Ballata di uomini e cani

Grande Prosa

Teatro di Prosa
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un tributo a Jack London di Marco Paolini

Sarà in scena da giovedì 11 a domenica 14 febbraio 2016 al Teatro Sociale di Trento «BALLATA DI UOMINI E CANI», settimo appuntamento con la Stagione di Prosa 2015/2016 del Centro Servizi Culturali Santa Chiara. Si tratta di un monologo di Marco Paolini che, con questo spettacolo, rende omaggio allo scrittore Jack London.

Da giovedì 11 a domenica 14 febbraio sarà in scena al Teatro “Sociale”, nell'ambito del cartellone “Grande Prosa” del Centro Servizi Culturali S. Chiara, «BALLATA DI UOMINI E CANI», un tributo a Jack London di Marco Paolini, che torna in Stagione a Trento a distanza di ben 18 anni da quando – era l'aprile 1998 – l'attore e drammaturgo bellunese portò sul palcoscenico dell'Auditorium il suo monologo “Il Milione – Quaderno veneziano”.
«A Jack London – scrive Paolini – devo una parte del mio immaginario di ragazzo, ma Jack non è uno scrittore per ragazzi, la definizione gli sta stretta. È un testimone di parte, si schiera, si compromette, quello che fa entra in contraddittorio con quello che pensa. È facile usarlo per sostenere un punto di vista, ma anche il suo contrario: 'Zanna Bianca' e 'Il richiamo della foresta' sono antitetici. La sua vita è fatta di periodi che hanno un inizio e una fine e non si ripetono più. Lo scrittore parte da quei periodi per inventare storie credibili dove l’invenzione affonda nell’esperienza, ma la supera. La produzione letteraria è enorme, e ancor più lo è pensando a quanto poco sia durata la sua vita. Sono partito da alcuni racconti del grande Nord, ho cominciato questo spettacolo raccontando le storie nei boschi, nei rifugi alpini, nei ghiacciai. Ho via via aggiunto delle ballate musicate e cantate da Lorenzo Monguzzi. Ma l’antologia di racconti è stata solo il punto di partenza per costruire storie andando a scuola dallo scrittore. So che le sue frasi non si possono “parlare” semplicemente, che bisogna reinventarne un ritmo orale, farne repertorio per una drammaturgia.»
«BALLATA DI UOMINI E CANI» è composto di tre racconti (Macchia, Bastardo e Preparare un fuoco) che Marco Paolini ha trascritto oralmente nella traduzione di Davide Sapienza e nei quali uomini e cani sono coprotagonisti. Lo spettacolo ha la forma di un canzoniere teatrale, con brani tratti da opere e racconti di Jack London e con musiche ad essi ispirate che non svolgono funzione di accompagnamento, ma di narrazione, alternandosi e dialogando con la forma orale. Le canzoni sono state composte da Lorenzo Monguzzi, che le canta dal vivo accompagnandosi con la chitarra, affiancato in palcoscenico da Angelo Baselli (clarinetto) e da Gianluca Casadei (fisarmonica).
Il primo racconto è ironico, lieve e parla di Macchia, un cane con un occhio nero, bello, simpatico e furbo, troppo furbo. L’unico cane da slitta che non sa, o non vuole tirare. Un cane con sentimenti quasi umani, che sente come suoi i diritti degli uomini. Un cane che ha sempre fame, che ruba e uccide, per gioco e per furbizia, polli, conigli e quant’altro di commestibile. L’unico cane che annusa la carestia in tempo per andarsene prima di diventare cibo per gli umani. Un cane con un senso dell’orientamento disarmante, capace di ritrovare i suoi proprietari che cercano di liberarsene con rocamboleschi quanto inutili stratagemmi.
Il secondo racconto cambia il tono della narrazione. Bastardo è il cane protagonista, Black Leclère il suo padrone. Li lega l’odio. Scelto nella cucciolata perché brutto e ringhioso, bastardo appunto. Cresceranno in simbiosi, nel freddo, nella fatica, nella paura reciproca. In un crescendo che sembra culminare in una lotta disperata tra i due, in cui il cane semi-distrutto dalle bastonate ancora ringhia il suo odio. Leclère non lo finisce, ma lo cura; cura prima le sue ferite di quelle infertegli dal cane. Entrambi si riprendo, ciascuno coltivando la dipendenza dall’altro, fino a quando Leclère, per errore non finirà con il cappio al collo. Non ha colpe, non per quel cappio almeno, ma quella corda sarà l’occasione per Bastardo di vendicare il suo orecchio sordo, le tante angherie, sarà lui a farlo scivolare, impiccandolo e morendo a sua volta, per mano degli accusatori, come ultimo desiderio dell’innocente condannato.
Il terzo racconto è la scintilla da cui è scaturito lo spettacolo. To build a fire – Preparare un fuoco. Non accendere, ma preparare. La storia, più volte riscritta dallo stesso Jack London è quella di un uomo e del suo cane, entrambi senza nome, che durante la corsa all’oro, nello Jukon tentano una strada diversa, più breve ma più rischiosa. Partire da solo, contando solo su se stesso, ignorando i consigli dei vecchi sarà fatale all’uomo. Gli errori, apparentemente piccoli, determineranno la morte del protagonista che non riuscirà a sopravvivere al gelo, ad accendere quel fuoco che potrebbe salvargli la vita. Il cane non riuscirà a cambiare le certezze e assisterà alla resa dell’uomo all’inevitabile, salvandosi … forse.
