità da essa dipendenti.
Già nel 1792 l'arciprete e decano di Fiera don Cristoforo de Carneri rinunciava al diritto della primizia che gli era dovuta dagli abitanti di Sagron e Mis, dietro supplica delle comunità medesime, che chiedevano di essere sgravate da questo onere per poter meglio mantenere il proprio curato. Si trattava tuttavia di una rinuncia provvisoria, stipulata solo per il periodo del proprio mandato.
Nel 1824 il nuovo decano di Fiera, Giovanni Battista Braito, sempre a seguito di supplica delle comunità di Sagron e Mis, per agevolare queste comunità nel mantenimento del loro curato, le esonera in perpetuo dal pagamento della primizia annuale. Così come era già stato fatto dal predecessore don Cristoforo de Carneri, il decano pone delle condizioni per la rinuncia e in cambio chiede che l'8 settembre, giorno della Natività di Maria, nel patrocinio della chiesa di Sagron, il curato corrisponda all'arciprete che vi si reca per le celebrazioni, un tallero in olio, il pranzo e in più il pasto al cavallo, e che un secondo tallero venga corrisposto, nella medesima occasione, direttamente all'arciprete. Altri accordi e altri pagamenti venivano invece definiti per tutte quelle occasioni in cui il parroco avesse dovuto intervenire a Sagron per funzioni, obiti e celebrazioni in caso di sede vacante, di malattia o di impossibilità del curato a svolgere le sue attività (14).
A memoria dei diritti e dei doveri dei curati e delle entrate loro spettanti rimane un "Invitamenta rectorum ecclesiae Sagroni et Misii"; si tratta di un promemoria datato 20 febbraio 1845, compilato e firmato dai rappresentanti comunali di Sagron e Mis e dal fabbriciere della chiesa, nel quale si riassumono tutti i diritti, e in minima parte i doveri, dei curati di Sagron (15).
Nel mese di luglio il curato ha l'onere di benedire le malghe e gli animali nelle località circostanti a Sagron e Mis, seguito da uno dei fedeli che gli porta il "cestone"; il curato viene in questa occasione pagato con burro, formaggio e "poina", mentre egli stesso dona "un quarto di mossa viennese di acquavite al contribuente". Nell'appressarsi del giorno di santa Caterina (25 novembre) il curato ha diritto alla questua detta "cerca del curato", nella quale è accompagnato da un "facchino ecclesiastico" e dalla quale ricava soprattutto orzo, sorgo, frumento; una seconda cerca viene fatta tra il Sabato santo e l'ottava di Pasqua, in occasione della benedizione pasquale, in questa riceve burro, denaro, uova. In questa occasione il diritto di seguire il curato con la cesta spetta al sacrestano al quale ognuno dei fedeli visitati deve corrispondere due uova. Alla fine del tempo di Pasqua, verso Pentecoste, il curato ha diritto ad una seconda raccolta delle uova, nella quale però il sacrestano deve servire senza ricevere compenso. Al curato spettano poi due raccolte di latte, l'una fatta in occasione della festa di sant'Antonio Abate (17 gennaio) e una nel giorno di sant'Antonio da Padova (13 giugno); in questi due giorni ogni famiglia porta il latte direttamente alla canonica ottenendo una benedizione per il bestiame. Il giorno di sant'Antonio di gennaio, il curato deve anche celebrare una messa con una benedizione particolare per gli animali. Sempre a gennaio il curato ha diritto di ricevere la primizia e gli abitanti di Sagron e Mis in queste occasioni offrono quel poco che è avanzato dall'inverno: frumento, orzo, segale, sorgo, patate.
Al curato spettano inoltre i diritti di stola, dovuti in occasione di matrimoni, obiti, battesimi e ogni prestazione ha una sua specifico prezzo. La prima e terza domenica del mese ha inoltre diritto alla questua del "bacino" (dal nome del recipiente nel quale si deposita l'offerta), allargata anche ad altre occasioni festive che cadono durante l'anno; si tratta di una raccolta di elemosina fatta in chiesa per cui, in cambio di un'offerta, i fedeli possono baciare l'"osculatorio".
