Curazia di San Lorenzo, Castellano, 1632 marzo 23 - 1919 marzo 27 ( 1632 marzo 23-1919 marzo 27 )

Curazia di San Lorenzo, Castellano, 1632 marzo 23 - 1919 marzo 27

Curazia di San Lorenzo

ente

1632 marzo 23-1919 marzo 27

Castellano, piccolo borgo in Val Lagarina, è il paese più alto fra quelli della Destra Adige, sulla dorsale est della catena Monte Stivo-Monte Bondone. Fece parte del Comun Comunale (1) fino al 1818; con regio decreto del 10 gennaio 1929, Castellano fu aggregato al Comune di Villa Lagarina di cui è frazione a tutt'oggi.
La storia di Castellano si interseca a quella dei feudi di Castellano e Castelnuovo, antica giurisdizione feudale del principato vescovile di Trento, governata dalle nobili famiglie dei Beseno, dei Castelnuovo, dei Castelbarco finchè nel 1456 i conti Giorgio e Pietro Lodron se ne impadronirono ricevendone l'investitura dal principe vescovo Giorgio Hack (2). I conti Lodron rimasero i signori del castello di Castellano e della sua giurisdizione fino al 1842, anno in cui vi rinunciarono. Il ramo dei Lodron di Castellano si era però estinto nel 1615, alla morte di Antonio Lodron, canonico a Passavia, pievano di Villa Lagarina, al quale il fratello Felice Lodron aveva lasciato in eredità nel 1584 il feudo di Castellano. Con la sua scomparsa, subentrarono alla guida del feudo di Castellano prima i Lodron del ramo di Castelnuovo (nella persona del cugino Nicolò), che si estinsero nel 1703, quindi i Lodron del ramo di Castel Lodron e infine i Lodron di Himmelberg. Il feudo di Castellano comprendeva i paesi di Castellano, Villa Lagarina, Pedersano, Cimone; la sede amministrativa fu inizialmente presso il castello di Castellano, poi fu trasferita a Villa Lagarina e in seguito a Nogaredo, nel palazzo Lodron (3).
I conti Lodron non esercitarono il loro influsso e il loro potere solo a livello temporale, amministrando, nei territori di cui erano investiti, la giustizia "meri et mixti imperii"; essi assunsero un ruolo sempre più rilevante anche rivestendo cariche in ambito ecclesiastico, attraverso la nomina a canonici, arcivescovi, pievani, o ottenendo privilegi come il diritto di patronato o l'esonero dall'obbligo di residenza. Anche le vicende storiche della chiesa di San Lorenzo di Castellano furono quindi influenzate da alcune figure della nobile famiglia Lodron.
Le prime notizie riguardanti la chiesa di Castellano si ricavano da una pergamena conservata in quest'archivio datata 25 aprile 1481 (4), nella quale vengono elencati i fondi di proprietà della chiesa di San Lorenzo, alla presenza dei rappresentanti della comunità di Castellano e degli stessi massari della chiesa. Alla fine del Quattrocento quindi la chiesa di Castellano vantava già un suo piccolo patrimonio che veniva amministrato dai massari. La chiesa di San Lorenzo compare citata anche nella pergamena del 1526 relativa alla stima di alcuni terreni lasciati in dono alla chiesa, secondo le disposizioni di Antonio Manica (5).
Il 26 aprile 1516 il principe vescovo Bernardo Cles concesse licenza alla comunità di Castellano, che ne aveva fatto richiesta, di poter mantenere, a proprie spese, un cappellano per la celebrazione della messa nella chiesa di San Lorenzo a Castellano, data la distanza esistente dalla chiesa pievana di Villa Lagarina (6).
Non forniscono purtroppo molte indicazioni gli atti della prima visita pastorale del 1537 durante la quale la cappella di Castellano, insieme a quella di Nomi e Pedersano, dipendenti dalla pieve di Villa Lagarina, non furono visitate in quanto, sulla base delle relazioni stilate, esse risultarono in ordine e provviste del necessario (7).
Risale al 15 maggio 1564 la concessione del fonte battesimale alla cappella di San Lorenzo di Castellano. Su richiesta e con il consenso del conte Antonio Lodron, canonico di Salisburgo e Passavia, parroco della chiesa di Villa Lagarina e signore del castello di Castellano (8), considerata la distanza tra Castellano e la chiesa matrice, il principe vescovo Cristoforo Madruzzo concesse l'erezione del battistero nella cappella di San Lorenzo, posta tra le mura del castello, e diede licenza che venissero amministrati il battesimo e gli altri sacramenti. Con la presenza di un sacerdote stabile, di lì a poco venne adottato anche un registro per documentare nati, matrimoni e morti di Castellano; in particolare le prime registrazioni dei nati e battezzati iniziarono nel 1568, quelle di matrimonio nel 1570 e quelle dei morti nel 1576 (9).
