(1) Vedi ad esempio G. B CHIOCCHETTI, Notizie storiche, p. 9; M.A. FEDERICO, Volano tra parrocchia e comunità, p. 1.
(2) Vedi Monumenta Ecclesiae Tridentinae, p. 40-41: "An. Domin. Nat. Mill. Cent. nonagesimoseptimo Indict. XIV, die Jovis primo intrante Mayo…Statuit eciam idem Dominus Episcopus, ut eidem Ecclesie et Hospitali servientes communitatem habeant in capulis et pasculis in tribus Plebibus circumjacentibus, sicut quilibet Convicinorum alicujus illarum Plebium, videlicet Plebis de Lagaro, Plebis de Avolano, et Plebis de Lizana", citato in G.G. TOVAZZI, Parochiale Tridentinum, p. 55: "Anonymus Archipresbyter de Avolano an. 1196. Nam Conradus de Beseno Episcopus Tridentinus anno 1197, die Maii concessit Ecclesiae ac Hospitali Sancti Hilarii de Stroparolo servientibus communitatem in capulis, et pasculis in tribus Plebibus circumiacentibus, videlicet Plebe de Lagaro, Plebe de Avolano, et Plebe Lizana, ex parte tamen Athesis tantum, in que est Hospitale."
(3) Per la trattazione delle vicende relative alla comunità dei Quattro Masi si rimanda all'introduzione al fondo 10.
(4) Vedi G. B CHIOCCHETTI, Notizie storiche, pp. 12-13: "Anticamente la parrocchia di Volano abbracciava un territorio assai vasto, simile a quello che oggi forma un decanato. Si estendeva oltre i suoi confini attuali, comprendeva la frazione dei Quattro Masi, che ora fa parte della parrocchia di Noriglio, e le parrocchie di Besenello e Folgaria in tutta la loro estensione storica anteriore ad ogni frazionamento." Cfr. anche E. CURZEL, Le pievi trentine. p 126 .
(5) La documentazione presente nell'APV risale al periodo successivo al XV secolo e si riferisce esclusivamente agli obblighi pendenti sulle comunità di Folgaria e Besenello nei confronti della parrocchia di Volano. Per tale motivo si tralascia in questo lavoro la ricostruzione delle fasi che condussero alla costituzione delle due parrocchie rimandando per la trattazione di questo argomento a M.A. FEDERICO, Volano tra parrocchia e comunità, ed alla bibliografia locale relativa alle due comunità: T. BOTTEA, Cronaca di Folgaria; D. REICH, Notizie storiche del comune e della parrocchia di Besenello.
(6) Cfr. C. VIOLANTE, L'organizzazione ecclesiastica per la cura d'anime nell'Italia settentrionale e centrale.
(7) Cfr. E. CURZEL, Le pievi trentine, pp. 95-98. Cfr. anche G.M. VARANINI, Comunità rurali e chiese in età moderna, p. 4; Per il caso specifico di Volano cfr. M.A. FEDERICO, Volano tra parrocchia e comunità, p. 246.
(8) Vedi G.M. VARANINI, Comunità rurali e chiese in età moderna, p. 4: "L'assetto di fondo si mantenne ancora a lungo, al punto che "dal 1300 fino al 1785…il Trentino non fu dotato che di otto sole nuove parrocchie, neppure due per ogni secolo, e dieci altre furono poi istituite dal 1785 al 1900 fino al boom numerico delle nuove parrocchie del ventesimo secolo".
(9) Cfr. E. CURZEL, Le pievi trentine, pp. 95-98. Cfr. anche G.M. VARANINI, Comunità rurali e chiese in età moderna, p.4.
(10) Volano non risulta comunque essere l'unica eccezione: nella stessa situazione si trovano infatti altre pievi. Vedi M.A. FEDERICO, Volano tra parrocchia e comunità, p. 1-2: "All'interno della diocesi tuttavia la situazione non era omogenea: nella zona adiacente all'Adige a nord di Trento e nel Trentino meridionale lo smembramento delle pievi era più marcato."
(11) La parrocchia di Folgaria viene esentata dalla partecipazione alla processione a partire dal 1722. Cfr. APV, A 14 1 7: "Liberatione fatta alla Comunità di Folgaria 1722". Cfr. anche S. LUZZI Confini materiali, confini immateriali, p. 376.
(12) Cfr. ADTN, Atti visitali 77, c. 178r, 1768. Cfr. anche M.A. FEDERICO, Volano tra parrocchia e comunità, p. 247.
(13) Vedi G.B. CHIOCCHETTI, Notizie storiche, p. 19.
(14) Nel 1807 (nov 15) Domenico Postinghel, sindaco della Chiesa parrocchiale di Besenello, arriva perfino a negare l'antica dipendenza dalla pieve di Volano: "…non essere vero, che le Ville di Besenello e Calliano anticamente formavano immediata porzione della Plebe della Parrocchia di Volano." Vedi in APV, A 14 1 6, sottofascicolo "Livello di Besenello", la lettera indirizzata dal sindaco della chiesa di Besenello all'Ufficio Circolare di Rovereto. Riguardo ad altre fasi dello scontro tra le due parrocchie cfr. S. LUZZI, Confini materiali, confini immateriali, pp. 377-379.
(15) Vedi APV, A 14 1 6, sottofasc. "Livello di Besenello": "che poi il dover la Chiesa di Besenello, ossia il suo Parroco a prender gli Ogli santi dalla chiesa di Volano sia segno anche questo di riccognoscenza di madre, se lo rileva dai seguenti versi che si trovano ora inscritti in vista in fondo del volto della Chiesa, ed anticamente si ritrovavano nel muro del coro a man sinistra." Questi versi vengono riportati anche in G.G. TOVAZZI, Parochiale Tridentinum, p. 54. Cfr. anche G.B. CHIOCCHETTI, Notizie storiche, p. 12 e S. LUZZI, Confini materiali, confini immateriali, p. 377.