Un'ulteriore entrata per il curato di Sagron viene dal beneficio "a Platea", che viene pagata dall'amministratore del seminario di Trento, in ragione di 30 messe all'anno, dietro presentazione di regolare dichiarazione da parte del curato che le messe pattuite sono state celebrate. Tale beneficio venne assegnato al curato di Sagron nel 1805 ad integrazione della sua congrua, considerata insufficiente (16). Nel 1868, essendosi ridotto il valore del beneficio, il numero delle messe annue ad esso legate veniva ridotto da 30 a 18; nonostante il suo valore continuasse a diminuire e il numero delle messe rimanesse costante, i curati di Sagron avrebbero continuato a richiedere di poter beneficiare di questa entrata per integrare la congrua. Nel 1921 il parroco don Luigi Pellegrin, che si era informato sulla possibilità di ricevere la rendita consueta del beneficio "a Platea", avrebbe ricevuto notizia che tale beneficio era passato a far parte del canonicato teologale eretto nel 1919, del quale risultava investito tal monsignor Guido de Gentili. A partire da questa data i parroci di Sagron non ottennero più l'entrata del beneficio "a Platea" (17).
A partire dal 1857 al curato don Antonio Gasperotti venne concessa l'entrata della cappellania Rossi, una fondazione la cui dote era posta nel distretto di Civezzano e alla quale, dopo alcune riduzioni volute dall'Ordinariato stesso, era legata la recita di 2 messe settimanali, ossia 104 all'anno. Spettava al decano di Civezzano riscuotere il reddito della cappellania e devolverlo all'Ordinariato, che ne avrebbe assegnato i proventi ai curatori d'anime più scarsamente retribuiti della diocesi. Ne venne quindi beneficiato il curato di Sagron Mis che, in cambio di 104 messe annue, riceveva la rendita prevista di 123 fiorini e 20 carantani di Vienna e aveva inoltre il diritto di tenere per sé le elemosine raccolte nelle medesime messe. I curati di Sagron ne beneficiarono sicuramente fino al 1922, anno in cui la rendita si era talmente ridotta, che le messe da celebrare erano state diminuite a sole 52; da questo anno di questa rendita non si trovano più notizie in archivio (18).
Negli "Invitamenta" si fa un minimo accenno a quelli che sono gli oneri dei curati, i quali tuttavia vengono meglio stabiliti e precisati al momento della presa di possesso della curazia. Una delle feste da celebrarsi da parte del curato è quella della Purificazione (2 febbraio), in questa occasione i fedeli che partecipano devono avere una candela accesa, che possono acquistare in sacrestia ad un prezzo minore di quella che costa alla chiesa; la terza domenica del mese invece vi è la processione del Santissimo Sacramento con l'ostia consacrata esposta sull'altare.
Quanto alle funzioni ordinarie consistono nella messa cantata, l'omelia al Vangelo, il vespro, la catechesi dal pulpito, gli atti delle virtù teologali e le litanie alla beata Vergine.

ELENCO DEI CURATI

1737-1752 don Giovanni Antonio/Giananatonio Zanona da Fiera
1752-1754 don Simone Ben da Fiera
1754-1803 don Domenico Pederiva da Servo (Sovramonte, BL)
1803-1811 padre Pasquale Conedera
1811 don Giovanni Comai da Cavedine
1812-1819 don Giovanni Battista Nella da Carisolo
1819-1822 don Antonio Negri da Trento
1822-1824 padre Fortunato cappuccino
1824-1827 don Pietro Rosson da Rivamonte Agordino (BL)
1828 don Angelo Grandi da Mezzano (fino al 10 settembre)
1828- 1830 don Stefano Bianchini da Condino (dal 9 novembre)
1830-1834 don Ludovico Castelpietra da Strigno
1834-1837 don Domenico Froner da Trento
1837-1842 don Lorenzo Cosner da Mezzano
1843-1844 don Francesco Broch da Mis
1844-1845 don Agostino dalla Piazza da Aldeno
1846-1851 don Ludovico Toccoli da Pietramurata
1851-1856 don Lorenzo Cosner da Mezzano
1856-1861 don Antonio Gasperetti da Tuenno
1861-1865 don Tomaso Ceola da Trento
1865-1876 don Cirillo Broch Salvadori da Sagron
1876-1879 don Simone Leonardelli da Canzolino
1880-1887 don Domenico Battisti da Montesover
1887-1891 don Isidoro Giacomelli da Predazzo
1891-1895 don Donato Maturi da Pinzolo
1895-1900 don Giuseppe Leonardelli da Canzolino (Pergine Valsugana)
1900-1912 don Felice Cavada da Cavalese
1912-1915 don Luigi Marchesi da Rumo
1915-1917 don Luigi Gnech da Frassenè (Voltago Agordino, BL)
1918-1919 don Enrico Motter da Tenna

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ente della chiesa cattolica

Con il termine "curazia" si indica un territorio definito all'interno del più vasto contesto pievano o parrocchiale, che ha una propria chiesa o cappella, possiede propri beni o redditi, nel quale un sacerdote, che assume il titolo di curato, esercita la cura d'anime, sottraendo in parte i fedeli alla giurisdizione del parroco e della chiesa matrice.
