I primi anni del potere bolscevico in Russia

Convegno

Mercoledì 13 ottobre 2010, alle 17,30, a Trento, nella Sala degli Affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55) il Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale organizza l’incontro-dibattito I primi anni del potere bolscevico in Russia. Interviene Sergio Rapetti.

Arriva in questi giorni in libreria la prima traduzione italiana de Il terrore rosso in Russia (1918-1923) di Sergej Mel’gunov. Pubblicato in russo a Berlino nel 1923, nel giro di pochi anni il libro venne tradotto in tedesco, inglese, francese e spagnolo. Molte volte ristampato dalle case editrici dell’emigrazione russa, in Unione Sovietica il libro, dopo aver circolato come samizdat, venne pubblicato nel 1990, in piena glasnost’ gorbaceviana.

Sergej Mel’gunov nasce nel 1879. La sua è una famiglia di intellettuali e diplomatici, che conosce la decadenza perché il genitore dissipa il proprio patrimonio. Mel’gunov pubblica volumi sulla massoneria e testi sui movimenti religiosi e sull’ortodossia, Frequenta Lev Tolstoj e, dopo la sua morte, assieme alla figlia, curerà le opere dello scrittore. Nel 1911 costituisce la casa editrice Zadruga, in forma di cooperativa, raccogliendo circa seicento soci fra scrittori, giornalisti e studiosi, oltre agli operai delle due tipografie di Mosca e Pietrogrado. Entra nella leggenda dell’editoria russa: pubblica oltre 500 volumi, con una tiratura complessiva di dieci milioni di copie.

Mel’gunov saluta con favore la Rivoluzione di febbraio 1917 ed entra nel Comitato organizzativo del Partito dei socialisti popolari. Il Governo provvisorio lo nomina responsabile degli Archivi. Convinto assertore di una larga coalizione socialista, al Primo congresso del suo partito, nel giugno, esorta all’unione di tutte le forze democratiche e socialiste per contrastare “un ritorno di fiamma” della controrivoluzione. Quando si costituisce il Partito laburista dei socialisti del popolo, Mel’gunov viene cooptato nel Comitato centrale.

Quando i bolscevichi assumono il potere e sciolgono l’Assemblea costituente, Mel’gunov si oppone. Viene arrestato più volte dalla Ceka e alla fine condannato a morte. La sentenza viene poi commutata in dieci anni di carcere. Grazie alle pressioni esercitate dall’Accademia delle scienze e da molte personalità, viene rilasciato nel febbraio 1931, dopo un anno di detenzione. Mel’gunov continua ad essere perseguitato, viene nuovamente arrestato e alla fine espulso dal paese nell’ottobre 1922, assieme alla parte migliore degli intellettuali russi, che Lenin ha deciso di “estirpare in maniera radicale”.

Il suo tragitto è quello dell’emigrazione: prima Praga, poi Berlino e infine la Francia, dove si stabilisce definitivamente.

Nel dicembre 1921, a Berlino, pubblica Il terrore rosso in Russia, che ora è finalmente disponibile nella bella traduzione di Sergio Rapetti, che ha anche curato il libro assieme a Paolo Sensini.

Il libro è pubblicato alla vigilia della morte di Lenin e spiega, a ridosso degli eventi, come tutte le degenerazioni del sistema sovietico siano riconducibili, appunto, al capo dei bolscevichi. È una testimonianza in presa diretta di come viene a dispiegarsi il terrore rosso nel suo paese, di come “sevizie e torture fossero all’ordine del giorno” e a queste si accompagnassero le uccisioni di massa: in una sola notte del 1921 a Kronstadt, durante la repressione della rivolta socialista-libertaria, “trecento marinai vennero passati per le armi”. Solo un esempio tra centinaia. Nel 1920 a Odessa le fucilazioni “si susseguivano senza sosta, cento e più al giorno, i cadaveri venivano sgomberati con autocarri”. E così a Sebastopoli, Balaklava, Astrachan’, per non parlare di quel che accadeva alle isole Solovki. A volte non si aveva nemmeno il tempo di uccidere con un colpo alla nuca ogni vittima: si usava la mitragliatrice.

È un libro agghiacciante. “Si devono veramente avere i nervi di acciaio per soffrire ed elaborare interiormente tutto l’orrore che si dispiegherà nelle pagine che seguono”, scrive Mel’gunov nella prefazione. Ha osservato Paolo Mieli che se ancora oggi in Italia, quantomeno nella pubblicistica, è uso comune scaricare su Stalin e solo su Stalin gli orrori della Russia post-rivoluzionaria, ciò è frutto anche della mancata pubblicazione di libri come questo.

Mel’gunov muore a Parigi il 29 maggio 1956.

Questo libro, ora finalmente disponibile al lettore italiano, testimonianza dirompente e ineludibile di un’epoca feroce, viene presentato e discusso a Trento, mercoledì 13 ottobre alle ore 17,30, nella Sala degli affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55).
Interviene Sergio Rapetti, curatore e traduttore del volume.


Sergej Mel’gunov, Il terrore rosso in Russia (1918-1923)
(Jaca Book, pp. 336, euro 29)


organizzazione: Centro Studi sulla Storia dell'Europa Orientale

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