Abitare nella preistoria: le palafitte dell'arco alpino

Un trailer del documentario, prima puntata della nuova edizione di “Italia. Viaggio nella Bellezza”

[ foto Archivio Ufficio beni archeologici PAT]

Scoperte più di un secolo e mezzo fa, e riconosciute di recente dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità, le palafitte dell’arco alpino rappresentano uno straordinario serbatoio archeologico che ci racconta una delle avventure umane più importanti della preistoria recente. A partire dal sesto millennio avanti Cristo, infatti, diversi gruppi umani si sono insediati negli ambienti umidi disponibili a nord e a sud delle alpi. Hanno piantato dei pali nel terreno e hanno costruito quelli che gli archeologi chiamano villaggi palafitticoli o lacustri.

Una volta abbandonati, questi villaggi sono finiti col passare del tempo sommersi dall'acqua o inghiottiti dalle torbiere. Sigillate in un ambiente umido, al riparo dal contatto nocivo con l’aria, le palafitte hanno così trovato una condizione unica per la conservazione dei materiali organici più deperibili. Il legno preistorico; gli scarti alimentari, i resti di semi, o i frammenti di tessuto hanno sfidato i millenni e hanno offerto agli archeologi un archivio eccezionale di conoscenze sulla vita quotidiana delle prime società agricole.

La prima puntata di “Italia. Viaggio nella Bellezza” ci porta a conoscere questo affascinante mondo lontano nel tempo: dalle palafitte sommerse del Lago Varese, a quelle sepolte sotto le torbiere nell'area gardesana, agli importanti siti del Trentino di Molina di Ledro e di Fiavè.A guidarci in questo viaggio alcuni tra i principali protagonisti della ricerca e della valorizzazione dei siti palafitticoli italiani: Franco Marzatico e Paolo Bellintani del Soprintendenza per i beni culturali della Provincia Autonoma di Trento, Marco Baioni del Museo archeologico della Valle Sabbia di Gavardo, Francesco Rubat Borel, attuale direttore del Museo Pigorini di Roma, e Marc-Antoine Kaeser, direttore del Laténium, Museo Archeologico di Neuchatel.

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Eugenio Farioli Vecchioli

11/01/2016