Alle chiese filiali e alle cappelle sorte sul territorio della pieve o parrocchia, vennero inizialmente garantite alcune celebrazioni o la predicazione in determinati periodi dell'anno da parte di un cappellano esposto, inviato dal medesimo pievano o parroco. La necessità di un sostegno religioso stabile portò le cappelle esposte a richiedere dei propri curatori d'anime, che garantissero la presenza continua nella comunità; molte chiese ottennero quindi la possibilità di avere un curatore d'anime stabile, al quale vennero via via riconosciuti diversi diritti che potevano essere conferiti direttamente dal vescovo con il decreto di nomina, acquisiti per consuetudine o, in alcuni casi, stabiliti da accordi specifici concordati con il parroco medesimo.
I diritti delle curazie nei confronti della chiesa matrice non erano omogenei, il curato poteva essere autorizzato a celebrare una parte dei sacramenti oppure tutti o ottenerli in tempi diversi.
Il curato manteneva diversi obblighi nei confronti della chiesa parrocchiale: doveva prendere parte alle celebrazioni solenni e alle processioni, doveva pagare la primizia e contribuire in diversi modi al mantenimento del parroco; il parroco poi si riservava nei confronti della curazia il diritto a presenziare a diverse funzioni o a celebrare i sacramenti. Curati e parroci finivano quindi per ledere gli interessi gli uni degli altri, soprattutto sul piano economico, poiché alle celebrazioni, alle funzioni ordinarie e straordinarie, erano legate le entrate derivanti da offerte, elemosine e diritti di stola.
La giurisdizione austriaca si era preoccupata di controllare l'istituzione curaziale, tanto che nessuna curazia avrebbe potuto dirsi regolarmente costituita se non aveva ottenuto il beneplacito dell'autorità civile e se il curato non era in possesso dei requisiti, intellettuali e morali, richiesti dall'Ordinariato vescovile.
La curazia così istituita otteneva il diritto e il dovere di tenere i registri di battesimo, di matrimonio, di morte.
Quanto al mantenimento del curato, negli archivi delle parrocchie di Primiero vi sono diversi esempi di contratti che il curato stipulava con il comune garantendo alcuni servizi al comune stesso (messe, celebrazioni e processioni in occasione di feste) e ai fedeli ("missa pro populo") in cambio di beni di consumo (grano, legna e altro), alloggio e di uno stipendio in denaro.
Le curazie vennero nel tempo ad essere erette in parrocchia, spesso per richiesta specifica della comunità dei fedeli che presentavano una supplica al vescovo; nel periodo tra le due guerre la pratica si fece sempre più frequente e l'elevazione a parrocchia venne a interessare la quasi totalità delle curazie.

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Chiesa

La valle del Primiero si trova nella parte nord orientale del Trentino, solcata da nord a sud dal Torrente Cismon, confina verso est con la provincia di Belluno, a nord con la val di Fiemme raggiungibile attraverso il passo Rolle, a est con l'Agordino attraverso il passo Cereda, a ovest con il Tesino, attraverso il passo Brocon, mentre a sud l'accesso alla valle è garantito dalla gola dello Schener; il Primiero è quindi una zona di particolare interesse dal punto di vista geografico, poiché è un corridoio che permette il contatto tra il Tirolo a nord e il Veneto verso sud.
Inizialmente fu solo via di passaggio per raggiungere la Valsugana, battuta soprattutto quando venne collegata dai romani alla via Claudia Augusta attraverso la via Paolina. Dendrofori, boscaioli, cavatori di torba crearono tuttavia solo piccoli nuclei di insediamenti per lo più stagionali, mentre veri e propri stanziamenti si sarebbero avuti nel V secolo quando diversi gruppi provenienti dalle zone limitrofe si rifugiarono nella valle del Cismon per fuggire alle devastazioni dei popoli "barbari" che provenivano dalle Alpi (19).
Nel 570 Alboino, re dei Longobardi, accorpava la valle del Primiero a Feltre dando inizio ad una dipendenza politica che sarebbe continuata anche sotto la dominazione del successivo Impero romano-germanico. Le vicende che investirono il territorio di Feltre, della Valsugana, del Primiero fin verso l'anno Mille furono quelle che coinvolsero in generale le terre dell'Italia nord orientale.
