Ettore Tolomei e l'"invenzione" dell'Alto Adige

Incontro-dibattito con Anselmo Vilardi

Incontri e convegni
Ettore Tolomei

Introduce Giampaolo Martina.

Nella storia novecentesca del Trentino-Alto Adige poche figure hanno suscitato tante polemiche (non solo in vita ma anche e soprattutto nei decenni successivi fino a oggi) quanto quella di Ettore Tolomei (1865-1952). Durante il periodo fascista egli fu osannato in Italia come “l’inventore dell’Alto Adige”, come un sacerdote dell’italianità di questa “terra redenta” e tale giudizio, sia pure ridimensionato, è sopravvissuto in alcuni ambiti dell’opinione pubblica italiana, soprattutto nel mondo politico-culturale di destra. D’altro canto, egli fu altrettanto oggetto di odio e riprovazione: tra i suoi detrattori, Gaetano Salvemini, uno dei più importanti intellettuali antifascisti italiani della prima metà del Novecento, lo definì nel 1932 “Il boia del Tirolo [...] l'uomo che escogitò gli strumenti più raffinati per tormentare le minoranze nazionali in Italia” e ancora oggi per la popolazione sudtirolese di lingua tedesca (ma non solo) Tolomei è considerato una delle principali “leggende nere” della narrazione inerente la storia dell’Alto Adige.