Parrocchia di Santa Maria Assunta, Meano (Trento), [1226] - ( [1226] - )

Parrocchia di Santa Maria Assunta, Meano (Trento), [1226] -

Parrocchia di Santa Maria Assunta

Pieve di Santa Maria

Pieve di Santa Maria Assunta e di San Giovanni Battista

ente

010124

96011690227

[1226] -

Il territorio appartenente alla pieve di Meano si estendeva nella zona collinare situata a nord di Trento, a sinistra dell'ultimo tratto del torrente Avisio. La pieve ebbe inizialmente doppia titolazione: fino al XV secolo accanto a Santa Maria era presente anche la titolazione a San Giovanni Battista. Le sue origini sono molto antiche; alcuni documenti attestano che nella prima metà del secolo XIII era unita al Capitolo della Cattedrale di Trento. In un atto del 1226 relativo ad una lite insorta tra il Capitolo e un sacerdote, i testimoni dichiarano che la chiesa "de Meiano spectat ad dominos canonicos et capitulum tridentinum" (1). Il legame con il Capitolo viene confermato da un buon numero di 'instrumenta' notarili, in particolare risalenti al XIV secolo, relativi alla gestione dei beni della chiesa di Meano conservati presso l'archivio capitolare. Tra il XIV e il XV secolo, così come avveniva anche in altre parrocchie, il pievano titolare non risiedeva mai in loco ma veniva sostituito sempre da un "vicarius" o "rector". Al vicario spettava il compito di cura d'anime con l'amministrazione dei beni della chiesa.
Il passaggio dalla collazione (cioè il conferimento del beneficio ecclesiastico) capitolare a quella vescovile della pieve non è databile con precisione ma avvenne presumibilmente tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVI. Dopo questo periodo infatti nell'archivio capitolare non si ritrovano più documenti relativi a Meano mentre iniziano ad essere presenti nell'archivio vescovile. Il primo atto è un'investitura del 1524 con la quale il vescovo Bernardo Cles conferiva la pieve di Meano a Nicolò Madruzzo (2). A partire dalla seconda metà del XVI secolo la pieve venne affidata ad un sacerdote residente e titolare a tutti gli effetti, scelto dal vescovo.
La giurisdizione ecclesiastica della pieve di Meano comprendeva i paesi di Vigo Meano, Cortesano, Gazzadina, Gardolo di Mezzo, Masi Saracini, San Lazzaro e Camparta. In questi paesi il parroco, o un suo sostituto, si recava per celebrare alcune funzioni sacre, mentre gli abitanti di quei luoghi erano tenuti ad andare a Meano presso la chiesa parrocchiale per ricevere i sacramenti.
I vicini di Vigo Meano già agli inizi del XVII secolo avanzarono la richiesta di avere un sacerdote residente nel loro paese ma l'opposizione dei parroci di Meano prolungò di oltre un secolo la possibilità di vedere realizzato tale desiderio. Nel 1634 il parroco di Meano concesse a Vigo un sacerdote per la celebrazione di una messa feriale settimanale, dietro pagamento annuo di 80 ragnesi (3). Il 3 settembre 1715 i vicini di Vigo e Cortesano ottennero dal vescovo di Trento la possibilità di assumere un proprio curato con facoltà di confessare e tenere la dottrina cristiana, fermo restando l'obbligo di servire nella chiesa parrocchiale nelle principali solennità. Il 7 settembre 1718, in occasione della visita pastorale, il vescovo Giovanni Michele Spaur emanò un decreto con il quale venne eretta la cappellania di Vigo con facoltà di amministrare i sacramenti e di battezzare nei mesi invernali. Solo ottant'anni dopo il curato di Vigo ottenne il permesso di battezzare tutto l'anno. Seguì un lungo periodo di conflitto tra la parrocchia di Meano e la curazia di Vigo durante il quale riemersero antichi dissapori e malumori. Nel 1820 il parroco di Meano inviò a Vigo un proprio cappellano come provvisore con qualità di cappellano esposto. Solo nel 1850 cessò ogni dipendenza spirituale dal parroco di Meano. Tale indipendenza fu ulteriormente ribadita il 6 luglio 1907 quando il vescovo Celestino Endrici assegnò a Vigo il titolo di parrocchia con tutti i diritti e privilegi che le spettavano.
Gazzadina, con la sua chiesa dedicata inizialmente a San Martino e poi alla Beata Maria Vergine del Caravaggio, rimase unita alla parrocchia di Meano fino all'11 aprile 1960, quando ottenne l'elevazione a parrocchia (4).
Gardolo di Mezzo con i Masi Saracini sono ancora compresi nella giurisdizione della parrocchia di Meano. Nella prima località si trova una chiesetta dedicata a San Giuseppe, ai Masi invece la presenza di una piccola chiesa dedicata a San Leonardo è attestata agli inizi del XVIII secolo (5).
A Camparta c'è la chiesa di Santa Elisabetta, eretta nel 1890. Trattandosi di una località di Vigo Meano i fedeli di Camparta seguirono le vicende della curazia, poi parrocchia di Vigo.
A San Lazzaro la chiesa, posizionata in prossimità dell'Avisio, nel XIII secolo era incorporata ad un priorato con ospizio per lebbrosi detto anche di Santa Giuliana. Nella chiesa era fondato un beneficio a cui spettava l'onere di mantenere l'edificio e nominare un sindaco che rendesse conto della sua amministrazione (6). Dal 1919 passò alla giurisdizione della parrocchia di Lavis.
La parrocchia di Meano apparteneva, dal 1809 al 1901, al decanato di Civezzano, costituito il 4 agosto 1809, e successivamente venne incorporata al decanato di Lavis. Dal 10 settembre 2008, in occasione dell'unione del decanato di Cembra a quello di Lavis, le parrocchie di Meano, Vigo Meano e Gazzadina sono state aggregate al decanato di Trento.
Con D.M. del 30 dicembre 1986, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 24 gennaio 1987, l'ente Parrocchia di Santa Maria Assunta con sede in Meano è stata dichiarata Persona Giuridica Privata (Tribunale di Trento, Registro delle persone giuridiche n. 372).

