Invisibili generazioni: uno spettacolo teatrale che parla di te

Lasciare il proprio Paese per cercare fortuna all'estero? Rimanere? La "generazione dell'incertezza" tra dubbi e coraggio di cambiare le cose 

Invisibili generazioni - Elementare Teatro (ph.Chiara Zeni) [ Teatro Zandonai]

Roma - Londra 1772 Chilometri, 2 ore e 45 minuti di aereo, 18 ore di macchina, 18 giorni e un’ora a piedi.

Torino - Parigi 777 Chilometri, 1 ora e 35 minuti di aereo, 8 ore di macchina, 8 giorni e 21 ore a piedi.

Tripoli - Lampedusa 296 Chilometri. 23 minuti in aereo, impossibile in macchina, sconsigliato a piedi. Rotta illegale … Dipende dallo scafista, dal vento, dalla fortuna.

Pausa.

Le distanze non esistono. È tutto falso. È tutto relativo. Le distanze dipendono dai soldi che hai, da quanto è grande la tua valigia, il tuo fardello, la tua voglia di partire o di tornare, da cosa stai scappando, quante volte vuoi partire per esistere o resistere.

Google Maps non tiene conto di tutte queste cose”.

(scena 2, tratto dal testo teatrale “invisibili Generazioni”, della drammaturga Carolina De La Calle Casanova)

Quasi un anno fa Elementare Teatro, compagnia teatrale professionista trentina con la quale collaboro, prende in carico il delicato incarico di realizzare uno spettacolo teatrale sulla mobilità giovanile all’estero, commissionato dall’Ufficio emigrazione della Provincia autonoma di Trento.

Scrivere e mettere in scena uno spettacolo teatrale che parli di mobilità, di emigrazione all’estero, del perché si scelga di lasciare la propria città per andare a cercare fortuna in un altro Paese, è un atto personale e intimo.

Ho lasciato la Spagna che avevo appena compiuto diciotto anni; cento chilogrammi circa di bagaglio, pochissimi soldi in tasca ma un sacco di sogni e incoscienza. Vivo in Italia da quasi sedici anni, ho una famiglia tutta mia e per certi versi sono ancora quella ragazza che sul primo aereo, dove ancora si fumava, pensa che il viaggio sia solo appena incominciato.

L’Europa sta cambiando a una velocità incredibile e noi non siamo esclusi da questa trasformazione; tre generazioni vanno via dall’Italia, i dati Istat dicono che il Trentino sta invecchiando e che se la situazione non cambia fra non più di dieci anni mancherà all’appello la classe dirigente. E questi sono solo alcuni dei dati messi sul tavolo, i più evidenti. Dietro c’è molto di più.

Durante la nostra indagine sull’argomento abbiamo scoperto che il flusso di coloro che vanno non è completamente tracciabile; non si conosce la destinazione, gli spostamenti, se tornano e perché tornano.

Abbiamo intervistato diversi giovani, che ora risiedono all’estero e che come me un giorno hanno deciso di andare via dal proprio Paese. Alla domanda: “Vuoi tornare in Italia?” si aprivano le solite questioni sul lavoro, sulla crisi, sulla propria realizzazione personale. Quando abbiamo intervistato coloro che sono rimasti, coloro il proprio futuro lo cercano in Italia, abbiamo capito che sono in molti a vedere nel domani non un deserto desolato, ma un orto - che se pur difficile da coltivare - è sempre un orto.

Non è facile andare via e nemmeno rimanere e accettare che siamo la generazione dell’incertezza, e che in tale condizione risiede la nostra forza, il nostro coraggio. Io personalmente non ammetto di essere ricompresa all’interno della ‘generazione persa’ da alcuni giornalisti o politici, non solo perché non ci credo, ma perché nella mia generazione non vedo persone perse ma persone che cercano, il che è ben diverso.

Da queste riflessioni è nato il testo e lo spettacolo “Invisibili Generazioni” che narra in chiave comica la storia di due fratelli (quello che va e quello che rimane), una nonna e una badante ucraina. 

Carolina De La Calle Casanova - drammaturga dello spettacolo

16/10/2017