Fondatore dell'istituto fu il sacerdote Giovanni Dall'Armi il quale, fin dalla sua nomina ad arciprete di Arco, si interessò alla sorte dei tanti fanciulli della città orfani o per varie ragioni abbandonati dai genitori. Il 4 marzo 1846 acquistò a proprie spese da Bortolo Marcabruni una casa situata in contrada Stranfora alla quale aggiunse un altro edificio adiacente. Il suo intento era quello di fondare un istituto privato per accogliere ed educare cristianamente la gioventù abbandonata.
L'istituto era diretto dal sacerdote aiutato delle Suore di San Vincenzo: a lui spettavano l'accettazione dei ragazzi, la cura del loro collocamento e il buon andamento dell'istituzione. Per quanto riguarda l'amministrazione, don Dall'Armi stabilì di occuparsene in prima persona, finanziando l'ente con i suoi mezzi e con i lasciti provenienti dai benefattori che lo avrebbero sostenuto.
L'arciprete stese un primo regolamento che venne approvato dall'Ordinariato il 4 gennaio 1846; il 12 marzo 1848 giunse anche l'approvazione da parte del Capitanato circolare di Rovereto.
Qualche tempo dopo fu acquistato un terreno nelle vicinanze del santuario della Madonna in Laghel allo scopo di procurare ai ragazzi anche una dimora estiva. Successivamente si aggiunsero alcune donazioni di privati che aumentarono notevolmente il patrimonio dell'istituto.
In seguito all'aumento patrimoniale, con decreto della Luogotenenza di Innsbruck del 20 gennaio 1857, l'ente da privato divenne pubblico.
Nel 1861 la contessa Giulia Carlotti da Verona, vedova del conte Giambattista d'Arco e già benefattrice dell'istituto, legò alla Provvidenza l'antico e famoso giardino dei conti d'Arco completo di casa, torricella, serre e vasche per la raccolta dell'acqua. Alla fine del suo mandato l'arciprete aveva costituito un ente proprietario di cinque case in Stranfora, di stabili in Arco, Oltresarca, Romarzolo, Dro, Ceniga e persino nelle Giudicarie.
La Pretura di Arco, con decreto del 5 gennaio 1867 n. 2691 (1), mal interpretando la disposizione luogotenenziale del 1857, dispose affinché i comuni di Arco, Oltresarca e Romarzolo procedessero alla stesura di un documento di fondazione del pio istituto. Dal canto suo Dall'Armi, ormai anziano, riuscì ad ottenere che all'arciprete di Arco pro tempore venisse per sempre riservata la sorveglianza sull'educazione religiosa e morale dei ragazzi accolti.
In seguito alla morte dell'arciprete l'autorità politica locale tentò di togliere al nuovo parroco il controllo dell'istituto attribuendolo ai tre comuni di Arco, Oltresarca e Romarzolo. Solo nel 1873, dopo anni di controversie con i predetti comuni, l'arciprete Eliodoro Degara trovò giustizia presso il Ministero del Culto e dell'Istruzione e potè nuovamente riappropriarsi della sua amministrazione (2).
Il 12 luglio 1874 (3) venne ufficialmente firmato il documento di fondazione della Pia Casa della Provvidenza. Scopo dell'istituto era l'educazione e l'istruzione di fanciulli e di fanciulle "in modo che abbiano a servire di pratico avviamento alla vita rurale" onde "fare degli alunni buoni e bravi agricoltori e delle alunne buone e brave madri di famiglia". Erano accettati solo gli orfani e i poveri appartenenti ai comuni di Arco, Oltresarca e Romarzolo; i comuni, rappresentati ciascuno da due delegati, avevano assieme all'arciprete pro tempore il "diritto e l'obbligo della superiore direzione ed ispezione". Dovevano inoltre provvedere alla nomina di un direttore e di un amministratore, all'approvazione dei regolamenti e norme interne e alla liquidazione dei conti annuali.
All'inizio del XX secolo la situazione finanziaria dell'istituto andò peggiorando; vennero proposte varie soluzioni tra le quali quella di imporre, ad una parte dei posti riservati, il pagamento di una minima retta. Inoltre si pensò di vendere il palazzo sede dell'istituto. Le cose non migliorarono e i fanciulli vennero ospitati nell'edificio del pio Ricovero. Solo nel settembre del 1913, in seguito ad ordini superiori, il Municipio di Arco dispose il collocamento del pio istituto nel palazzo denominato "dei Panni". Nel 1926 erano ospitati presso l'Istituto della Provvidenza 12 orfani il cui mantenimento comportava una notevole spesa nonostante il contributo proveniente dal Comitato pro orfani di guerra. Presumibilmente intorno agli anni Trenta l'istituto fu dato in gestione ai Padri Salesiani, forse perché i costi di gestione erano divenuti troppo onerosi.
Nel 1981 l'Istituto della Provvidenza e la pia Casa di Ricovero si fusero in un unico ente denominato "Fondazione Comunità di Arco" il quale assunse le finalità istituzionali di entrambi gli istituti adattandole alle nuove esigenze di intervento sociale sul territorio.
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