Novembre 1966: storia della difesa del territorio in Trentino

Ultima settimana per visitare la mostra che propone un viaggio immersivo e scenografico dal Neolitico al contemporaneo. 

“Il lavoro preparatorio della mostra ha messo in luce una doppiezza di registri perché se a Trento l’alluvione è stata drammatica, nei territori periferici è stata apocalittica. Si tratta, dunque, di un evento che riguarda il Trentino, non solo la città. Nelle valli è successo il finimondo, 21 dei 22 morti vengono, infatti, da queste zone”.

Esordisce con questa osservazione il curatore Alessandro de Bertolini della Fondazione museo storico del Trentino, durante la presentazione di Novembre 1966: storia della difesa del territorio in Trentino”, l’esposizione che fino al 3 settembre 2017 occuperà l’intera Galleria nera. Organizzata dalla stessa Fondazione in collaborazione con il Servizio Bacini montani, il Servizio Foreste e fauna, il Servizio Prevenzioni rischi e il Servizio per il Sostegno occupazionale e la valorizzazione ambientale della Provincia autonoma di Trento, l’iniziativa non intende essere un “rievocazione storica – fa presente il direttore della Fondazione Giuseppe Ferrandi -. La parte più difficile è legata a un’operazione di consapevolezza di ciò che in apparenza è difficile da cogliere: dall’aspetto tragico, dall’amarcord, l’obiettivo è di fare un passo avanti per iniziare a storicizzare l’evento e trarre indicazioni per il futuro".

L'assessore alla cultura Tiziano Mellarini ribadisce che i momenti drammatici dell'alluvione hanno riguardato non solo Trento ma l'intero territorio provinciale. La mostra, completata da diversi incontri di riflessione e di analisi, da un lato si pone come "atto dovuto nei confronti delle nostre comunità", dall'altro diventa strumento per "aumentare la consapevolezza nei giovani e dare avvio a una coscienza civica in un territorio come il Trentino che dell'ambiente ha fatto la propria forza -afferma". 

La “doppiezza di registri” sottolineata da de Bertolini nel suo incipit è ribadita dal titolo della mostra, articolato anch’esso in due segmenti: quanto accaduto cinquant’anni fa diventa occasione per ricostruire la storia della difesa del territorio in Trentino “un tema fortemente evocativo ma anche decisivo dal punto di vista storiografico - prosegue - nonché strategico visto che si ha a che fare con le nostre origini, ma anche con l'educazione civica, con la narrazione del territorio e la sua difesa. Si tratta di un rapporto identitario della popolazione: dove la comunità non si riconosce, o non conosce il territorio in cui abita si verifica uno scollamento”.

Ma eccoci mentre varchiamo l’ingresso della Galleria Nera, divisa in macro aree, con soluzioni molto scenografiche, poco tradizionali. “Si parte con un viaggio immersivo attraverso immagini da tutto il mondo che raccontano i danni contemporanei causati dall'acqua, un tunnel di specchi di venti metri attraverso cui dare contezza del pericolo dell’acqua. Da qui si accede alla sezione "18.000 briglie", in cui si mostra come è fatto il Trentino, quali sono i suoi corsi d'acqua e i suoi rilievi, quali le caratteristiche che lo rendono un territorio costantemente sotto osservazione e interessato da continue opere di salvaguardia. Sono state scelti sette casi di sistemazione (tra cui per esempio la Galleria Adige – Garda) spiegati con progetti, immagini e dati.

Con la terza area "Risali il fiume e la sua storia" si entra nel vivo della narrazione della storia, da quando l'uomo nel neolitico inizia a diventare sedentario e si stabilisce vicino ai corsi di acqua: come nasce la coscienza di doversi difendere? Un tavolo lungo 50 metri ripercorre la storia della difesa del territorio trentino dal punto di vista geografico e cronologico. Le mappe del catasto del 1800 consentono di segurie la linea dell'Adige da Borghetto a Salorno. A fianco le tappe principali di questa millenaria storia. Gli eventi si susseguono lentamente fino ad arrivare ad un affastellamento negli ultimi secoli, con le bonifiche di fondovalle del 1700, le grandi opere successive, l'alluvione del 1882. Il lungo tavolo accompagna il visitatore fino all'alba del 1966.

"La parte più solenne e scenografica - approfondisce il curatore - riguarda l'ultimo terzo della mostra dedicato all'alluvione, articolato sempre nella dialettica valli e territorio. Le immagini dell'evento catastrofico che colpì il Trentino sono anticipate da una parentesi che restituisce il clima culturale di quegli anni: i consumi, le auto, la tv, il cinema e la pubblicità. In tutto questo irrompe il Novembre 1966. Ai rumori e al movimento delle proiezioni audiovisive si contrappone il silenzio di una lunga galleria fotografica che ritrae acqua e distruzione a Trento e nelle valli più colpite".

Arriviamo quindi a Dopo il 1966: la tecnica del confronto fotografico mostra gli stessi luoghi come sono oggi e durante l'alluvione. Un cambiamento reso possibile dalla storia istituzionale e di intervento a difesa del territorio che ha interessato gli ultimi cinquant'anni. Si conclude con "Le parole dell'autonomia": un nuovo tunnel di specchi conduce lungo gli ultimi metri di Galleria nera. Sulle pareti come in un gigantesco caleidoscopio scorrono le parole che hanno reso possibile questa storia di difesa del territorio. Autonomia. Protezione. Prevenzione. Preparazione. Comunità. Responsabilità. Partecipazione.

Una mostra ricca di stimoli, che permette di ricordare ma soprattutto di rendere partecipi le nuove generazioni e di accrescere la loro consapevolezza. Le immagini racconteranno loro di una Trento in cui le Fiat 600 costituivano l'utilitaria preferita, porteranno la loro attenzione su un tempo in cui, solo grazie ad alcuni lungimiranti appassionati cronisti, spesso improvvisati, possediamo oggi delle testimonianze visive. In mostra per la prima volta ci saranno infatti anche due serie di pellicole mai finora rese pubbliche: le riprese  (8 mm a colori) di Costantino Armani che durante le fasi più drammatiche dell'alluvione documentò il disastro e le operazioni di salvataggio della popolazione e le pellicole (35 mm in bianco e nero) di Giuseppe Sebesta che con l'aiuto di Bruno Angelini, per conto delle istituzioni provinciali filmò il Trentino del dopo alluvione. Da notare che l'immagine scelta come logo della mostra ritrae un giovane Giorgio Salomon: la bambina che tiene in braccio è una signora che oggi vive a Brescia.  

L’esposizione sarà anche occasione per raccogliere fondi destinati alla riedificazione di luoghi di importantissimo valore storico, distrutti dal terremoto nelle Marche e in Umbria. La cultura, quindi, si schiera a favore della solidarietà e della ricostruzione.


04/11/2016