Dagli atti della visita pastorale del 1581 si apprende che la chiesa di San Lorenzo custodiva 3 altari: quello maggiore, consacrato a San Lorenzo, quelli laterali dedicati rispettivamente ai Santi Fabiano e Sebastiano e a San Floriano; viene documentata l'esistenza già da qualche tempo della confraternita del Santissimo Sacramento (10).
Momento fondamentale per la storia della chiesa di Castellano è rappresentato dall'atto rogato dal notaio Giordano Frapporti del 23 marzo 1632, con il quale il conte Paride Lodron (11), arciprete di Villa Lagarina (dal 1612, dopo la rinuncia in suo favore fatta da Antonio), arcivescovo di Salisburgo dal 1619, e signore delle giurisdizioni di Castellano e Castelnuovo dal 1647, fondò nella chiesa di San Lorenzo di Castellano un ricco beneficio curaziale, la cui dotazione consisteva in un capitale di 1600 talleri. L'assegnazione di tale rendita al beneficiato corrispose con il riconoscimento della chiesa di San Lorenzo in curazia.
Tale dotazione riservata al beneficiato sollevava inoltre sia la chiesa che la comunità di Castellano da ogni contribuzione per il suo salario; il diritto di nomina (e di rimozione) del beneficiato veniva riservato al conte Paride Lodron, o dopo la sua morte, a suo fratello Cristoforo, quindi ai suoi successori primogeniti della famiglia, insieme alla comunità di Castellano (12).
Nel 1683 la chiesa possedeva sempre 3 altari, di cui solo il maggiore però aveva conservato l'intitolazione, a San Lorenzo; l'altare a lato dell'Epistola era invece dedicato a San Carlo Borromeo e il terzo alla Beata Vergine del Rosario presso cui era eretta l'omonima confraternita (13).
Negli atti visitali del 1768 insieme alla chiesa curata di San Lorenzo, sempre dotata di 3 altari, compaiono citate altre cappelle presenti sul territorio della curazia di Castellano: la chiesa dei Santi Antonio e Rocco a Nasupel, la cappella di San Giuseppe nel castello di Castellano, l'oratorio di San Carlo a Daiano e la cappella di Santa Maria Assunta a Cei (14).
Il 1 settembre 1766 i rappresentanti della comunità di Castellano riuniti in pubblica regola, alla presenza dell'arciprete di Villa Lagarina, stabilirono di erigere una nuova chiesa. Il 20 ottobre 1766 Massimiliano Settimo Lodron, signore di Lodrone e Castel Romano, arciprete di Villa Lagarina, governatore della giurisdizione di Castellano e Castelnuovo, concesse loro la licenza richiesta per la costruzione di una nuova chiesa in località Port, in zona più accessibile e comoda da raggiungere per la popolazione rispetto a quella dove era stata eretta secoli prima, nei pressi del castello e del cimitero (15).
La nuova chiesa fu edificata tra il 1767 e il 1778 e venne realizzata utilizzando parte dei materiali dell'antica chiesa, la quale venne abbattuta fino al presbiterio e trasformata in cappella cimiteriale, che i rappresentanti della comunità di Castellano nel 1783 decisero di dedicare alla Madonna delle Grazie (16).
Terminati i lavori e dotata di altare maggiore, la nuova chiesa di Castellano, intitolata sempre a San Lorenzo, venne benedetta solennemente dall'arciprete Massimiliano Settimo Lodron il 10 agosto 1778, insieme al cimitero, trasferito attorno alla nuova chiesa (17).
Essa conobbe nel tempo molti altri interventi di restauro e ricostruzione, il primo dei quali nel 1784; il principe vescovo Pietro Vigilio Thun il 2 agosto 1784 concesse ai rappresentanti della comunità di Castellano che la nuova chiesa venisse benedetta delegando a ciò Massimiliano Settimo Lodron, canonico di Bressanone e parroco di Villa Lagarina (18).
La chiesa di San Lorenzo venne consacrata dal vescovo Giovanni Nepomuceno de Tschiderer il 1 ottobre 1839 (19). Essa ebbe l'onere della celebrazione annua di 74 messe legatarie; con rescritto del 25 agosto 1952, l'Ordinariato concesse una sanatoria e la riduzione a 12 messe annue, ulteriormente ridotte a 8 nel 1958 e poi a 5 nel 1974 soddisfatte fino al 1976 (20).
Il comune di Castellano e i conti Lodron rimasero i patroni della chiesa di San Lorenzo ed ebbero diritto di nomina del proprio curato fino al 1919, quando i capifamiglia decisero di rinunciarvi per trasferirlo in perpetuo all'Ordinariato, in occasione dell'elevazione della curazia di San Lorenzo a parrocchia.