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ente della chiesa cattolica

Ente ecclesiastico civilmente riconosciuto

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Il termine "parrocchia" (7) deriva dal greco e indica, dal punto di vista etimologico, una qualsiasi circoscrizione territoriale. Nei primi secoli della cristianità fino al basso medioevo il termine venne adottato per indicare le ripartizioni dei territori diocesani in circoscrizioni minori, fenomeno nato in conseguenza del moltiplicarsi nelle diocesi di nuove chiese sotto la spinta delle crescenti esigenze dei fedeli. La consacrazione definitiva del "sistema parrocchiale" si ebbe con il Concilio di Trento che, sulla base della precedente normativa pontificia e conciliare, dettò una nuova e completa disciplina della struttura della Chiesa. I legislatori del Concilio prescrissero che, per la più efficace tutela della cura delle anime affidate ai vescovi, il "populus fidelium" si dovesse distinguere in parrocchie proprie con confini determinati e che a ciascuna di esse venisse assegnato un sacerdote che vi risiedesse, soltanto dal quale i fedeli potevano ricevere i Sacramenti (Sess. XXIV, cap. 13). Si ordinò così che venissero erette parrocchie in tutti i luoghi in cui esse non esistevano e si stabilirono delle norme per assicurare ai parroci un reddito minimo. Il parroco si impegnava a risiedere nel luogo assegnatogli, ad approfondire la conoscenza della comunità dei fedeli attraverso la compilazione e l'accurata custodia dei libri parrocchiali e a partecipare alle adunanze vicariali. I principi enunciati dal Concilio di Trento e successivamente ribaditi nella normativa pontificia sono stati accolti e sintetizzati nel testo del Codice di diritto canonico del 1917. Il can. 216 §1 dispone che il territorio di ogni diocesi debba essere diviso in "distinctas partes territoriales", a ciascuna delle quali "sua peculiaris ecclesia cum populo determinato est assignanda suusque peculiaris rector, tamquam proprius eiusdem pastor, est praeficiendus pro necessaria animarum cura". L'istituzione parrocchiale dunque risulta costituita, oltre che dall'elemento territoriale, da altri tre elementi: un determinato "popolo", una peculiare "chiesa" e un "pastor". Il Codice di diritto canonico del 1983 ha riconosciuto la personalità giuridica della parrocchia espressamente concepita come "Communitas Christifidelium" (CIC 1983, can. 515 §3). Tale riforma è stata recepita sia nell'accordo tra Stato e Chiesa (legge 121/1985) sia nelle disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici (legge 222/1985); le diocesi e le parrocchie acquistano la personalità giuridica civile dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministero dell'interno che conferisce loro la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto".