«Oltre ai racconti – ci informa Paolini – sono inserite nello spettacolo due ballate: una dedicata al Jack London, vagabondo per scelta, che negli anni della crisi (quella del 1896) sale abusivo sui treni in cerca di una possibilità di futuro, rischiando la morte sotto le rotaie; l’altra dedicata a Zaher Rezai, un ragazzino afgano, uno dei tanti vagabondi che oggi per cercare un futuro sono costretti a passaggi abusivi, rischiando la vita in acque nere, in terre desolate. Oppure come Zaher, finito sotto le ruote di un TIR il 10 dicembre 2008, a due passi da Venezia.»
«BALLATA DI UOMINI E CANI», prodotto da Michela Signori – Jolefilm, è stato realizzato grazie al sostegno di Trentino s.p.a. – I suoni delle Dolomiti. Consulenza e concertazione musicale sono state fornite da Stefano Nanni; Simone Massi ha curato le animazioni video, Daniele Savi e Michele Mescalchin il disegno delle luci.
Arrivato ormai al terzo anno di repliche, lo spettacolo ha raccolto giudizi largamente favorevoli dalla critica nazionale. «Diavolo di un Marco Paolini. – scrive su La Repubblica Rodolfo Di Giammarco – Raccontatore del sociale, poeta dei lutti e portavoce del civile, ora si fa fiancheggiatore, messaggero e depositario di una letteratura country (d’autore) rispecchiante un mito privato, il leggendario rapporto tra gli esseri umani e la sodale o scomoda razza canina. […] Diavolo di un Marco Paolini, coi suoi sguardi che parlano degli sguardi che si lanciano cani e padroni, con la sua voce che interpreta il profondo dialogo silenzioso tra gli umani e le bestie, con la sua mimica spartana e caustica che sa di freddo Canada. […] Diavolo di un Marco Paolini, belva e nomade come i cani che ammette d’impersonare, come il socialista etilico London che muore a 40 anni, con i suoi appassionati “perdio” da canzoniere del Klondike, coi denti digrignati come quelli degli amici dell’uomo, ma con occhi solidi e buoni.»
Sul rapporto di Paolini con Jack London si sofferma Franco Cordelli sul Corriere della Sera: «London è uno scrittore sempre amato e sempre vilipeso, diciamo non-stimato. Buttava giù, andava di corsa. Morì a quarant’anni, scrisse una quantità inverosimile di racconti e romanzi. Ma il suo darwinismo era una specie primordiale della lotta di classe. In London, a torto o a ragione Darwin si ricongiunge a Marx; e questa è l’eredità che Paolini trasmette. Con indomita energia (quel suo battere i piedi dentro i barili che occupano la scena, quel suo farli oscillare in qua e in là), con cocciuta caparbietà, prendendo di petto il pubblico, e con la stessa struggente musica dei tre che lo accompagnano.»
Per Simone Nebbia di Teatroecritica.net «Marco Paolini è tra i pochi narratori a sviluppare una qualità esclusiva di attrazione, egli è capace di trascinare sul palco eventi lontani e farli apparire vicini, a sé stesso e alla platea che l’ascolta; questo carattere si rende evidente per una manipolazione vocale che eleva la sua maestria affabulatoria a tessuto musicale del racconto: egli è in contemporanea lì e qui, nel racconto e in scena, mai disperde questa vocazione di ubiquità che solo il teatro può permettersi e vi innesta accenti e frammenti della propria biografia, i propri oggetti, le cose viste con gli occhi che gli appartengono, di cui uno spettatore si può fidare.»
Tornando infine al rapporto con lo scrittore al quale Paolini intende rendere omaggio, a giudizio di Damiano Verda di Teatro.it «Jack London non appare cristallizzato nella figura di autore per ragazzi, in cui egli stesso, ci racconta Paolini, pare ritrovarsi poco. E se la corsa all’oro nel Klondike ha un profumo lontano, di fine XIX secolo, ben più vicini al nostro sentire emergono in scena, con crescente chiarezza, speranze e paure di uomini capaci, costretti, a rischiare se stessi per la flebile speranza di un avvenire migliore.»
Giovedì 11 febbraio il sipario del Teatro “Sociale” si alzerà su «BALLATA DI UOMINI E CANI» alle 20,30. Sono previste repliche venerdì 12 e sabato 13, sempre alle 20.30, e domenica 14 febbraio con inizio alle ore 16.00. (F. L.)

Venerdì 12 febbraio «FOYER DELLA PROSA»

La rappresentazione dello spettacolo sarà accompagnata, nel pomeriggio di venerdì 12 febbraio presso il Ridotto del Teatro Sociale, da «FOYER DELLA PROSA», incontro di approfondimento critico che il Centro Servizi Culturali S. Chiara propone in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento. La discussione sarà introdotta dalla prof. Giovanna Covi.
La partecipazione è libera e aperta a tutti e l'appuntamento, al quale interverrà Marco Paolini, è fissato per le ore 17,30.


organizzazione: Centro Servizi Culturali S. Chiara