(16) Cfr. G.B. CHIOCCHETTI, Notizie storiche, p. 21.
(17) Cfr. ad esempio in APV, Y 2 2: "In detto Consilio fu publichata la nomina delli massari della Chiesa Parochiale et Altari e la Chiesa filiale di San Rocho e Confraternite e delle Sante Anime del Purgatorio e il Venerabile Ospitale che servire devono per l'ano 1763".
(18) Vedi C. NUBOLA, Chiese delle comunità, p. 441: "La comunità poteva essere considerata una "entità" civile (comune, vicinia, università) e religiosa (parrocchia, curazia) e non era possibile o utile distinguere fedeli e vicini."
(19) Riguardo alle distribuzioni di viveri ai poveri ed ai pasti collettivi cfr. M.A. FEDERICO, Volano tra parrocchia e comunità, pp. 267-268 e S. LUZZI, Confini materiali, confini immateriali, pp. 381-384.
(20) Le distribuzioni di viveri venivano spesso finanziate con denaro proveniente da legati o lasciti testamentari.
(21) Le vicende relative alla partecipazione della comunità alla scelta di alcuni parroci vengono ricostruite in M.A. FEDERICO, Volano tra parrocchia e comunità, pp. 264-267 dove vengono citati tre documenti conservati in APV, Y 8 2 nei quali la comunità rivendicava il diritto di eleggere il proprio parroco.
(22) Vedi ADTN, Libro B 394, c. 1448, 1840 mag 5, (lettera dell'Ordinariato al Capitanato di Rovereto): "…che questa chiesa siccome di libera collazione, e non già di patronato vescovile, non ebbe mai patrono, e perciò il patrono non poteva in nessun tempo ne soggiacere a concorrenza per le spese di fabbriche, o d'altro, né andarne esente. Ma invece forse nell'archivio comunale, o parrocchiale ben si troverà, che ogni spesa per instaurazioni, fabbriche e per altri bisogni della parrocchia fu sostenuta coi mezzi propri della chiesa, e del Comune principalmente.…..In quest'appoggio perciò, e sulla pratica di oltre tre secoli, si dichiara che S. A. Illustrissima non essendo patrono, non intende di poter esser chiamato a concorrenza di sorta…ma bensì il Comune unicamente come ha sempre in addietro supplito, il quale sebben non abbia il diritto di nominare, e di presentare il parroco, si può però considerare come patrono provenendo senza dubbio da lui la fondazione della parrocchia."
(23) Vedi Constitutiones synodi Tridentinae diocesanae, pp. 38-39: "Cap. L. Ecclesiarum indemnitati providere cupientes, presenti Constitutione ordinamus; ut praeter Rectorem, sive Plebanum, tanquam principalem, quotannis duo laici bonae famae, et conversationis, et qui solvendo sit, vel tot, quot fuerint necessarii, et opportuni syndici, seu Jurati fabricae cujusque nostrae Dioecesis Ecclesiae constituantur. Qui quidam laici hujusmodi syndicatus, seu procurationis officia, citra eorum privata comoda, fideliter cum scitu et consensu Plebani, exerceant; rationem de singulis per eos collectis, levatis, distribuitis, et factis in praesentia ipsius Rectoris, sive Plebani, tamquam principalis procuratoris, et aliorum, juxta laudabilem cujusque loci consuetudinem, singulis annis, temporibus consuetis, una cum residuo reddendo…" citato in C. NUBOLA, Conoscere per governare, pp. 153-155.
(24) Rientra in questo progetto ad esempio il provvedimento di soppressione di tutte le confraternite rivolto a sostituire alle numerose realtà associative presenti nelle varie parrocchie un unico ente avente finalità assistenziali che prese il nome di Confraternita della Carità Cristiana. Vedi G. GRECO, La chiesa in Italia, p. 176: "…questo [l'associazionismo laicale] invece di disperdersi in una miriade di rivoli autonomi tanto nella loro organizzazione quanto nell'esperienza devozionale, avrebbe dovuto convogliare la devozione degli iscritti in direzione del culto eucaristico e si sarebbe dovuto dedicare esclusivamente alle opere di assistenza ai poveri e agli infermi, in aderenza ai principi di un modello ecclesiologico sostanzialmente parrocchista."
(25) Cfr. l'introduzione al soggetto produttore "Comunità di Volano".
(26) Vedi S. LUZZI, Confini materiali, confini immateriali, p. 395: "La popolazione ha già assistito a molti cambiamenti, quando Bonaparte arriva in Vallagarina. L'apparato di consuetudini e di pratiche che per secoli avevano costituito l'ossatura della società è già in parte demolito… la parrocchia acquista ora una funzione stabilizzatrice, non solo amministrando finalmente senza concorrenti culto e devozioni, ma prendendo il posto del comune anche nella gestione della vita associativa. Se fino a pochi anni prima era la regola il principale motore dei processi identitari collettivi, ora sembra esserlo il parroco".
(27) Vedi C. NUBOLA, Chiese delle comunità, p. 443.
(28) I registri dei vari enti vengono infatti compilati dal parroco.
(29) Cfr. ADTN, Atti Visitali 85, cc. 167r-v, 1827. Il parroco lamenta il fatto che i fabbricieri non gli consentono di consultare i registri relativi ai conti della chiesa parrocchiale e degli altari.
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