Area archeologica di Fiavé

Una passeggiata nell’incantevole biotopo di Fiavé per visitare i resti dell’antico insediamento palafitticolo, e quindi tappa al Museo delle palafitte

Nell’area interessata da tali scavi è stata messa in luce una porzione di abitato, caratterizzata da fitte palificazioni, pavimentazioni lignee e massicciate, e delimitata, verso l’antico specchio del lago, da una consistente barriera di pali accostati. R. Perini, La palafitta di Fiavé – Carera..., 1972

Passeggiando nell’incantevole biotopo di Fiavé è possibile visitare i resti dell’antico insediamento palafitticolo, situato nella torbiera che occupa la sede dell’antico lago Carera.

Le ricerche archeologiche, condotte sotto la direzione di Renato Perini e successivamente di Franco Marzatico, hanno portato alla luce eccezionali tracce riconducibili a diverse fasi insediative, conservatesi grazie «all’azione protettiva esercitata dall’acqua e dai depositi a limi, torbe e resti vegetali» (Perini 2001; Marzatico 2011).

Segni della presenza umana sono attestati in zona, in modo episodico, a partire dal Mesolitico, mentre la prima fase di stanziamento documentata risale al tardo Neolitico, quando, tra il 3800 e il 3600 a.C. (datazione al 14C), furono costruite lungo le sponde dell’isoletta della Carera alcune capanne, edificate su un livello di ghiaie e pietre a sua volta posto su uno strato isolante di tronchetti e ramaglie (Pedrotti 2001, p. 161; Marzatico 2011). La stessa area fu occupata, successivamente, agli inizi del Bronzo antico (2200-2000 a.C.), mentre in una vicina insenatura dell’antico lago si sviluppò, nel Bronzo antico avanzato, un esteso abitato palafitticolo.

Il colpo d’occhio dei pali – conficcati nell’antico fondo lacustre per circa 4-5 m e lunghi complessivamente fra i 9 e i 10 m – è impressionante nelle foto di scavo. Gli abitanti di questo insediamento della prima metà del II millennio a.C. avevano una ‘economia’ basata principalmente sull’allevamento di caprovini, bovini e suini, integrata dall’attività agricola – con la coltivazione di cereali e leguminose nelle aree pianeggianti vicine al sito –, sostenuta dalla raccolta di frutti spontanei (mele, pere, fichi, ciliegie, more, fragole, lamponi, sambuco) e, in modo del tutto marginale, dalla caccia (Perini 2001, pp. 316-321; Marzatico 2011).

I reperti, recuperati durante le campagne di scavo rese complesse dalla presenza dell’acqua, testimoniano una spiccata qualità della produzione lignea e un alto livello tecnico raggiunto dagli artigiani nel lavorare la fibra vegetale, allo stesso modo nel materiale in bronzo recuperato è stata riconosciuta l’opera altamente specializzata di metallurghi. La produzione maggiore però è rappresentata da contenitori in ceramica, alcuni di elaborata fattura (Perini 2001, pp. 321-326). La vita di questo ‘microcosmo’ proseguì fino alla fase centrale della media età del Bronzo, ma in tempi successivi l’area fu abbandonata e venne colonizzata nuovamente la zona occupata nel tardo Neolitico. Qui sorse un villaggio, cinto da una fitta palizzata verso il lago – all’epoca profondo 4-5 m –.

L’insediamento era caratterizzato da un’ingegnosa quanto pratica soluzione costruttiva: lungo la sponda e nel bacino lacustre la fondazione delle palafitte era realizzata mediante dei pali verticali a plinto, che si appoggiavano sul fondo a un reticolo di pali ortogonali tra loro che avrebbe permesso di distribuire omogeneamente il peso delle capanne soprastanti. Tuttavia non mancavano anche delle costruzioni con pavimento ligneo realizzate sulla sommità della penisola, in ambiente asciutto (Marzatico 2011).

Tra il 1969 e il 1976 furono localizzati i resti di undici focolari e la fondazione di altrettante abitazioni, che richiesero evidentemente capacità organizzative e la presenza di abili carpentieri. L’economia era sempre costituita, principalmente, da agricoltura e allevamento (preponderante); i capi erano tenuti bradi nella bella stagione mentre nei mesi più rigidi sappiamo che i caprovini venivano ricoverati all’interno dell’abitato. Sia nell’organizzazione delle strutture abitative sia nella produzione di cultura materiale si riscontrano caratteri di floridezza e coesione della comunità, persistenti fino a quando il villaggio fu colpito da un furioso incendio, che distrusse l’abitato e causò l’abbandono della palafitta (Perini 2001, p. 324).

Lo studio dei resti degli abitati palafitticoli ha permesso di superare le dispute sull’effettiva esistenza di capanne sostenute da pali realizzate sull’acqua. Grazie alle scoperte si è accertato che le soluzioni edilizie variavano e che potevano anche coesistere capanne all’asciutto, su sponda ed entro l’alveo del lago. L’area tornò a essere abitata solo nel Bronzo recente (1350-1200 a.C.), sfruttando però un modello insediativo diverso da quello su sponda e specchio lacustre. Un villaggio, infatti, fu organizzato sui versanti del vicino doss Gustinaci, realizzando delle «costruzioni rettangolari in legno entro terrazzi artificiali, protetti a monte da muretti a secco con funzione di contenimento e di drenaggio» (Marzatico 2001, pp. 377-378).

I reperti, recuperati nel corso delle campagne di scavo, sono visibili nel vicino museo delle Palafitte di Fiavé dove sono proposti plastici e ricostruzioni.

Il testo è tratto da: M. Dalba 2014Dal Castello di Stenico ai castelli delle Giudicarie. Itinerari d’arte e di storia, Trento, Castello del Buonconsiglio. Monumenti e collezioni provinciali, 175 pp.

Bibliografia citata nel testo

M. Lanzinger, F. Marzatico, A. Pedrotti (a cura di) 2001, Storia del Trentino, I, La preistoria e la protostoria, Bologna.

A. Pedrotti 2001, Il Neolitico, in M. Lanzinger, F. Marzatico, A. Pedrotti (a cura di) 2001, pp. 119-181.

R. Perini 1972, La palafitta di Fiavé - Carera, in “Preistoria alpina - rendiconti”, VIII, pp. 199-253.

R. Perini 2001, L’età del Bronzo Antico e Medio, in M. Lanzinger, F. Marzatico, A. Pedrotti (a cura di) 2001, pp. 287-335.

F. Marzatico 2001, L’età del Bronzo Recente e Finale, in M. Lanzinger, F. Marzatico, A. Pedrotti  (a cura di) 2001, pp. 367-416.

F. Marzatico 2011, L’età antica, in F. Marzatico, E. Migliario (a cura di), Il territorio trentino nella storia europea, I, L’età antica, pp. 15-120.

Michele Dalba, Lia Camerlengo - rispettivamente autore del volume e responsabile del progetto

12/10/2015