La storia di Nadežda Mandel’štam e di suo marito Osip, poeta

Convegno

Biblioteca di conversazione

Incontro con Elisabetta Rasy

"A cantare davvero e in pienezza di cuore, finalmente tutto il resto scompare: non rimane che spazio, stelle e voce". Sono versi di Osip Mandel’štam, poeta nato a Varsavia nel 1891 e morto di malattie e stenti, in circostanze mai chiarite, in un gulag nei pressi di Vladivostok, nel 1938. Fu uno dei più significativi rappresentanti del movimento definito acmeismo ma, non gradito al regime di Stalin, Mandel’štam fu prima "condannato" dalla Prava, poi confinato e infine arrestato e recluso.
Accanto a Osip Mandel’štam, a condividerne vita e destino, la moglie Nadežda Yakovlevna Mandel’štam che fin dai difficili tempi dell’ostracismo e pure dopo la morte di Osip, conservò l’opera poetica del marito nascondendola, memorizzandola e trascrivendola. Quando poté, cioè solo dopo una prima riabilitazione che arrivò nel ’58, Nadezda tornò a Mosca e scrisse un meraviglioso libro di memorie dal significativo titolo, L’epoca e i lupi, nel quale ripercorre gli avvenimenti occorsi a Osip e a lei stessa, accanto ad alcune figure fondamentali della letteratura russa come Anna Achmatova e Pasternak.

La storia di Nadežda Mandel’štam e di suo marito Osip, poeta, verrà raccontata nella sala degli affreschi dalla scrittrice Elisabetta Rasy, autrice, tra gli altri romanzi, del libro La scienza degli addii nel quale questa storia indimenticabile è splendidamente narrata.