L'artefice del rinnovamento: il Principe Vescovo Bernardo Clesio

Una delle maggiori personalità politico – religiose vissute a cavallo tra il XV e XVI secolo

[ foto Maria Luisa Brioli]

Bernardo Clesio, nato a Cles nel 1485 da una famiglia della nobiltà feudale trentina, fu una delle maggiori personalità politico – religiose vissute a cavallo tra il XV e XVI secolo. Studiò giurisprudenza a Verona e a Bologna, dove si interessò alla cultura Umanistico-Rinascimentale e dove conseguì la laurea in Diritto Canonico e Civile.

Nel 1514 divenne Vescovo di Trento per volere di Papa Leone X, ricevendo in seguito la carica di Principe da Massimiliano I, Imperatore del Sacro Romano Impero, al tempo. Nel 1528, dopo aver sconfitto i contadini tirolesi rivoltosi nella cosiddetta “Guerra rustica”, scoppiata nel 1525, il Clesio promulgò lo Statuto di Trento, in un nuovo testo rielaborato, che rimase in vigore fino al 1807. Inoltre costituì un Codice, denominato in seguito “Clesiano” in suo onore, composto da 11 volumi, dove raccolse le fonti documentarie dei diritti dei feudi del Principato. In qualità di Principe Vescovo fu membro della Dieta imperiale e consigliere di Massimiliano I. Dopo essere stato creato cardinale da Papa Clemente VII nel 1530, nel 1534 gli fu affidata la Diocesi di Bressanone, dove morì nel 1539. Una particolarità di Bernardo Clesio è quella di aver mantenuto relazioni sia con la chiesa di Roma, sia con il Sacro Romano Impero, dove si stavano largamente diffondendo le tesi della Riforma protestante. È inoltre ricordato per aver promosso lo sviluppo dell’Umanesimo e della cultura rinascimentale, in una città di stampo ancora medievale come Trento.

IL PRINCIPATO VESCOVILE

Il Principato vescovile di Trento fu un antico Stato ecclesiastico istituito nel 1027, come entità semi – indipendente, nel Sacro Romano Impero, ebbe termine nel 1803 (anno in cui venne acquisito dall’Imperatore Francesco d’Asburgo, su iniziativa politica di Napoleone, nell’ambito della secolarizzazione di tutti i Principati ecclesiastici, all’interno del Sacro Romano Impero). Nel territorio di competenza, che comprendeva principalmente gran parte dell’attuale provincia di Trento e parte dell’attuale Alto Adige, i Vescovi detenevano sia il potere religioso che politico.

IL CONCILIO DI TRENTO

Il Concilio di Trento fu il diciannovesimo Concilio Ecumenico e venne convocato dalla Chiesa cattolica, per reagire al diffondersi della Riforma protestante di Martin Lutero.

Nella decisione di istituire il Concilio ebbe un ruolo fondamentale Bernardo Clesio, che pose le premesse per l’apertura dell’importante evento storico – religioso, che iniziò solennemente a Trento, il 13 dicembre 1545, durante il pontificato di Paolo III.

Venne scelta Trento perché era una città italiana, non solo per la lingua parlata, ma anche per la nuova fisionomia strutturale, che Clesio le aveva attribuito attraverso un consistente rinnovamento edilizio, legato alla cultura classica, umanistica e rinascimentale. Inoltre la Città apparteneva comunque all’Impero tedesco ed era governata da un Principe Vescovo. Si voleva evidenziare la volontà di trovare un compromesso con la Chiesa protestante, anche se è noto che i Vescovi protestanti non parteciparono mai, proprio perché non intendevano riconoscere l’autorità del Papa. Il Consesso divenne così un’occasione per riorganizzare la Chiesa cattolica, che promosse la Controriforma; il Concilio ebbe termine nel 1563.

IL RINNOVAMENTO EDILIZIO

In occasione del Concilio di Trento, Bernardo Clesio desiderò trasformare in senso rinascimentale le vie più importanti della Città, che in precedenza aveva conservato uno stile legato alla cultura medievale. Clesio sollecitò i privati all'abbellimento delle residenze nobiliari e delle facciate. Le case - torri del periodo medievale furono abbassate, accorpate e affrescate.

Fu così che molti edifici, come quelli delle Contrade Lunga e Larga, abbandonarono i caratteri gotici per assumere un aspetto rinascimentale, anche nelle decorazioni “ad affresco”, che ancora oggi possiamo ammirare. Alla città fu attribuita la denominazione di “Urbs picta”, “Città dipinta”, a pieno titolo.

Inoltre, per sé e per i suoi prestigiosi ospiti, il Clesio fece costruire il Magno Palazzo all’interno del Castello del Buonconsiglio: una nuova residenza capace di ricomprendere i caratteri dell’architettura, pittura e scultura del Rinascimento italiano.

Elisa - Nicole - Davide


11/03/2020