Querelle de Brest
Germania/Francia, 1982
Durata: 120'
Regia: Rainer Werner Fassbinder
Cast: Brad Davis, Franco Nero, Jeanne Moreau, Laurent Malet
Le peripezie e il calvario del marinaio Querelle che sbarca a Brest e va incontro al suo destino di contrabbandiere d'oppio, sodomita, assassino. Ultimo film di R.W. Fassbinder (1945-10 giugno 1982), in concorso a Venezia nel settembre dello stesso anno e distribuito in Italia (dopo una bocciatura in censura) con 48 m (meno di 2 minuti) in meno e il titolo del romanzo di Jean Genet da cui è tratto. "Ha ragione il regista a rivendicare come tema del film non l'omicidio e l'omosessualità, ma il problema dell'identità... Querelle è l'esatta rappresentazione di un cortocircuito dei ruoli e della divisione" (Lodovico Stefanoni). Sebbene la tematica della violenza e della sopraffazione che dominano i rapporti umani sia costante nel cinema di Fassbinder, anche nei suoi film di taglio omosessuale (Le lacrime amare di Petra von Kant, Il diritto del più forte), non sembra felice il suo incontro con Genet che tende a fare un'esaltazione mistica dell'abiezione e del delitto. Fassbinder non è mai stato un mistico. A livello figurativo il fascino del film è innegabile per la glaciale sapienza luministica (giallo, arancio, blu) e la stilizzazione teatrale della scenografia, ma forte è il sospetto che si tratti di un film manieristico e decorativo, sia pur di un manierismo di alta classe. C'è stilizzazione, non stile.
Il Vengeur approda a Brest, portando Querelle e il tenente Seblon, che racconta ad un magnetofono il suo amore per quell'universo umano e per Querelle. A Brest c'è la Feria (un bordello elegante e malfamato), con Nono, il proprietario, e sua moglie Lysiane, amante di Robert (fratello di Querel- le). Tra i due fratelli esiste un accordo segreto che si rinnova in un rito sempre più violento ogni volta che si incontrano. Sbarcato, Querelle offre a Nono una partita d'oppio. Querelle in un estremo gesto d'amore, uccide Vic che lo ha aiutato a sbarcare la merce. Ora, per espiare questo omicidio, accetterà di farsi sodomizzare prima da Nono, poi da Mario, un poliziotto cliente abituale della Feria. Intanto il muratore Gil Turko ha ucciso un compagno di lavoro, Theo Celine, esasperato dalle sue continue provocazioni. Nascosto nelle celle di un ex bagno penale, Gil è raggiunto da Querelle, affascinato dalla possibilità di incontrare un altro colpevole. Sbalordito dalla straordinaria somiglianza tra questi e il fratello, Querelle dapprima convince Gil che è responsabile del primo omicidio, e poi lo aiuta a fuggire dichiarandogli il suo amore. E subito lo denuncia alla polizia: Gil viene arrestato e confessa i due omicidi. La colpa di Querelle è cosi espiata. Non gli resta che ubriacarsi per il dolore, dopo aver rifiutato il corpo di Lysiane. E si offre a Seblon. I due se ne vanno e Lysiane scopre nei tarocchi che Querelle non è fratello di Robert. Tutti ridono. Il Vengeur riparte.
Accettando la regia del film R. W. Fassbinder disse: «'Querelle de Brest' deve diventare un film sulla passione di Nostro Signore». Querelle è infatti l'opera religiosa per eccellenza di F: assistiamo alla purificazione di un uomo in attesa della Visitazione angelica. «Nostro compito è di esprimere l'universale che si cela in un fenomeno particolare. Non si tratta più di un'opera d'arte, perché l'opera d'arte è libera» (didascalia del film). Querelle è puro cinema di poesia che trova la sua più diretta ispirazione nella stessa vita di F. votata alla solitudine e in 'Un chant d'amour' di Jean Genet. È stato girato in 26 giorni, con un costo di 4 milioni e 400 mila marchi. La maggior parte della critica l'ha accolto con inutile scandalismo, cosi come la maggior parte del pubblico. Marcel Carné, presidente della giuria a Venezia, dove il film è stato presentato, ha dichiarato: «Ero il solo a difendere Querelle e continuo a credere che, anche se contrastata, l'ultima opera di F., lo si voglia o no, la si deplori o no, avrà un giorno il suo meritato posto nella storia del cinema». Dedicato alla memoria di un amante suicida, il film è immerso in una luce arancione-violetta, che illumina una scenografia tutta ricostruita in studio, disseminata di simboli fallici. I personaggi si muovono con la lentezza ieratica di una sacra rappresentazione.
Scheda di Bruno Venturi