Idroscalo 93

Teatro

Voci. La musica a teatro...

Mercadante Teatro stabile di Napoli
Progetto “Petrolio” diretto da Mario Martone
Politeama Mancini, presenta un progetto DecimoPianeta SV
Idroscalo 93
Di Mario Gelardi
Dai vincitori del premio Ustica 2005 un viaggio tra i misteri italiani legati alla morte di Pier Paolo Pasolini
Drammaturgia di Mario Gelardi
consulenza di Carla Benedetti
Con Ivan Castiglione e Daniele Russo
Musica scritta ed eseguita da Alessandro Castiglione
Costumi Alessandra Gaudioso - Scene di Luigi Ferrigno
Regia di Mario Gelardi

Pier Paolo Pasolini non piaceva a nessuno, e soprattutto non piaceva quello che negli ultimi tempi scriveva. Non piaceva alla sinistra, perché battagliava contro il 1968, le femministe, l'aborto e la disobbedienza. Non piaceva alla destra perché le sue dichiarazioni si accompagnavano ad un'argomentazione per loro sconcertante. La sua morte è stata per molti, una vera liberazione!

Nel 2002, il giudice Vincenzo Calia, che conduce da anni l’inchiesta sulla morte del presidente dell’Eni, Enrico Mattei, allega agli atti della sua lunga istruttoria, alcune pagine di “Petrolio”, il libro di Pasolini pubblicato postumo. Precisamente, gli appunti chiamati “Lampi sull’Eni” o meglio, ciò che rimane di essi. Infatti è certo che decine di pagine riguardanti proprio la morte di Mattei, sono sparite dal manoscritto originale.
Che rapporto c’è tra il delitto Mattei e quello di Pier Paolo Pasolini?.
Che cosa sapeva Pasolini sulla morte di Mattei? Che cosa rivelano gli appunti di Petrolio che il giudice Calia allega agli atti processuali dell’inchiesta sulla scomparsa del presidente dell’ENI?
L’ipotesi che scaturisce da quell’inchiesta e da alcuni articoli pubblicati successivamente, è che Pier Paolo Pasolini sia stato ucciso perché sapeva la verità sulla morte di Mattei. Sapeva chi erano i mandanti di quello strano “incidente” aereo.

È per la prima volta e grazie alla lunga inchiesta del giudice di Pavia Vincenzo Calia e alla consulenza della più importante esperta sulla vita e le opere di Pasolini, Carla Benedetti, docente dell’Università di Pisa, che raccontiamo “un’altra storia”.
Una storia che vede tra i protagonisti Mattei, Pasolini, il generale Dalla chiesa, esponenti politici come Moro e Fanfani.
Percorriamo un filo rosso, quello dei delitti-incidenti che hanno caratterizzato troppe volte la storia del nostro paese. Un filo che unisce nomi illustri, i soliti, sempre gli stessi, nomi importanti di uomini scomparsi, ma anche nomi di uomini coraggiosi.
In scena un narratore, un vero esploratore nel mondo di Pasolini, il suo pensiero, la sua ricerca, si incarnano in scena nella figura di Pelosi. Un ragazzo, prima timido ed impaurito, poi spavaldo e sicuro di se. Così come io stesso mi sono trovato a metter ordine in centinaia di pagine, così il nostro narratore mette ordine nella “pratica Pasolini” che una volta chiusa, viene riaperta dopo venticinque anni da un giudice di Pavia che fa delle sconcertanti ipotesi. Una storia possibile, circostanziata che lega due personalità che hanno contraddistinto il secondo dopoguerra italiano, Enrico Mattei e Pier Paolo Pasolini. La storia di un dopoguerra che sembra non finire mai.

Una storia che inizia da lontano la nostra. Comincia ad Ostia, il due novembre 1975, quando in uno squallido campetto, adiacente ad una baraccopoli, viene trovato il cadavere martoriato di Pier Paolo Pasolini.
Del suo assassinio viene accusato un diciassettenne borgataro, Giuseppe Pelosi. Un delitto tra "froci", lasciano intendere gli inquirenti. Pasolini, è stato ucciso da un giovane sbandato che lo scrittore aveva "rimorchiato" e con il quale si era appartato in cerca di sesso. Tutto chiaro allora. Pasolini è rimasto vittima dei suoi vizi e della sue “immorali” manie.
Ma è davvero tutto così lineare?
Nei mesi immediatamente successivi alla sua morte, una campagna stampa cerca di dimostrare che Pasolini è stato ucciso non solo dal minorenne Pelosi, ma che assieme a lui quella sera c’erano altre persone, altri borgatari, forse legati al mondo della malavita, forse a gruppi neo-fascisti . Una banda pronta a punire "il frocio" Pasolini, un banda che già lo aveva minacciato. Ma a trenta anni dalla sua morte, i dubbi su chi realmente assassinò Pier Paolo Pasolini sono tutti ancora intatti.
Mario Gelardi

Mario Gelardi
Autore e regista di “Idroscalo 93” spettacolo prodotto dal Teatro Mercadante di Napoli, per il ”Progetto Petrolio” diretto da Mario Martone. Premio Flaiano 2002 con malamadre. Finalista premio Riccione 99 con Così Leggero (scritto con Ivan Castiglione) Vincitore del premio della critica a Schegge D’Autore (2002) con “La Regola dell’assassino”. Vincitore con Solo per te, del premio Drammaturgia oggi. Autore di “Limoni” diretto da G. Miale di Mauro e di “Fango”, monologo sulla tragedia di Sarno del 1998, interpretato da Nello Mascia rappresentato al Teatro Mercadante di Napoli e al Piccolo di Milano, trasmesso da RADIO TRE e da RAI DUE. Autore con Giuseppe Miale di Mauro di “Santa Maria del pallone”, “L’ultima corsa di Fred” spettacolo su Fred Buscaglione, rappresentato al Premio Massimo Trioisi, Benevento Città Spettacolo e Angeli a sud e “Le parole per Angela” interpretato da Maria Basile. Ultimo lavoro “Il bello della Boxe” in scena al Teatro Studio di Milano, per il festival “Teatri dello sport”. Attualmente Mario Gelardi e Giuseppe Miale di Mauro, sono in finale con il loro progetto di spettacolo “Quattro”, al Premio Ustica per il teatro, organizzato dall’associazione Scenario.


organizzazione: Centro Servizi Culturali S. Chiara