Gustavo Borzaga

exhibition

Mostra a cura di Giovanna Nicoletti

Nel programma di mostre dedicate ai maestri della pittura che hanno avuto un legame con il territorio di Arco, si propone un nuovo percorso espositivo che intende approfondire la figura di Gustavo Borzaga. Dopo la prima e unica retrospettiva tenutasi nel 1937 in occasione della VI Mostra Sindacale d’Arte Tridentina, presso le Scuole Raffaello Sanzio di Trento, l’opera dell’artista, nativo di Arco, viene presentata al pubblico, attraverso una selezione di oli e disegni, provenienti da collezioni pubbliche e private. L’esposizione sarà aperta presso gli spazi dell’Atelier Segantini, nello storico Palazzo dei Panni, seicentesca dimora del conte Emanuele d’Arco, che si trova nel cuore del centro storico di Arco.

Gustavo Borzaga nasce ad Arco il 3 febbraio 1884 da Giovanni Battista e Caterina Thaler. Frequenta le prime classi a Tione, dove la famiglia si era trasferita. Nel 1898 Angelo Comolli, docente presso l’Accademia di Brera, visita il paese per affrescare la chiesa arcipretale. Notate le capacità del giovane Borzaga lo porta con sé a Milano come allievo decoratore. Nel 1906 Borzaga è a Trento, dove riceve diverse commissioni. Decora la facciata e i sottogronda di casa Fozzer in via della Cervara e di casa Brunner in via Grazioli, ora scomparsi, come i fregi per il Palazzo delle Scuole Civiche (progetto di Karl Hintrugen) di via Verdi oggi sede dell’Università di Sociologia. Nel 1910 decora le pareti del cinema Eden, situato in Piazza Silvio Pellico, opera decò dell’architetto Giuseppe Tomasi oggi demolita. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale viene arruolato nell’esercito austro-ungarico. Nel 1915 è a Katzenau dove decora la chiesetta del campo di concentramento. Dal 1916 al 1918 a Benesov alla “Compagnia dei sospetti politici” decora la sala di ritrovo per gli ufficiali. Terminata la guerra ritorna a Trento. Nel 1919 riceve l’incarico per affrescare i saloni del Governatore Civile per la Regione Trentino Alto Adige in via Grazioli (ex casa Parolini) distrutti durante i restauri e ampliamenti del 1946. Muore il 12 luglio del 1920.


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