Storia di Palazzo del Monte

Edificato nel 1510 su uno dei crocevia nevralgici della città, si distingue per gli affreschi di soggetto mitologico 

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Edificato nel 1510 su uno dei crocevia nevralgici della città, il palazzo si distingue per gli affreschi di soggetto mitologico eseguiti tra il 1515 ed il 1519. Gli affreschi sono coerenti alle strutture murarie: evidentemente una decorazione pittorica del palazzo era stata prevista sin dall’inizio dei lavori, infatti si può notare una felice integrazione delle cornici, delle mensole e in generale degli elementi lapidei con quelli affrescati ed illusionistici.

Committenti ne furono i nobili Meli (o de Melis), come dimostra la loro arma affrescata sotto il poggiolo su via San Marco, troncata: nel primo di azzurro alla figura d’uomo a mezzo busto sorreggente una pianta di melo, nel secondo di bianco. Pur rimanendo in buoni rapporti con la città, i nobili si trasferirono a Cremona verso il 1535-40; il palazzo, quindi, fu venduto a Lorenzo Basso.

Basso era un ricco borghese di origine veneta che dal 1535 abitò in un quartiere di scarso rilievo, borgo di San Martino, ma che dal 1540 si trasferì in via San Pietro dove vivevano tutti i maggiorenti della città. Nel 1544 fu nominato console e nel corso di questo decennio fece costruire la villa a Margone (Ravina). Morto verso il 1558, lasciò la casa e i suoi beni a Gabriele e agli altri suoi figli. Con loro la famiglia si estinse, e il palazzo venne venduto alla famiglia Wieser.

Nel 1590 ne venne venduta una metà a Gaspare Wieser, mentre l’anno successivo (1591) venne venduta l’altra metà a suo padre Antonio Wieser. Gaspare vi collocò sin da subito il suo aromatario (drogheria). Alla fine del 1612 morì senza eredi, quindi il palazzo passò a sua sorella e al marito, Antonio del Monte.

Antonio del Monte (o dal Monte) vi si trasferì intorno al 1613 anche se ne entrò legalmente in possesso solo nel 1628. La famiglia del Monte era probabilmente originaria di Montevaccino (circoscrizione Argentario, comune di Trento); nel corso della sua storia si spostò in valle per migliorare la propria posizione sociale. Fra i suoi successori si ricordano Leonardo del Monte, console di Trento per ben sei volte tra il 1622 e il 1647, e un altro Antonio, celebre cambiavalute di metà Seicento. Nobilitati dall’arciduca Ferdinando Carlo nel 1654, anche i del Monte ornarono il palazzo del loro stemma (inquartato: nel primo e nel quarto di rosso, nel secondo e nel terzo di argento con sul tutto una banda azzurra caricata di tre stelle a otto punte, probabilmente dorate) che si trova scolpito nel marmo sia all’interno che all’esterno del palazzo. Il palazzo probabilmente deve il nome a questa famiglia che lo possedette più a lungo rispetto agli altri proprietari (167 anni). Nel 1780 fu venduto a Giacomo Barbacovi, essendo rimasto Antonio Simone Leonardo del Monte senza eredi.

Giacomo Barbacovi all’inizio dell’800 curò il restauro del tetto ma a causa di un incidente, la marcia trionfale che era affrescata nel sottogronda, venne eliminata.

Nel settembre 1886 il palazzo passò a Simone Rohr che ordinò diversi interventi e ristrutturazioni. I più importanti furono l’apertura del nuovo ingresso su via San Marco, la riattazione della scala marmorea all’interno e l’apposizione del suo stemma sia all’esterno che all’interno (un leone che sorregge un tubo, probabilmente perché il suo cognome ricorda l’onomatopea del ruggito di un leone, e perché “Rohr” in tedesco significa “tubo”). 

Intorno al 1932 il palazzo passò alla famiglia Bertagnolli che vi portò la farmacia Sant’Antonio, nell’angolo sud-ovest del pianterreno, ovvero sull’incrocio di via del Suffragio con via S. Marco.

Nel corso della seconda guerra mondiale a causa di un bombardamento, il palazzo prese fuoco. La Soprintendenza intervenne tempestivamente, curandone la copertura provvisoria e un sommario restauro negli anni 1952-53.

I successivi due restauri risalgono rispettivamente al 1982 e al 1991.

Angelica Rudari - studentessa del Liceo classico Giovanni Prati

30/01/2019