La comunità di Primiero pur dipendendo dal vescovo di Feltre, riuscì tuttavia a mantenere una sua autonomia amministrativa. Verso l'anno Mille la comunità era divisa in quattro regole dette "columelli"; si trattava di organizzazioni rurali, identificabili con un insediamento che faceva capo ad un "marzollo"( così chiamato perché eletto il 1 marzo) che era il rappresentante della comunità deputato al governo. Le quattro regole nelle quali era diviso il territorio erano Imer unito a Canal San Bovo, Mezzano, Tonadico e Transacqua, che comprendeva anche Siror e Ormanico (20).
A partire dal X secolo il vescovo di Feltre divenne feudatario dell'Impero, beneficiato dall'imperatore Ottone I con il titolo comitale e diversi privilegi, ma il territorio di Feltre venne consegnato in maniera ufficiale e definitiva ai vescovi di Feltre nel 1027, nel medesimo anno in cui l'imperatore Corrado II il Salico (1024-1029) concedeva il comitato di Trento al vescovo Udalrico II (1022-1055). Il comitato di Trento veniva quindi a comprendere tutto il territorio attualmente entro i confini provinciali e diocesani, con l'aggiunta del territorio che oggi appartiene alla provincia di Bolzano, fino a Merano (esclusa) nella valle dell'Adige e a Chiusa (esclusa) nella valle dell'Isarco, ma la Valsugana e il Primiero rimasero, dal punto di vista religioso, legati alla diocesi di Feltre (21).
Il nome ufficiale di Primiero si troverà nei documenti imperiali soltanto a partire dal XII secolo nella forma "Primeya" (in un documento del 1140 e in uno del 1179) e "Primerium" (in un documento del 1184) (22).
Nel corso del XIV secolo le vicende che investirono il Principato vescovile di Trento e che videro antagonisti i rappresentanti delle grandi casate europee, che miravano ad ottenere i territori dei conti del Tirolo e ad assumerne i titoli, ebbero ripercussioni anche sui territori dipendenti dal vescovado di Feltre (23).
Nel 1337, appena eletto, il vescovo di Feltre, Gorcia de Lusa (1337-1349), mantenendo per sé solo la podestaria di Primiero governata prevalentemente tramite il suo vicario, consegnò la capitaneria di Primiero a Carlo di Lussemburgo e al fratello Giovanni, cosicché il Primiero divenne una giurisdizione feudale di dipendenza immediata dall'Impero (24).
Gli eventi successivi videro il passaggio del Primiero nell'orbita delle diverse fazioni politiche coinvolte nelle guerre per la conquista del nord-est della penisola e dei valichi annessi, finché nel 1373 il Primiero passò nelle mani di Alberto III e Leopoldo, duchi d'Austria, che nel 1401 investivano del feudo e della signoria giurisdizionale di Primiero il conte Giorgio Welsperg, presidente della camera aulica di Innsbruck. I Welsperg, consapevoli della ricchezza dei boschi e del sottosuolo di Primiero (ricco di argento, piombo, rame e cinabro), versavano in cambio all'Austria una ragguardevole somma di denaro (25).
Lo sfruttamento del legname e delle materie prime si tradussero in vantaggiosi commerci, soprattutto in occasione delle fiere. La più antica era quella di San Michele, che durava tre giorni e si teneva sulla piazza dell'antico mercato; gli arciduchi d'Austria concessero inoltre la possibilità di tenere annualmente verso la fine del mese di marzo 5 giorni di fiera, proprio in quell'insediamento che, verso la metà del XV secolo, avrebbe assunto il nome di "villa mercati Primeii" e successivamente di Fiera (26).
Il Primiero rimase quindi stabilmente nell'orbita della casa d'Austria fino alla prima guerra mondiale, per circa quattro secoli sotto la giurisdizione Welsperg, mentre dal punto di vista religioso rimase legato alla diocesi di Feltre fino alla fine del Settecento, condividendo le vicende politiche, belliche, sociali della casa d'Austria e del nord Italia.
La politica di modernizzazione e razionalizzazione del governo dell'Impero inaugurata da Maria Teresa d'Austria, volta all'accentramento del potere a scapito delle molteplici situazioni storico-politiche che caratterizzavano i territori e le comunità di montagna, e gli interventi successivi di Giuseppe II, modificarono i confini delle giurisdizioni di Trento e di Feltre (27).