ELENCO DEI CURATI:

1569-1572: presbitero Andrea
1573-1576: fra Camillo da Rimini
1576-1580: presbitero Basilio Guerini da Treviso
1581-1595: fra Silvestro Salvadori
1595-1599: Egidio Perugini
1600-1606: Pietro Galvagni
1607-1609: Galeazzo Faes
1610-1613: Pietro Marchetti
1614-1619: Egidio Perugini
1619-1625: Gabriele Delladdio
1625-1629: Mattia Benvenuti
1630-1645: Nicolò Compostella
1645-1658: Bartolomeo Galvagni
1659-1695: Domenico Pizzini
1695-1709: Domenico Curti
1710-1760: Giovanni Giuseppe Maior
1760-1793: Valentino Manica
1794-1810: Giovanni Battista Anderlotti
1811-1824: Giovanni Battista Ioppi
1825-1826: Francesco Gentili
1827-1828: Ambrogio Boschetti
1829-1841: Nicolò Smelzer
1842-1877: Domenico Zanolli
1878-1887: Giovanni Battista Tovazzi
1887-1923: Pietro Flaim

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ente della chiesa cattolica

Ente ecclesiastico civilmente riconosciuto

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Con il termine curazia si indica un ambito territoriale all'interno del più ampio contesto pievano o parrocchiale, che ha una propria cappella o chiesa, nel quale un sacerdote, o curato, esercita la cura d'anime, pur mantenendo un rapporto di dipendenza dalla pieve o chiesa matrice. Nate per rispondere alle esigenze dei fedeli, spesso dislocati in centri abitati troppo lontani dalla sede pievana, cappelle e curazie furono progressivamente fondate in prossimità di diversi insediamenti, specialmente laddove le pievi avevano dimensioni considerevoli, dando vita a vere e proprie realtà pastorali. Curazie o chiese filiali non potevano però detenere la pienezza dei diritti sacramentali e di "cura animarum", quali il fonte battesimale, il Santissimo Sacramento, il cimitero, e il sacerdote titolare del beneficio principale.
Da un inziale diritto da parte della chiesa filiale all'officiatura domenicale o alla celebrazione episodica delle messe, si giunse in una successiva fase all'ottenimento, a scapito dell'autorità pievana, di un numero maggiore di diritti, quali il diritto di sepoltura o di impartire le confessioni, fino alla concessione ad avere un proprio "presbyter" che agiva in maniera autonoma dal punto di vista dell'amministrazione sacramentale. In altri termini, con l'acquisizione di tali diritti, le chiese curate o filiali compirono passi importanti verso un processo di autonomia e separazione dalla chiesa matrice, che non poteva però dirsi completamente raggiunto, in quanto rimanevano soggette a una serie di obblighi e legami economici e pastorali rispetto alla sede pievana (21).
Tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento in Trentino molte curazie furono elevate a parrocchia, anche per motivi di natura politica, che riguardarono gli ampliamenti dei confini diocesani. La configurazione del territorio della diocesi, con le sue piccole comunità rurali e montane, aveva determinato un moltiplicarsi e frammentarsi di stazioni pastorali, di dimensioni e profili giuridici diversi, delle quali molte erano minori, come le curazie, che rimanevano subordinate da vincoli più o meno accentuati alla parrocchia principale. Al contrario, nel corso dell'Ottocento i vescovi trentini non furono molto propensi ad aumentare il numero di parrocchie, pena una "debolezza strutturale e un isolamento dei rispettivi pastori" e il rischio di un sempre crescente numero di sacerdoti da dover assicurare. Lo stesso governo austriaco disincentivò tali "promozioni" per ragioni di natura economica (22). Un'inversione di rotta si ebbe invece con l'episcopato di Celestino Endrici (1904-1940), durante il quale ci furono più di cento chiese elevate a parrocchia.
Tra le due guerre mondiali la maggior parte delle curazie presenti sul territorio tridentino ottenne l'elevazione a parrocchia. Il sistema curaziale fu abolito completamente in seguito al Concordato del 1984.

