Ecomuseo del Vanoi

Nel Vanoi l’Ecomuseo ha organizzato i siti a partire dall’individuazione di 7 temi: l’acqua, il legno, l’erba, la pietra, il sacro, la mobilità, la guerra

Capitello della Peste, Lozen [ Ecomuseo del Vanoi]

Nel Vanoi l’Ecomuseo ha organizzato i siti a partire dall’individuazione di 7 temi: l’acqua, il legno, l’erba, la pietra, il sacro, la mobilità, la guerra. Canal San Bovo è sede della Casa dell’Ecomuseo, dove vengono presentati gli allestimenti delle altre sedi e le mostre temporanee. A Zortea si trova la Stanza del Sacro alla quale sono collegati, in ogni frazione della valle, gli itinerari degli affreschi murali. A Ronco si visitano la calchèra e i mulini, a Caoria la Casa del Sentiero etnografico, il Museo della Grande Guerra sul Lagorai, il cimitero militare, la centrale idroelettrica; da Caoria parte anche il Sentiero etnografico del Vanoi. A Gòbbera, sito di interesse è la calchèra. L’Ecomuseo è anche promotore di corsi e iniziative per la valorizzazione di saperi, tecniche e gastronomia tradizionali. Il Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino, che include parte di questo territorio, è promotore dell’Ecomuseo.

L'Ecomuseo del Vanoi è:
un museo dello spazio , diffuso ed esteso a tutto l'ambiente, al paesaggio, ai luoghi e alle attività umane, alla cultura materiale e spirituale, agli spazi da riconoscere e vivere quotidianamente.
un museo del tempo , che dal passato dell'uomo in questo territorio, lo segua nel presente, aprendosi al futuro, riconoscendo la continuità della storia, le trasformazioni e le evoluzioni possibili
un museo della comunità , uno specchio nel quale la popolazione si guarda per riconoscersi, dove cercare i valori del territorio a cui è legata, porgendolo ai suoi ospiti per farsi meglio comprendere nel rispetto del suo lavoro e delle sue identità
un museo dei saperi , ancora presenti nelle attività, nei mestieri e nelle conoscenze conservate nella memoria viva e nella maestria di molti abitanti, ancora recuperabile come risorsa lavoro e riproponibile in nuove forme creative ed imprenditoriali.

L'Ecomuseo cura l'individuazione, la conoscenza e la trasmissione del patrimonio diffuso su tutta la Valle del Vanoi attraverso l'identificazione e l'approfondimento di 7 temi cardine: acqua, legno, pietra, erba, sacro, guerra e mobilità.

Acqua
Nel Vanoi l'acqua la va in dò: è il torrente Vanoi con i suoi affluenti infatti a caratterizzare l'onnipresenza di un acqua che corre, che plasma i luoghi della valle e quindi scende verso la pianura e il mare. Ma come le acque sono la matita che disegna tutte le forme del territorio, su questo ordito l'uomo ha tessuto la sua trama, usando l'acqua come risorsa per costruire gli insediamenti. Fontane e lisciaie nei paesi, canali di irrigazione e laipi sui pradi, sorgenti sugli alpeggi, hanno reso abitabili queste terre. Mulini, fucine, folli e segherie idrauliche ne hanno utilizzato la forza motrice, mentre il torrente è stato per secoli via di trasporto del legname verso il mare.
Ancora oggi queste acque sono contese da interessi esterni, in particolare per la produzione di energia elettrica, mentre resta viva nella memoria collettiva la forza distruttrice dell'acqua, che per secoli ha devastato la valle.
Consigliabile la visita all'Anello dell'Acqua, ai Molini di Ronco, alla Siega de Valzanca sul Sentiero Etnografico.

Sacro
A vivere nel Vanoi, tra acque furiose e alto dei cieli, il sacro fu in passato un' esigenza irrinunciabile.Un significativo rapporto con il Cielo, con la parte immateriale che compensava la dura e incerta vita materiale, ha disseminato la valle del Vanoi di molti segni di devozione, in parte già recuperati, in parte da scoprire.
Non si trattava infatti solo di sopravvivenza fisica, ma anche di “vivere sopra”, vivere quindi in una dimensione superiore e motivante, date le condizioni estreme della vita materiale.
I segni del sacro sono ovunque: potete incontrare lungo i percorsi oltre 30 affreschi già recuperati e capitelli e crocifissi da poco restaurati; ma soprattutto potete scoprire ovunque le tracce del rapporto creato nei secoli tra la Comunità del Vanoi e il suo Cielo.
E questo rapporto alimenta anche l'attitudine al teatro. Ci sono infatti pervenuti alcuni copioni sette-ottocenteschi di sacre rappresentazioni, la cui messa in scena coinvolgeva interi villaggi, come ancor oggi succede per il dramma Godimondo e Fortunato, rappresentato a Prade con cadenza decennale.
Consigliabile la visita alla Porta del Sacro a Zortea e agli Anelli del Sacro.