La situazione di Primiero era infatti inaccettabile per la casa d'Austria poiché vi era un territorio soggetto all'Impero che, dal punto di vista ecclesiastico, dipendeva dal vescovo di uno stato estero.
Nel 1785, dopo qualche anno di trattative, la Congregazione Concistoriale emanava il 23 agosto il decreto di incorporazione al vescovado trentino dei paesi del Primiero e di Canal San Bovo. Il decreto veniva convalidato il 12 marzo 1786 dal governo austriaco che vi apponeva il "placet"; il vescovo di Feltre veniva risarcito della perdita delle terre, degli emolumenti e dei diritti feudali che aveva in Valsugana e Primiero con una somma in denaro.
Da questa data quindi il Primiero entrò a far parte della diocesi trentina e ne condivise la sorte; dal punto di vista amministrativo il Primiero venne aggregato al Circolo dei confini d'Italia costituito nel 1785 con sede a Rovereto (28).

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(1) GORFER A., Le valli del Trentino. Trentino orientale, Trento 1977, pp. 1030-1031.
(2) Le notizie principali riguardanti la prima organizzazione della cura d'anime di Sagron sono raccolte in un volume miscellaneo relativo allo stato del beneficio curaziale e della chiesa di Sagron e Mis conservato nell'archivio parrocchiale, in APSM, Chiesa della Madonna di Loreto in Sagron, Volume degli oneri e dei diritti spettanti alla chiesa curaziale di Sagron, "Miscellanea dello stato reale del benefizio curaziale di Sagron e Miss e della chiesa" (B 7.1). Diverse notizie sono tratte da una breve cronaca sull'origine della cura d'anime di Sagron redatta nel 1959 da don Stefano Fontana. In questa cronaca don Fontana non cita le fonti (sebbene abbia in alcuni casi chiaramente attinto dall'archivio parrocchiale), ma ha probabilmente visionato documenti dell'archivio parrocchiale di Fiera e dell'archivio vescovile di Feltre. Si veda FONTANA, S., Sagron e la prima cura d'anime, in "Voci di Primiero", 17 (1959), n. 2, p. 4; n. 3, p. 4.
(3) Sull'organizzazione del sistema pievano si rimanda in generale a E. CURZEL, Le pievi trentine, Bologna 1998; sul progressivo affrancamento delle diverse cappelle e chiese dalla pieve e parrocchia di Fiera si vedano i casi delle parrocchie di Imer, Mezzano, San Martino, Transacqua, Tonadico nelle schede soggetto compilate per i rispettivi inventari degli archivi parrocchiali.
(4) MONTEBELLO G.A., Notizie storiche topografiche e religiose della Valsugana e del Primiero, Rovereto, 1793, pp. 431; PISTOIA U. (a cura di), La valle del Primiero nel Medioevo. Gli statuti del 1367 e altri documenti inediti (Deputazione di storia patria per le Venezie), Venezia 1994.
(5) Atlante Trentino. Passato e presente dei 217 comuni del Trentino, a cura di Danilo Curti e Giuliano Tecilla, supplemento all'Adige del 9 maggio 2010, fasc. n. 6 Pr-Sa, p. 372.
(6) Si veda FONTANA S., Sagron e la prima cura d'anime, n. 2, p. 4.
(7) RACHINI, A. Memorie dell'ospitale e monastero delli Santi Marino e Giuliano di Castrozza, Biblioteca comunale di Trento, ms. 178.
(8) FONTANA S., Sagron e la prima cura d'anime, n. 2, p. 4.
(9) Il documento è una copia coeva dell'originale che era stato redatto dal notaio Gregorio Francesco Amando Piazza e si trova in APSM, Chiesa della Madonna di Loreto in Sagron, Volume degli oneri e dei diritti spettanti alla chiesa curaziale di Sagron, "Miscellanea dello stato reale del benefizio curaziale di Sagron e Miss e della chiesa" (B 7.1), documento n. 19.
(10) La primizia era una tassa sui terreni al pari della decima e di altre simili. Nella medesima "Miscellanea" la si dice istituita da Carlo Magno nel 798 per costruire nuove chiese nei territori che aveva conquistato; divenne una tassa che la comunità doveva al sacerdote per il suo mantenimento.
(11) FONTANA S., Sagron e la prima cura d'anime, n. 3, p. 4.
