Gli ultimi giorni di Frank Wedekind

Teatro
[ Pagina Facebook Nachtcafé]

Stagione di Prosa di Bolzano 2014/2015
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Gli ultimi giorni di Frank Wedekind
di Michele Flaim
regia Michele Flaim
canzoni Frank Wedekind
con Peter Schorn
e con Nachtcafé (Gabriele Muscolino, Matteo Facchin, Marco Stagni)

Fine febbraio – inizio marzo 1918, mancano ancora diversi mesi alla fine della Prima Guerra Mondiale. A Monaco, il controverso drammaturgo Frank Wedekind sta combattendo la sua guerra personale con la malattia. Uno studente lo avvicina, vuole discutere una tesi su di lui prima di partire per il fronte. Sarà davvero solo un semplice studente?
Questo incontro, sconosciuto alle biografie ufficiali, dà modo a Wedekind di ripercorrere alcune tappe della propria carriera e della propria vita: i rapporti burrascosi con gli editori, la vita nella Parigi della bohème, fughe dalla polizia, processi, carcere, esperienze sessuali raccontate senza pudore, l'affannosa ricerca della tranquillità economica, il matrimonio con una giovanissima attrice austriaca, le frequentazioni di artisti e prostitute, circensi e faccendieri...
Quando nel dopoguerra le sue opere cominciarono a essere rappresentate in Italia, Pietro Gobetti, tra i primi a recensirle, lo chiamava «odiatore fierissimo di tutte le convenzionalità, condottiero audace di ogni lotta per la franchezza» e lo salutava come uno dei padri del teatro moderno. Gli espressionisti lo presero a modello, non solo come drammaturgo, ma anche come attore, con il suo stile anti naturalistico, così distante dai canoni imperanti da lasciare disorientati pubblico e critica. Bertolt Brecht riconobbe il profondo debito nei suoi confronti.
Studioso di teatro, Michele Flaim ha scritto questo testo come atto d’'amore nei confronti di Wedekind, uno degli autori più originali dei primi decenni del secolo scorso. Autore drammatico, cosmopolita di formazione, sin dai suoi esordi l’'autore tedesco si distinse per la carica di rivolta antiborghese che si ritrova già in Risveglio di Primavera, la sua prima pièce andata in scena nel 1891. Il pungente anticonformismo si unisce nelle sue opere alla spregiudicatezza stilistica con cui codifica i miti letterari che segneranno l'’immaginario del XX secolo: basti citare Il vaso di Pandora e Lulù, storia di una donna vampiro nella quale l’'autore stigmatizza l'’ineluttabilità e la banalità del male.
Sul palco, accanto a Peter Schorn nel ruolo di Frank Wedekind, tre musicisti del gruppo Nachtcafé: Gabriele Muscolino alla chitarra, Matteo Facchin alla fisarmonica, Marco Stagni al contrabbasso.
Lo spettacolo s'intreccia ad alcune canzoni - nella traduzione di Gabriele Muscolino - tra le più belle di Wedekind, che, affrontando senza reticenze le tematiche ipocritamente bandite dal discorso pubblico del tempo, hanno fatto la storia del cabaret tedesco.