Gemma

Spettacolo storico-biografico in quattro quadri

Teatro

con Gelsomina Bassetti e Federico Vivaldi

Testo di Luisa Pachera

Luci Michele Chiusole

Regia Ornela Marcon

Gemma Guerrieri Gonzaga nata de Gresti era una nobildonna che ha vissuto gran parte della sua esistenza a Roma, a
Torino e nella sua tenuta di San Leonardo nel basso Trentino. Durante la guerra e negli anni a seguire, lei si è fatta artefice di una grande impresa, quella di rintracciare i soldati austriaci di lingua italiana prigionieri in Russia, di metterli in contatto con le loro famiglie e, più tardi, di farli rientrare in Italia.

Dei venticinquemila trentini e adriatici catturati sul fronte orientale, alcune migliaia hanno beneficiato del suo interessamento attivo che è continuato anche dopo la proclamazione della pace e fin quasi alla sua morte.
Una storia vera, poco conosciuta, profondamente legata alla difficile identità della gente trentina ed altoatesina. Una storia al femminile ambientata nel periodo della Prima Guerra Mondiale, che non parla però di una sofferente donna in attesa, ma di una donna attiva, che molto ha fatto per i soldati trentini e per la sua terra.

Un dramma in quattro quadri, ognuno rappresentativo di un diverso periodo storico cruciale per la terra trentina a cavallo della Prima Guerra.

La messa in scena è asciutta ed essenziale, con pochissimi elementi scenografici ed affidata principalmente alle voci dei attori e ad un testo che guida gli spettatori in una quotidianità, non tanto dissimile dalla nostra, che lentamente viene invasa dai timori ed in seguito dagli orrori della guerra.

Al centro di tutto una donna, uno sguardo femminile che legge e commenta gli accadimenti in modo critico e coraggioso,
e decide di agire. Ad accompagnarla il figlio Anselmo, tra scontri di ideali e l’infinito amore del legame madre-figlio.

La storia della marchesa Gemma Guerrieri Gonzaga permette di toccare tre argomenti importantissimi: - la prima guerra mondiale ed in particolare il fronte russo e la condizione dei soldati trentini di lingua italiana dispersi in quei luoghi - la condizione femminile di quegli anni che permetteva alla marchesa una certa possibilità azione solo in quanto vedova - l’identità nazionale di questi soldati partiti al fronte come austriaci, rientrati come italiani, ma mai realmente riconosciuti né come gli uni né come gli altri, che porta certamente a riflettere sui concetti stessi di identità nazionale e di etnia.

Realizzato con il contributo di Fondazione Caritro, Provincia Autonoma di Trento, Comune di Riva del Garda, Comunità di Valle Alto Garda e Ledro

 


organizzazione: Comune di Mezzano