(12) Nel 1785 per decisione della Congregazione concistoriale il Primiero e Canal San Bovo venivano incorporate alla diocesi trentina. Questa decisione seguiva alle richieste di Giuseppe II, che non poteva accettare che un territorio politicamente legato all'Austria dipendesse spiritualmente da uno stato estero. Il decreto venne convalidato il 12 marzo 1786 dall'autorità civile e la diocesi di Feltre si vide menomata della maggior parte della sua giurisdizione, riducendosi ad un territorio che andava poco aldilà della zona di Feltre e di Belluno. Si rimanda per ulteriori indicazioni e per la bibliografia al paragrafo relativo al contesto storico generale.
(13) Documento n. 25 della "Miscellanea dello stato reale del benefizio curaziale di Sagron e Miss e della chiesa", in APSM, Chiesa della Madonna di Loreto in Sagron, Volume degli oneri e dei diritti spettanti alla chiesa curaziale di Sagron (B 7.1).
(14) L'accodo preliminare veniva stilato il 27 novembre 1823 e veniva approvato da parte dell'I.R. Capitanato del Circolo il 28 gennaio 1824; il documento ufficiale veniva stilato il 23 dicembre 1824. Si vedano i documenti nn. 14, 15, 24 e una aggiunta dopo il documento n. 20 della "Miscellanea dello stato reale del benefizio curaziale di Sagron e Miss e della chiesa", sopra citato.
(15) Si veda il documento n. 23 della "Miscellanea dello stato reale del benefizio curaziale di Sagron e Miss e della chiesa".
(16) Si veda il documento n. 13 del 17 giugno 1805 della "Miscellanea dello stato reale del benefizio curaziale di Sagron e Miss e della chiesa".
(17) Su questo beneficio si veda anche APSM, Chiesa della Madonna di Loreto in Sagron, Carteggio e atti, "Beneficio 'a Platea' perduto" (A 17.9).
(18) Per la cappellania Rossi si veda APSM, Chiesa della Madonna di Loreto in Sagron, Carteggio e atti, "Cappellania Rossi di Civezzano" (A 17.7).
(19) In generale sulla valle del Primiero: MONTEBELLO G.A., Notizie storiche; ZIEGER A. Primiero e la sua storia, Trento 1975; PISTOIA U., La valle del Primiero.
(20) MONTEBELLO G.A., Notizie storiche, pp. 431; PISTOIA U., La valle del Primiero, pp. 44-45.
(21) KÖGL J., La sovranità dei vescovi di Trento e Bressanone. Diritti derivanti al clero diocesano dalla sua soppressione, Trento 1964, pp. 3-7; NICOLAO F., Imèr: storia, arte e vita. Imèr 1978, pp. 9-14.
(22) ZIEGER A., Primiero e la sua storia, p. 17.
(23) La bibliografia in questo senso è piuttosto vasta si confrontino KÖGL J., La sovranità, p. 78, GHETTA F., Di Principi vescovi: da Trento nell'Europa, in Un segno d'Europa. Il simbolo del Trentino, a cura di ANDREATTA G., VIOLA M., NOVY R., GHETTA F., LANDO M., Trento 1989, pp. 85-101, in particolare pp. 86-87; NOVY R., Di imperatori, di re, di vescovi: da Praga per l'Europa, in Un segno d'Europa, pp. 41-60, in part. pp. 43-44.
(24) MONTEBELLO G.A., Notizie storiche, p. 56.
(25) In particolare ZIEGER A., Primiero e la sua storia, p. 42.
(26) PISTOIA U., La valle del Primiero, p. 86.
(27) Uno sguardo generale sulla situazione del Trentino in DI SIMONE M.R., Diritto e riforme nel Settecento Trentino e FARINA M., Istituzioni ecclesiastiche e vita religiosa dal 1650 al 1803, entrambi in Storia del Trentino. Volume IV. L'età Moderna, a cura di BELLABARBA M. e OLMI G., Bologna 2000, pp. 209-229, 505-551, in part. pp. 209-212 e pp. 536-548.
(28) CURZEL E., L'organizzazione ecclesiastica della Valsugana nel Medioevo, in ID., Chiese trentine. Ricerche storiche su territori, persone e istituzioni, pp. 89-125, in part. p. 96.

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Archivio parrocchiale di Sagron Mis
RACHINI, A. Memorie dell'ospitale e monastero delli Santi Marino e Giuliano di Castrozza, Biblioteca comunale di Trento, ms. 178

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Denominazione Estremi cronologici
Comune di Sagron Mis
Denominazione Estremi cronologici
Ufficio parrocchiale della Madonna di Loreto in Sagron
Denominazione Estremi cronologici
Parrocchia della Madonna di Loreto
Parrocchia di Santa Maria Assunta