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Chiesa

Diocesi di Trento
Decanato di Villa Lagarina

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(1) Il Comun Comunale fu un ente ammnistrativo che operò sul territorio lagarino della Destra Adige, dai primi secoli dopo il 1000 e fino al 1818, quando il suo territorio fu diviso tra i paesi che lo componevano, quelli compresi tra Cimone (a nord) e Isera (a sud). Per approfondimenti si rimanda R. ADAMI, M. A. SPAGNOLLI (a cura di), Jus regulandi bona comunia: materiali per la storia del Comun Comunale lagarino, Trento: Provincia autonoma di Trento, 1991
(2) Il 9 aprile 1456 il principe vescovo Giorgio Hack investe Giorgio e Pietro Lodron dei castelli di Castellano e di Castelnuovo "cum omnibus iurisdictionibus, meri et mixti imperii, possessionibus, pratis, nemoribus ...". ADT, Codex Clesianum 6, c. 85
(3) Per approfondimenti si rimanda a A. CASETTI, Guida storico-archivistica del Trentino, Trento 1961, pp. 161-162, 498-503; V. CRESPI TRANQUILLINI, G. CRISTOFORETTI, A. PASSERINI, La nobile pieve di Villa Lagarina, Trento 1994; Sulle tracce dei Lodron: gli eventi, gli uomini, i segni, Trento, Provincia autonoma di Trento, 1999
(4) Si tratta di una copia autentica del 1523 dell'originale del 25 aprile 1481. Si veda APC, Pergamene, P 1
(5) APC, Pergamene P 2
(6) APC, Ufficio parrocchiale di San Lorenzo, Carteggio e atti, A 16.1
(7) G. CRISTOFORETTI, La visita pastorale del cardinale Bernardo Clesio (1537-1538) Bologna, 1996, pp. 192-193
(8) Antonio Lodron sembra avesse anche diritto di patronato sulla chiesa di Villa Lagarina. A quanto si può ricavare da una pergamena dell'archivio della parrocchia di Villa Lagarina, la famiglia Lodron aveva ottenuto tale diritto da papa Pio IV (1559-1565). Si veda: Villa Lagarina, AP, III, 4, 287 (si tratta della bolla del 14 febbraio 1581 con la quale papa Gregorio XIII concede ad Antonio Lodron l'esenzione dall'obbligo di residenza presso la pieve di Villa Lagarina, di cui era parroco). Solo con l'atto di investitura ad arciprete di Villa Lagarina di Sulpizio Bragliardi datato 19 novembre 1639 fu riconosciuto dal principato vescovile che il diritto di presentazione spettasse ai conti Lodron. ADT, Investiture 6, c. 163v. Sulla questione del diritto di patronato si veda anche V. CRESPI TRANQUILLINI, G. CRISTOFORETTI, A. PASSERINI, La nobile pieve di Villa Lagarina, Trento 1994, pp. 206-208. Su Antonio Lodron si veda anche Sulle tracce dei Lodron: gli eventi, gli uomini, i segni, Trento, Provincia autonoma di Trento 1999, pp. 115-118; V. CRESPI TRANQUILLINI, G. CRISTOFORETTI, A. PASSERINI, La nobile pieve di Villa Lagarina, Trento 1994, pp. 40-41
(9) APC, Ufficio parrocchiale di San Lorenzo, Registri dei nati, matrimoni e morti, A 1.1.
(10) ADT, Atti visitali 6, cc. 508-511
(11) Su Paride Lodron si veda anche Sulle tracce dei Lodron: gli eventi, gli uomini, i segni, Trento, Provincia autonoma di Trento 1999, pp. 135-141; R. ADAMI (a cura di), Paris familiaris : 170 lettere di Paride Lodron al padre e ai familiari, Rovereto, 2004
(12) APC, Beneficio parrocchiale di San Lorenzo, Registri degli instrumenti, D 1.1.
(13) ADT, Atti visitali 27, c. 77v
(14) ADT, Atti visitali 73, cc. 3-4
(15) APC, Chiesa di San Lorenzo, Carteggio e atti, B 6.4
(16) Ibidem
(17) Ibidem
(18) ADT, Libro C (1784), cc. 57v-58
(19) ADT, Atti visitali 88, c. 395
(20) APC, Ufficio parrocchiale di San Lorenzo, Registri dei legati, A 11.3
(21) Per approfondimenti di rimanda a C. NUBOLA, Conoscere per governare. La diocesi di Trento nella visita pastorale di Ludovico Madruzzo (1579-1581), Bologna, Il Mulino, 1993; E. CURZEL, Le pievi trentine. Trasformazioni e continuità nell'organizzazione territoriale della cura d'anime dalle origini al XIII secolo, Bologna, EDB, 1999; J. BOSCHI, Gli archivi parrocchiali trentini: produzione documentaria e sedimentazione archivistica (secoli XV-XX), [Trento]: Provincia autonoma di Trento. Soprintendenza per i beni librari archivistici e archeologici, Nuove arti grafiche, 2011
(22) Si veda il saggio di S. VARESCHI, Organizzazione pastorale, clero, comunità religiose, in Storia del Trentino. Volume V. L'età contemporanea 1803 - 1918, a cura di M. Garbari, A. Leonardi, Bologna 2003, pp. 319-333

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Archivio Diocesano Tridentino
Archivio parrocchiale di Castellano

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Denominazione Estremi cronologici
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