Mobilità
È a partire dal Settecento che il modello economico-sociale delle comunità insediate nel Vanoi si consolida, attraverso una struttura di nuclei agricoli stabili sui fondovalle, con i loro pradi a mezza quota. Ciò ha richiesto una minuta organizzazione verticale del lavoro e del territorio, con continui movimenti interni ed esterni di uomini, merci e animali, che hanno innervato il paesaggio di miriadi di sentieri.
Ma non ci si muoveva solo all'interno e in verticale. Molti sono stati gli emigranti, gli sfollati, i deportati. Molti i venditori ambulanti, i cròmeri o clòmeri, che uscivano o che entravano. E gli artisti viandanti, i frescanti del Vanoi.
Ancora oggi muoversi, anche se in modi diversi dopo lo storico abbandono dell'agricoltura di sussistenza, resta la strategia privilegiata per la sopravvivenza della comunità insediata e degli immigrati che cominciano ad arrivare.
Consigliabile la visita alla Porta della Mobilità a Caoria e a tutto il sentiero Etnografico.

Erba
Cercare l'erba è stata per secoli la principale attività quotidiana che, assieme alla risorsa legno, ha permesso la sopravvivenza della popolazione fino agli anni '60 del Novecento. Molti saperi si sono sviluppati attorno all'erba: dal saper riconoscere e nominare ogni tipo di erba e di fieno e le loro proprietà, al saperle utilizzare per l'alimentazione, per ottenere certi tipi di latte, per curare uomini e bestie.
L'erba cresce sulle rive, sui pradi, sulle part. I pradi sono - o meglio erano - vaste estensioni prative di mezza quota, disboscate sistematicamente negli ultimi 3 secoli, per ottenere l'erba e il fieno necessari all'allevamento dei bovini
Inscindibilmente legata ai pradi e testimone del loro sfruttamento, vi è una miriade di edifici rurali, i tabiàdi e le casère, utilizzati un tempo stagionalmente per lo stoccaggio del fieno e la lunga permanenza degli agricoltori/allevatori, ma oggi in grave stato di abbandono.
Consigliabile la visita a Prà de Madego, ai Pradi de Tognola e alla malga Vesnòta de sora sull'Anello dell'Erba

Legno
Lo sfruttamento economico delle ampie foreste del Vanoi è molto antico e risale per lo meno al XIV secolo.
La silvicoltura e la produzione di legname hanno rappresentato da sempre l'integrazione economica principale dell'attività agropastorale. Ma, come per l'energia elettrica o l'estrazione mineraria, il legno è stata una delle risorse storicamente sottratte alla comunità.
Migliaia di metri cubi di tronchi fluitavano ogni anno lungo il Vanoi, il Cismon e poi il Brenta fino a Venezia per costruire navi della Repubblica Marinara, mentre i buschièri rischiavano la vita avvallando il legname dal bosco lungo scivoli ghiacciati.
Sempre più gli antichi saperi e mestieri del legno sono minacciati, sempre meno si sega in valle, mentre a Berni resta l'ultimo costruttore di rastrelli in legno.
Consigliabile la visita alla segheria ad acqua di Valzanca e alla cava Medaluna in Val Redos sull'Anello del Legno

Guerra
1914: dopo secoli di depredamento delle risorse da parte dei potenti signori austriaci e veneti, la valle viene investita dalla prima guerra mondiale.
Tutti gli uomini dai 18 ai 65 anni vengono arruolati per combattere in Galizia e in seguito portati come prigionieri in Russia. La situazione precipita nel maggio 1915, con l'entrata in guerra dell'Italia. Gli austriaci si ritirano portando con sè la popolazione rimasta fino ai campi profughi di Mitterndorf e Brunau. Nel dicembre 1915 saranno gli italiani ad evacuare completamente Caoria avviando i profughi in Liguria e Toscana ed occupando militarmente il paese. Gli altri abitanti della valle saranno sfollati l'anno successivo e sparpagliati in Campania e Puglia. Gli ultimi rimpatrieranno solo nel 1919, trovando la valle depredata di ogni bene dalle truppe italiane in ritirata e dai soldati austriaci.
Il cimitero militare di Caoria, le strade militari e i resti dei baraccamenti e trinceramenti in quota sono i segni ancora visibili delle grandi ferite impresse alla valle.
Consigliabile la visita al Cimitero Militare e al Museo della Guerra organizzato e gestito dal Gruppo Alpini di Caoria.

