Trento: breve introduzione storico-artistica

Uno sguardo dalla fondazione di Tridentum ai giorni nostri

Pianta prospettica da ovest di Trento (xilografia), Andrea Vavassore 1562
· Piazza Fiera (in rosso) delimita il fronte meridionale di Trento, mentre l’Adige
scorre a Nord lungo il versante privo di mura (in blu);

Fondazione

La fondazione di Trento risale all’età cesariana (I secolo a.C.), quando venne edificata come municipium all’interno
dell’ampio progetto di occupazione dell’Italia settentrionale. A cavallo tra il primo secolo a. C. e gli inizi del primo secolo
d. C, in età augustea, Tridentum (nome originario della città) venne promossa a colonia, snodo fondamentale sul sistema viario della Via Claudia Augusta Padana e Altinate. L’assetto iniziale della città ancora visibile nella Trento attuale, è quello ippodameo, caratterizzato da cardi e decumani: il decumano massimo correva parallelo all’attuale via Belenzani, dal doppio fornice della Porta Veronensis. Lo schema urbano era delimitato su tre lati (est, sud, ovest) da una cortina muraria, mentre sul lato settentrionale era difeso dal fiume Adige. (testo di Laura Defrancesco)

Età vanghiana

Dalla sua fondazione fino agli inizi del Duecento Trento rimase un borgo con uno sviluppo lento, essendo l’economia della città incentrata sull’agricoltura. Divenuta città imperiale, Trento ebbe un grande impulso urbanistico, la cui massima espressione è rappresentata dalla costruzione delle mura, voluta da Federico Vanga (principe vescovo dal 1207 alla morte nel 1218): testimonianza ancora visibile è il tratto presente in Piazza Fiera, oltre alla fondazione della Cattedrale e di Torre Vanga. Questa cinta muraria presenta un merlatura ghibellina a coda di rondine ed è stata eretta con la tecnica a sacco, ovvero due muri esterni in materiale lapideo al cui interno venivano pressate terra e materiali di scarto. Le porte urbiche d’accesso erano quattro: Porta San Martino (nord), Port’Aquila (est, l’unica giunta a noi), Porta Santa Croce (sud) e Porta San Lorenzo (est). Ancora visibile è la porta di S. Margherita (ovest). (testo di Sara Fedel)

Trento, città del Concilio

Il Cinquecento, è uno dei secoli più importanti e determinanti della città e della sua attuale urbanistica. Sotto il governo
del principe vescovo Bernardo Cles (1485-1539), si assiste al rinnovamento e all’ammodernamento delle vie centrali
della città, secondo i principi della trattatistica rinascimentale.
Il Cles fa abbellire la città, anche attraverso la costruzione di palazzi, quali il palazzo Tabarelli e amplia la residenza vescovile del Castello del Buon Consiglio, con la costruzione della sua residenza, il Magno Palazzo. A metà del Cinquecento, sotto i Madruzzo, si va a formare piazza Fiera, area esterna alle mura meridionali e quindi di fronte la porta urbica di S.Croce. Dalla piazza si snoda verso sud via S. Croce, che acquista molta importanza quale via d’accesso alla città (coincidente ancora con la Via Claudia Augusta Padana) e quale collegamento con la residenza extra moenia del principe vescovo, il Palazzo delle Albere, attraverso i Tre Portoni tuttora esistenti e il lungo viale (coincidente con via Madruzzo).
Quest’area all’esterno delle mura diviene, quindi, un punto nevralgico della città per il commercio e per le fiere, fino al
primo Novecento. Con il Concilio la città, vista la grande affluenza per l’evento da tutta Europa, registra un incremento edilizio e anche la zona di Piazza Fiera conosce un impulso all’urbanizzazione: la Torre di guardia posta a lato della porta di S. Croce, viene ristrutturata e armata, acquisendo il nome di Torrione. Oltre a quest’ultimo, nella zona sud della piazza vengono costruiti edifici funzionali al commercio ed adibiti a magazzini.
Nel 1564, anno di chiusura del Concilio, Andrea Valvassori (attivo a Venezia tra il 1530-73), tipografo e incisore, realizza
la prima cartografia di Trento (1562), una pianta prospettica in cui la struttura urbana viene ripresa da ovest, comprendente già i suoi fatti urbani più insigni. Nella stampa si può notare l’inizio dello sviluppo della zona sud fuori dalle mura, con la presenza della chiesa di S. Croce e di S. Chiara esistenti già allora lungo la via, quali strutture monastiche capaci di filtrare l’arrivo ed il passaggio di viaggiatori e di stranieri.
Dopo l'ingresso di Napoleone a Trento nel 1796, il Trentino risentì dell'effetto delle guerre: infatti vari conventi, tra i quali anche quello di S. Chiara, vennero convertiti in ospedali ad uso militare. Con il congresso di Vienna del 1815 e l'annessione del territorio trentino all'Austria, si tornò ad un periodo di rinascita urbana grazie alla successione di podestà illuminati. Il primo di questi fu il conte Benedetto Giovanelli (1775-1846), nominato podestà a vita nel 1816, il quale avanzò proposte innovative per la città, come la demolizione della porta di S. Croce sostituita da un arco trionfale per rendere più agevole l’accesso alla città. (testo di Valerio Macchiarella)