Le chiese esistenti sul territorio con origini più antiche vengono denominate pievi ("pluif" in celtico, "plou" in bretone, "plêf" in ladino-friulano, "plaif" in engadinese, "ploâh" in ladino della Val di Non). L'origine del termine, lungi dall'essere stato studiato nella sua complessità, è però molto difficile da definire. L'esigenza di garantire al popolo cristiano e in special modo a coloro che vivevano lontano dalle sedi vescovili quell'insieme di servizi sacramentali e pastorali che va sotto il termine generico di "cura d'anime" rese presto necessario l'invio di ecclesiastici nella campagne per annunciare il Vangelo anche lontano dalle mura cittadine (8). In Occidente ciò accadde a partire dalla seconda metà del IV secolo. Buona parte della storiografia chiama "pievi" i centri di cura d'anime sorti nel territorio extraurbano fin dal IV-V secolo ma è solo a partire dall'VIII secolo che il termine "plebs" cominciò a significare non solo la comunità cristiana ma anche il territorio in cui tale comunità risiedeva e l'edificio sacro al quale essa faceva riferimento. A una stabile suddivisione territoriale delle diocesi in circoscrizioni minori si giunse con la legislazione carolingia all'inizio del IX secolo. Questa estese anche all'Italia centro-settentrionale le norme che rendevano obbligatorio il pagamento della decima e precisò che gli introiti provenienti da tale pagamento dovevano essere destinati solo alle chiese battesimali. "Nacque in questo modo il "sistema" pievano, nel quale la realtà vivente (l'insieme del clero e del "popolo di Dio"), la realtà di pietra (il complesso degli edifici) e la realtà giurisdizionale (l'ambito territoriale di esercizio della giurisdizione spirituale, dal quale l'ente otteneva anche il suo sostentamento) assumevano significativamente lo stesso nome: plebs, pieve" (9). Da questo momento si viene a creare una completa ripartizione del territorio diocesano in distretti ecclesiastici minori, che riproducevano strutture civili preesistenti o rispettavano determinati confini naturali. In seguito i mutamenti demografici spinsero alla formazione di nuove pievi, ma il "sistema pievano" non fu per questo scardinato mantenendosi stabile fino alla fine del XIII secolo. Non è possibile attestare, dall'esame dei documenti pervenuti, se nel territorio trentino prima del 1000 il termine pieve fosse utilizzato nell'accezione sopra descritta (cioè indicante la triplice realtà istituzionale, edilizia e territoriale), per questo è necessario rivolgersi a fonti del XII secolo. Se ci si limita a prendere in considerazione le 68 circoscrizioni pievane della diocesi di Trento esistenti alla fine del XIII secolo si scopre che ben 33 di esse sono attestate prima del 1200 e altre 25 compaiono nella prima metà del XIII secolo (10).

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Chiesa

Diocesi di Trento
Decanato di Trento

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(1) Cfr. CURZEL E., Le pievi trentine. Trasformazioni e continuità nell'organizzazione territoriale della cura d'anime dalle origine al XIII secolo (studio introduttivo e schede), Bologna 1999, pp. 118-120.
(2) Cfr. ADT, Investiture, c. 80.
(3) Cfr. Ufficio parrocchiale di Santa Maria Assunta in Meano, Carteggio e atti, fasc. 3 (volume).
(4) Per ulteriori notizie relative alla chiesa di Gazzadina si veda l'introduzione al relativo soggetto.
(5) Cfr. ADT, Atti visitali, n. 31, c. 13.
(6) Cfr. Ufficio parrocchiale di Santa Maria Assunta in Meano, Carteggio e atti, fasc. 9.
(7) Le presenti notizie informative sono da ritenersi generali e non esaustive. Per un approfondimento e una bibliografia articolata si rimanda alla voce corrispondente dell'"Enciclopedia del diritto", Giuffré, Varese, 1958-1995
(8) Cfr. CURZEL E., Le pievi trentine. Trasformazioni e continuità nell'organizzazione territoriale della cura d'anime dalle origine al XIII secolo (studio introduttivo e schede), Bologna 1999, p. 5 e segg. Si rimanda alla ricca bibliografia contenuta nel volume.
(9) Ibidem p. 7.
(10) Ibidem, p. 29 e tabelle riprodotte.

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La scheda è stata compilata secondo le regole di descrizione di "Sistema informativo degli archivi storici del Trentino. Manuale-guida per l'inserimento dei dati", Trento, 2006.

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Legge 20 maggio 1985, n. 222, "Disposizioni sugli enti ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi"

Decreto Ministeriale 30 dicembre 1986, Conferimento della qualifica di ente ecclesiastico civilmente riconosciuto all'Istituto per il sostentamento del clero nella diocesi di Trento ed alle quattrocentocinquantasei parrocchie costituite nella stessa diocesi. Perdita della personalità giuridica civile da parte di millecentonovantuno enti beneficiali e di quattrocentoquarantadue chiese parrocchiali, tutti della sopraddetta diocesi di Trento

Codice di diritto canonico (1983)

Denominazione Estremi cronologici
Comune di Trento
Denominazione Estremi cronologici
Ufficio parrocchiale di Santa Maria Assunta in Meano
Denominazione Estremi cronologici
Curazia dell'Immacolata
Cappellania esposta in Vigo Meano