Evil il ribelle

Cinema

Oggetti smarriti 2005

Svezia, 2003
Titolo originale: Ondskan
Genere: Drammatico
Durata: 113'
Regia: Mikael Håfström
Cast: Andreas Wilson, Henrik Lundström, Gustaf Skarsgård, Jesper Salén, Marie Richardson, Johan Rabaeus, Kjell Bergqvist, Linda Gyllenberg

Erik ha dei seri problemi con il patrigno che spesso e volentieri alza le mani su di lui. Il ragazzo scarica la violenza subita in casa tra le mura della scuola e viene espulso per problemi disciplinari. La madre decide di mandarlo in un collegio privato ma qui le cose non sembrano andare meglio. Infatti gli studenti più giovani sono costretti a subire le angherie dei compagni più grandi. Erik in particolare deve vedersela con uno di questi, Otto Silverhielm. Nonostante il disagio vissuto nell'istituto, Erik trova un forte legame di amicizia con Pierre e l'amore di Marja...

Informazioni sulla prevendita

Biglietti presso:
Casse Rurali Trentine convenzionate in orario di sportello
Cassa del Teatro Auditorium lunedì-sabato dalle 10 alle 19
Cassa del Teatro Sociale lunedì-sabato dalle 16 alle 19
Teatro S. Marco da un'ora prima dell'inizio delle proiezioni

È giunta voce che un producer americano, non appena visto "Evil", abbia messo sotto contratto il regista Mikael Hafstrom per fargli girare un film proprio negli Stati Uniti. Guardando questo film si intuisce il perché. Chiunque pensi che il cinema svedese sia solo il grande cinema di Bergman o qualche altro film in bianco e nero intellettual-crepuscolare-intimista (d'altra parte ci arriva talmente poco di quelle parti), guardando "Evil" si dovrà ricredere. Anche in Svezia si tende ad andare verso gli States. A metà strada tra "Gioventù bruciata" e "L'attimo fuggente", il film interpretato dal pur bravo Andreas Wilson, non sembra neanche girato in Europa (escluso il primo quarto d'ora). Non voglio dire che il rifarsi ad un immaginario che arriva da lontano (ma è davvero così lontana l'America?), sia per forza un difetto o un pregio ma, dovendo dare delle indicazioni sul film, queste cose bisogna dirle.
La storia è quella di Erik Ponti, un ragazzo straordinariamente portato per tutte le materie eccetto la condotta. Erik è un violento ed ogni giorno viene coinvolto in una rissa. Perché tutto questo? Il fatto è che il ragazzo ha avuto un'infanzia difficile: il patrigno lo prende a cinghiate per qualsiasi stupidaggine. Un giorno la madre decide di mandarlo ad un collegio privato dove dovrà sottostare ad una disciplina rigida. Ma "rigida" è un eufemismo in confronto a quello che dovrà affrontare Erik.
Forse la storia l'avete già sentita, ma chi l'ha detto che non si possa sviluppare la stessa storia con una sensibilità nuova? Ce l'aveva già dimostrato l'anno scorso lo straordinario "Magdalene" in cui c'erano delle giovani "ribelli" che dovevano essere disciplinate (mi accorgo che raccontarlo così è stupidamente semplificativo). Hafstrom, invece, è quasi didascalico nel suo racconto: c'è questo eroe moderno che cerca di indicare al suo "popolo" sottomesso i cattivi da combattere. Chi sarà il vincitore?
A parte le buone intenzioni (fa sempre piacere vedere qualcuno che si ribella al potere costituito), il film scorre indolore per quasi due ore. Il ragazzo sensibile (una sorta di copia del Sal Mineo di "Gioventù bruciata"), il cattivissimo "capo" della scuola (che sembra uno del gruppo Omega di "Animal House"), perfino l'avvocato dei poveri (che è un omaggio involontario a "Mio cugino Vincenzo"), sono tutti personaggi fin troppo schematici. E seppure gli attori siano bravi e la regia abbia degli spunti originali il film non decolla mai, nel senso che sappiamo già quello che succederà e come succederà.
Probabilmente vent'anni fa, un film fatto così, mi avrebbe entusiasmato per il messaggio che dà, perché se lasciamo perdere il cinema e guardiamo solo la didascalia allora che altro si può dire di più costruttivo: ribellatevi perché questo mondo qui ve ne dà tutte le ragioni.
Renato Massaccesi
Da filmup.leonardo.it


organizzazione: Centro Servizi Culturali Santa Chiara