#2. Ciucioi: le architetture e il restauro

Chiesa, palazzo e castello

Il palazzo, il castello e la chiesa (ph. cb) [ Soprintendenza per i beni culturali ]

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Continuiamo il percorso alla scoperta degli spazi e delle peculiarità dello spettacolare giardino ottocentesco affacciato sul torrente Avisio.

Nella sua creazione, innestata sul porfido vivo di una cava medievale, Tommaso Bortolotti spinse al limite le consuetudini dell’architettura del verde. I giardini sono un connubio di arte e natura, in cui prevale in genere la componente vegetale. Non è così per i Ciucioi, dove le superfici verticali superano per estensione quelle orizzontali e le opere in muratura sopravanzano gli spazi verdi. Sopra i terrazzamenti coltivati, infatti, svettano maestose costruzioni, che rimandano ai luoghi emblematici del potere spirituale, politico e militare - la chiesa, il palazzo, il castello - e richiamano con eclettismo diversi stili del passato.

Dalla casa del giardiniere si raggiunge il “palazzo”, con la grande nicchia ogivale sormontata dalla loggia con balaustra, di ispirazione rinascimentale. A monte si sviluppa il “castello”, imponente costruzione neomedievale in sasso a vista, che riflette il gusto romantico per le finte rovine. Più a est, la facciata neogotica della “chiesa” è una pura quinta scenografica che aderisce alla parete collinare, senza alcuno spazio retrostante, qualificando il giardino come una grande macchina teatrale cui il paese di Lavis fa da platea. 

Per rendere ancora più ricche le sue ‘scenografie’, Bortolotti ricorse anche a pitture trompe-l’oeil. La fascia centrale del prospetto del palazzo, a finto bugnato, è scandita da finestre dipinte, mentre l’oculo al centro del timpano della chiesa simula un orologio.

Questi decori sono stati oggetto di recupero nell’ambito della lunga e attenta campagna di restauro avviata a 130 anni dalla morte del suo creatore. Ai primi del 2000, infatti, i crolli della parete rocciosa e dei terrazzamenti, il dilagare della vegetazione infestante, la perdita di elementi architettonici e il dilavamento degli intonaci facevano temere per la sopravvivenza del giardino. 
Il restauro ha dato nuova vita al sito, realizzando il consolidamento della viva roccia, eliminando erbe e piante infestanti e integrando le murature pericolanti; in aggiunta si sono restaurati tutti gli elementi decorativi sopravvissuti, dai dipinti ai balaustri, in qualche caso riproposti dove le testimonianze storiche lo permettevano. 

(cb, km, apm)


12/11/2020