Architettura

[ foto Claudio Clamer]

Analogamente a quanto scritto in generale per l’arte, anche le architetture sul territorio trentino rielaborano modi costruttivi e teorie artistiche di diversa matrice con peculiarità locali.

Le molteplici declinazioni dipendono in parte dall’assetto geografico e da quello confinario, dalla presenza di committenze famigliari e dai rapporti tra queste e altre realtà politiche e culturali, che solo in parte sono limitate dal ruolo unificante dell’azione di alcuni principi vescovi e da quella governativa.

Questa diversità di espressioni, fortemente influenzata dal territorio, non solo in senso geo-politico ma anche fisico, porta a un catalogo di tipi e linguaggi, con diversi gradi di aulicità e traduzione locale1

All’interno del più ampio contesto del patrimonio culturale, i beni culturali architettonici che l’organo competente ha individuato e assoggettato alle proprie cure, documentano tale ricchezza linguistica.

Le chiese, documenti di storia, cultura, arte, tradizione e devozione, costellano il paesaggio e si inseriscono nei tessuti urbani, raccontando nella loro complessità il permanere nei secoli di persistenti frequentazioni e pertanto continui adeguamenti, sia nelle chiese d’ambito rurale e alpestre tenacemente collegate ad una tradizione stilistica gotica, sia in quelle che attraverso lo stile dovevano trasmettere nuovi messaggi di concezione religiosa o istituzionale.

A baluardo urbano o controllo territoriale i castelli, testimoni in pietra di cambiamenti politici e istituzionali di una storia più che millenaria, segnano il territorio e hanno con esso uno stretto rapporto, sia che vi si inseriscano dichiarandosi con orgoglio come fatti costruttivi sia che instaurino con esso un rapporto a diversi gradi simbiotici, da sito, a traccia, rovina o rudere.

Ben più veloce l’adattamento alle funzioni d’uso, agli stili e alle necessità di rappresentazione dei palazzi, che tracciano la storia evolutiva degli insediamenti urbani, dalle prime cellule e case murate all’accorpamento in palazzi i cui fronti denunciavano il rango della famiglia e i cui interni venivano organizzati e decorati secondo più o meno complessi impianti, dagli ambienti pubblici a quelli privati a quelli, nascosti, di servizio.

Anche ville e giardini raccontano analoghe storie di stile, tra funzioni agrarie e villeggiatura, mentre le architetture rurali, masi, malghe, case rustiche evidenziano un attaccamento a radici profonde e antiche, in cui le forme corrispondono funzionalmente ad un uso determinato dalle stagioni e il bisogno di “segno” è espresso in simbologie, iscrizioni e figure che richiamano una protezione sacrale.

La fortificazione dei confini a seguito delle guerre risorgimentali, proseguita anche durante la prima guerra mondiale, ha segnato il territorio trentino, con vere e proprie reti (strade, teleferiche, sistemi di trincee, camminamenti e gallerie, insediamenti d’alta quota), costruzioni (caserme, forti, bersagli di tiro) e altri manufatti più o meno fragili (baracche, cimiteri di guerra); altri segni sono stati lasciati dalla ricostruzione e dalla memoria (sacrari, monumenti ai caduti).

Le architetture industriali e i luoghi delle istituzioni, hanno una “riconoscibilità” che va oltre ad una lettura epidermica e stilistica, scandita dai due eventi bellici e dalle problematiche di ricostruzione istituzionale ed economica del paese.

Come previsto dal Codice dei beni culturali che è il fondamento normativo adottato dalla Soprintendenza, sono stati inoltre adottati provvedimenti conservativi per ulteriori categorie, l’architettura moderna, alcune infrastrutture (come i ponti), le piazze e la viabilità storica.

1 tale vivacità si ritrova ad esempio nel curioso e immaginifico coacervo descrittivo di Michel’Angelo Mariani, Trento con il Sacro Concilio et altri notabili, Augusta 1673 o nel didascalico ma incredibilmente preciso repertorio iconografico dei castelli del cosiddetto Codice Brandis (1607-1618).

Citato già nel 1191, il castello era in posizione strategica sia per il controllo della viabilità, sia per lo sfruttamento economico delle miniere di ferro.

Dimora nobiliare della seconda metà del Cinquecento, il palazzo è attualmente la sede dell'Enoteca provinciale del Trentino.

Centrale idroelettrica, importante testimonianza di archeologia industriale, è dal 2002 un centro di creazione e produzione delle arti contemporanee.

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