Up

di Pete Docter

Mai più di adesso Up è un toccasana, una medicina visiva che posiziona in uno stato di comfort emotivo non apparente. Una casa volante, come non si è mai vista, porta in cieli e terre selvagge e non importa se si è ancora sul divano di casa: si è viaggiato allegramente con eccentrici personaggi dalle metropoli che nascono alle giungle selvagge che resistono.

Tutti abbiamo i nostri eroi: il piccolo Carl Fredrickson adora l’esploratore Charles Muntz che viaggia per il mondo alla ricerca di animali rari e stravaganti. E poi c’è Ellie che agli eroi preferisce le esperienze vissute in prima persona e sogna di recarsi in Venezuela per raggiungere le Cascate Paradiso. Carl Fredrickson le promette – croce sul cuore - di portarla fin là, ma prima si fidanzano, poi si sposano, poi costruiscono casa, poi la ristrutturano e la ristrutturano ancora, poi … il tempo passa troppo velocemente. Ed è così: il registra muove nel segno della celerità le vite di Carl e di Ellie che si incontrano, si uniscono e si separano nuovamente. Nello scorrere degli anni quello che conta è ciò che si fa del ricordo della compagna o del compagno di una vita. E Carl Fredrickson non ha dubbi: andrà alle Cascate Paradiso e lì porterà la sua Ellie. Da questo momento parte un viaggio avventuroso e inverosimile di una piccola casetta unifamiliare trasportata da migliaia e migliaia di palloncini colori, che fanno del caleidoscopio un binocolo in bianco e nero.

Come sempre c’è un imprevisto e in Up, l’imprevisto si chiama Russel, un boy scout di otto anni seriamente intenzionato ad assistere gli anziani, che si ritrova sulla veranda del burbero Carl Fredrickson proprio nel momento nel quale la casa prende il volo, cioè il momento sbagliato. Tutto il resto della pellicola è magia: sarcastica, ironica, crudele, indimenticabile. Up è un film che si continuerebbe a guardare, non per nulla nel 2009 è arrivato alla candidatura agli Oscar come miglior film di animazione. Non da meno la colonna sonora ideata da Michael Giacchino che ha vinto il premio Oscar nel 2010.

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Up è scritto e diretto dal regista statunitense Peter Hans “Pete” Docter con Bob Peterson e realizzato da Pixar Animation Studios in co-produzione con la Walt Disney Pictures. Colossi dell’animazione che hanno costruito un prodotto intergenerazionale. La chiave di volta di Up è che tutti si possono ritrovare: in un personaggio, in una reazione, in un atteggiamento, in un comportamento più o meno esemplare. Si ritrova una sorta di universalismo non superficiale in Up: la bellezza dell’amore coniugale, la voglia di aiutare gli altri, la rigidità nel combattere a tutti i costi le imprese economiche che non si giustificano, la ricerca della natura selvaggia e del luogo ‘esotico’ quale rifugio del corpo e dell’anima, il ritrovarsi in nuovi se stessi fino a scoprire che le case, come qualsiasi altro oggetto che ci circonda, “sono solo case”, sono solo oggetti. Ciò che conta sono i legami, trasparenti ma forti, che si creano tra le persone che vivono congiuntamente avventure, emozioni, ricerche ostinate di giustizia. Up colpisce nel segno, attraversando gli occhi con un disegno ricco di colori e un approccio caricaturale che non si dimentica, arrivando al cervello e insinuandosi nei suoi interstizi per sfociare nel cuore e nell’anima e adagiandosi lì per un po’, perché è bello pensare che non c’è età per trasformare se stessi e che le nuove generazioni sono spesso foriere di cambiamenti! E che forse ciò da cui si fugge è anche ciò a cui si vuole tornare!

redazione
parte di: ANIMA

26/03/2021