Gioie di Primavera

Teatro

Stagione di Prosa 2005/2006

Compagnia Meno Fortas/Ministero della Cultura-Lituania
Gioie di Primavera
regia di Eimuntas Nekrosius
scenografie di Marius Nekrosius
costumi di Nadezda Gultiajeva
musiche di Mindaugas Urbaitis
liriche a cura di Audrius Jankauskas
con Zemyna Asmontaite, Povilas Budrys, Diana Gancevskaite, Kestutis Jakstas, Rasa Kulyte, Kristina Mauruseviciute, Ausra Pukelyte, Salvijus Trepulis, Vaidas Vilius

"il sole nascente risveglia di nuovo il mondo
Prendendosi gioco delle rovine, l'operato del freddo inverno.
La morsa della stagione gelata era completamente scomparsa,
E i cumuli di neve disciolti.
Ogni giorno una dolce brezza del sud carezzava i campi spogli
Persuadendo ogni filo e foglia a risvegliarsi e a vivere.
Colline e valli avevano riposto le loro pellicce nevose;
La macchia e la brughiera rispondevano liete al richiamo della primavera.
Tutte le cose morte nel lacrimoso fango autunnale,
Tutte le cose che si erano addormentate sotto il ghiaccio invernale,
O che si erano riparate rabbrividendo sotto un cespuglio rachitico,
Uscirono in schiere gioiose a salutare la ridente primavera."
da Le stagioni di K.Donelaitis

Le Stagioni sono tratte dal poema epico settecentesco sul lavoro dei contadini di Kristijonas Donelaitis, poeta e pastore protestante.
Le Stagioni di Donelaitis sono il poema nazionale lituano della metà del ‘700 che narra in esametri la storia, le leggende, la vita e il lavoro del popolo lituano in relazione al destino di una nazione scomparsa e al ciclo della vita umana. Nekrosius ha finora realizzato due spettacoli: Gioie di Primavera (durata 2 ore e 30 minuti, in due parti) e Ricchezze d’Autunno (durata 2 ore, atto unico) che, dopo il debutto a Vilnius nel marzo 2003, sono stati presentati con successo a Budapest, a Mosca e al Festival UTE di San Pietroburgo.
Spiega il regista: “Se guardiamo alla scena europea e mondiale, troviamo sempre gli stessi nomi: di autori e di opere. E’ solo questione di interpretazioni diverse. Forse oggi il teatro ha bisogno di guardare anche altri generi letterari. La letteratura lituana è quasi sconosciuta, ma noi possiamo orgogliosamente dire che le sue qualità artistiche e letterarie non sono inferiori a quelle della più grande letteratura”.

Una forte fisicità e un altrettanto forte impatto visivo caratterizzano Le Stagioni.
“La prima cosa che la gente dice quando va a teatro – spiega Nekrosius – è ‘vado a vedere uno spettacolo’, il che significa che lo spettacolo per prima cosa è visto, osservato. Ed è questa la prima fonte di informazione per il pubblico. Gli altri aspetti – psicologico, emotivo – vengono dopo”. Come nella scena in cui un adolescente, correndo, si ferisce alla testa con un vetro appeso a una corda. Quando la ferita viene ricucita con un filo rosso – metafora “sanguinosa” – la vittima piange e il pubblico può percepire il suo dolore. Come nessun altro nel teatro contemporaneo, Nekrosius è un maestro nell’ottenere l’effetto dell’empatia mediante riflessi fisiologici di autodifesa.
O come quando sul palcoscenico si vedono persone sferzate da corde vere, calpestate, fatte cadere. Questa aggressione terrena non è ricollegabile né a un preciso luogo e tanto meno a un’epoca. È eterna. L’ambiente neutro enfatizza e mette a nudo il significato epico dell’esistenza rappresentata sul palcoscenico.

L’elemento musicale permea tutti gli episodi e li lega in una singola azione e intreccio di toni. Il compositore Mindaugas Urbaitis unisce motivi classici al folklore e a modelli di melodia popolare. Giovani attori recitano complesse parti vocali e ritmiche con ardore giovanile


organizzazione: Centro Servizi Culturali S. Chiara

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