I Reti: le attività produttive

I numerosi manufatti in ferro, zappe, falci, falcetti, roncole e macine, riportati alla luce dagli archeologi ci dicono che una delle attività maggiormente praticate dai Reti era l’agricoltura.

Sappiamo che i Reti utilizzavano l’aratro, come documentato sulla situla di Sanzeno, un recipiente in bronzo tipico dell’età del Ferro. Conosciamo quali erano le piante coltivate grazie al rinvenimento di semi non completamente carbonizzati di frumento, orzo, miglio e segale. Questi cereali venivano lavorati con particolari macine in pietra, dette a tramoggia e leva, per ottenere farine con le quali cucinare pani e zuppe. Tra le coltivazioni non mancavano le leguminose: fave, piselli e lenticchie.

Grande importanza costituiva la viticoltura, diffusa nella nostra regione a partire proprio dall’età del Ferro e testimoniata da vinaccioli, roncole per la potatura delle viti, vasellame e utensili legati al consumo del vino, oltre che da scene di degustazione di vino raffigurate sulle situle in bronzo.

Oltre all’agricoltura venivano raccolti frutti selvatici fra i quali nocciole, corniole, pere selvatiche, fragole, lamponi e sambuco.

All’agricoltura si affiancavano le attività di allevamento e di pastorizia. Le ossa animali rinvenute negli scavi, indicano fra gli animali domestici abbondante presenza di ovicaprini (capre e pecore) e di bovini (mucche), mentre poco diffusi erano i suini ed i polli. Anche la caccia era poco praticata.


16/04/2020