XIX secolo
Pianta prospettica da ovest di Trento (xilografia), Andrea Vavassore 1562 · Piazza Fiera (in rosso) delimita il fronte meridionale di Trento, mentre l’Adige Nel suo operato lo affiancarono numerosi tecnici ingegneri come Giuseppe Pietro Dal Bosco, che realizzò progetti di sistemazione urbana: il convento dell'ex monastero di S.Chiara venne soppresso e divenne ospedale civile nel 1811.
Le trasformazioni più radicali si verificarono dopo la metà del XIX secolo sotto la gestione del podestà Paolo Oss
Mazzurana (1833-1895), che si fece promotore di ingenti opere pubbliche nel settore tecnologico: si ebbero i primi
impianti di illuminazione elettrica nelle vie cittadine. Fino alla prima metà dell'800 Trento era ancora racchiusa all'interno
delle mura vanghiane: ciò aveva bloccato l’espansione della città. Nel 1855 vennero demolite le mura medievali e
Piazza Fiera assunse l'aspetto attuale: le mura, i fabbricati che la chiudono a sud (complesso dell'istituto Artigianelli) e
il Torrione ad ovest. (testo di Elena Gasperotti)

Dal Novecento ai giorni nostri

L'ultimo passo verso l'aspetto odierno di Trento avvenne durante il XX secolo. Come detto precedentemente le mura
erano state abbattute: la forma “a cuore” della città, costituita appunto dalla cinta medievale e dal corso dell'Adige come
difesa a nord, pian piano svanì. Soprattutto dopo il secondo dopoguerra il capoluogo trentino ha conosciuto un forte
aumento demografico e la zona a sud di piazza Fiera venne trasformata in area abitativa, anche lungo l’asse di collegamento con palazzo delle Albere. Altro fattore importante nell'urbanistica di Trento fu la trasformazione dei resti del monastero di S. Chiara in ospedale cittadino, dove oggi sorge l'omonimo parco. Il 18 gennaio 1970 venne inaugurato il nuovo polo ospedaliero nel quartiere della Bolghera, per adattarsi alla crescita demografica in atto. La struttura dell'ex
-ospedale fu occupata dalla facoltà di lettere che, successivamente con l’anno accademico 2012/13 ha avuto la nuova
sede in via T. Gar. Il risultato di questi cambiamenti ha purtroppo prodotto una situazione di degrado ed abbandono
della zona dell'ex-ospedale: il Comune di Trento ha, quindi, presentato un intervento articolato, come si può leggere
nell’ultimo paragrafo Progetto per il futuro. (testo di Christian Malacarne)

I testi riportati sono stati redatti dagli studenti del Liceo Classico G. Prati, coordinati dalle professoresse Doniselli e Cinelli, in occasione dell’attività del FAI (Fondo Ambiente Italiano) “Apprendisti Ciceroni®.


31/01/2019