Pietra
A partire dal 1400 centinaia, forse migliaia di minatori tedeschi - i Bergknappen o canòpi - provenienti dalla Prussia e dalla Cecoslovacchia, giunsero nelle in Vanoi e Primiero per avviare e condurre le miniere di piombo, rame, zinco, argento, man mano scoperte.
Più volte sfruttate, abbandonate e riprese fino al secolo scorso, le miniere si aprivano su entrambi i versanti del Vanoi, producendo un'altra delle risorse locali che hanno nei secoli arricchito potentati esterni ed in particolare l'Impero Austro-ungarico.
La coltivazione di cave per l'estrazione di pietra (granito e calcare) e di materiali inerti è invece ancora praticata. La produzione di calce da costruzione comportò, fino a metà Novecento, una proliferazione di piccole fornaci di cottura (calchère) nei pressi dei paesi o nelle vicinanze delle cave. Quando si costruiva una nuova casa, si faceva una còta e si realizzava una busa de la calzìna, dove la calce spenta si conservava per decenni, pronta all'occorrenza.
Consigliabile la visita alle calcare della Gobbera e di Ronco e al villaggio minerario di Pralongo.

Museo della Grande Guerra sul Lagorai
Inaugurato nel 1991, il museo, istituito e gestito dal Gruppo Alpini di Caoria, raccoglie le memorie storiche della prima guerra mondiale combattuta sui monti del Lagorai. Uniformi, armi, oggetti personali dei combattenti, sia italiani che austriaci, e cimeli d'ogni genere ritrovati in luogo, sono esposti per ricordare i tragici. La cospicua raccolta fotografica, permette al visitatore di cogliere le difficili condizioni di vita che i soldati dovettero affrontare per due lunghi anni su queste impervie montagne. All'entrata del paese si trova l'ex cimitero militare che risale all'estate-autunno 1916. Delimitato da una bassa cinta muraria, si articola in gradoni erbosi sui quali trovano posto le sepolture. Furono poche le famiglie che vollero o poterono richiedere l'esumazione dei loro cari, cosicché nel 22 giugno 1927 si censivano più di 800 salme tra fosse singole e comuni. A seguito della decisione del regime fascista di concentrare il maggior numero possibile di caduti in pochi monumentali ossari, nel 1935, fu effettuata l'esumazione generale

Museo Arti e Mestieri
Allestito nel 1999, con lo scopo di tramandare alle generazioni future i saperi di un tempo, il museo raccoglie e illustra tutti i semplici oggetti usati nella vita quotidiana e gli attrezzi di lavoro dei nostri avi suddivisi in "angoli" tematici.

Sentiero Etnografico
È un viaggio nel tempo e nello spazio in un ambiente un tempo intensamente costruito e vissuto, ma oggi in gran parte abbandonato dall'uomo. Il Sentiero Etnografico è un insieme di percorsi che si snodano tra l'abitato di Caoria a 845 m. di quota e Malga Vesnòta de sora a 1879 m. attraversando i luoghi che gli abitanti hanno animato, costruito e trasformato nei secoli con la loro attività. Sono proposti quattro itinerari , ognuno di essi sviluppa un tema particolare.
Il primo itinerario, l'Anello della Val, ha come tema la vita stagionale in paese e la religiosità dei suoi abitanti. Il sentiero si snoda nel paese di Caoria, ricco di affreschi e sede del punto informativo Casa del Sentiero etnografico, e nelle sue immediate vicinanze, caratterizzate da terrazzamenti, orti e campi in gran parte rioccupati dal bosco.
Il percorso denominato Anello dei Pradi, che ha come filo conduttore la fienagione e la vita stagionale sui prati, prevede la visita a Prà de Madego, il centro visitatori con l'allestimento dedicato al "cercare l'erba", e ai Pradi de Tognola, un nucleo insediativo unico nel suo genere, un tempo dedicato alla produzione del fieno. In località Prà dei Tassi sono disponibili 12 posti letto.
Nell'Anello del Bosc, dedicato alla coltivazione ed utilizzo del bosco. I punti di particolare interesse sono la risina di Valsorda e la Siega de Valzanca (una segheria idraulica, alimentata con l'acqua del torrente Valzanca, nata nel 1870 e recentemente ricostruita ad opera dell'Ente Parco.
All'interno dell'ultimo itinerario, l'Anello della Montagna, il cui tema è l'utilizzo delle malghe e la fienagione sulle praterie alpine, si raggiungono la Malga Piani di Valzanca e la Malga Viesnota de sóra.
Nel corso dei mesi estivi sono organizzate escursioni, appuntamenti e degustazioni presso le varie strutture del Sentiero. Inoltre in località Prà dei Tassi e Malga Vesnota de sòra è possibile pernottare

Stanza del Sacro
Inaugurata nel marzo 2002, l'esposizione propone una lettura del rapporto uomo, religiosità e territorio, nella storia del Vanoi, attraverso tre sezioni espositive permanenti che approfondiscono temi storici che hanno segnato nel profondo la vita della comunità. Alle sezioni permanenti si affiancano delle esposizioni temporanee che sviluppano aspetti della storia e dell'attualità religiosa di Valle. Una postazione multimediale consente al visitatore d'approfondire i vari argomenti presentati consultando archivi, testi, ricerche e bibliografie.

visitabile: sì

apertura

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