#3. Ciucioi, una “macchina efficiente”

Le vie dell’acqua, le vie dell’aria

Il giardino e i suoi terrazzamenti (ph. Paolo Sandri) [ Soprintendenza per i beni culturali di Trento]

#laculturanonsiferma #museichiusimuseiapertiattosecondo #chiusinonfermi #laculturacura 

 

Riprendiamo il nostro percorso alla scoperta del giardino ottocentesco concepito e sviluppato da Tommaso Bortolotti dalla sequenza dei terrazzamenti, ricavati sagomando il costone roccioso e collegati tra loro da ripide scalette. Ai piedi dell’imponente architettura del “palazzo”, sul secondo gradone, ci troviamo di fronte una piccola fontana a zampillo. L’acqua è da sempre tra gli elementi costitutivi di giardini e parchi storici, condotta e incanalata con soluzioni che sono sfoggio di capacità tecniche e progettuali, come attesta il complesso sistema di canalizzazione ideato da Bortolotti per la sua creazione, pensata anche come una “macchina” efficiente.

All’estremità opposta del ripiano, si entra in un locale adibito a “giardino d’inverno”, dove venivano ricoverate le piante in vaso durante la stagione fredda. I recenti lavori di restauro del sito hanno portato alla luce un gran numero di frammenti di vasi, simili tra loro. Non esistono testimonianze che documentino con precisione le tipologie di piante coltivate da Bortolotti e la loro collocazione, presumibilmente sui terrazzamenti e lungo le scale; la grande quantità di cocci, alcuni dei quali numerati, fa ritenere però che vi fosse un elenco dei vasi e delle rispettive posizioni all’interno del giardino, per una rapida ricollocazione delle piante al ritorno della bella stagione.

Ancora oggi all’interno del giardino d’inverno è possibile osservare elementi dell’ingegnoso impianto di circolazione dell’aria messo a punto dal Bortolotti per le esigenze di riscaldamento o raffrescamento degli ambienti: alle bocche a pavimento dei condotti d'aria si aggiungono le canalette di raccolta della condensa predisposte alla base dei muri. 

Il punto di origine dei condotti è stato individuato in un locale presumibilmente destinato alla produzione di aria calda, o vapore, per questo chiamato “stanza dei fuochi”. Il vano, ricavato al termine del primo terrazzamento, subito sotto il giardino d’inverno, era un tempo inaccessibile ai visitatori in quanto locale meramente funzionale, legato alla gestione della “macchina del giardino”. Durante i lavori di restauro non sono state trovate tracce di fumo; sono stati invece rinvenuti i frammenti di una stufa "a olle" in maiolica verde e bianca, che alla morte improvvisa di Bortolotti, tuttavia, forse non era ancora mai stata messa in funzione. 

(cb, km)


19/11/2020