Zona "Ex - Santa Chiara": la Chiesa di Santa Croce

La lapide esterna ricorda la sua fondazione risalente al XII secolo 

Chiesa di Santa Croce

Non si conosce la data precisa della fondazione della chiesa, ma si ipotizza sia avvenuta nel XII secolo, come ricorda la
lapide posta all’esterno della stessa, forse in concomitanza con quella dell’ospedale e del convento, gestiti dagli stessi
monaci, avvenuta nel 1183.

A quell'anno, infatti, risale la concessione, da parte del principe-vescovo Salomone (1183), di un appezzamento di terra ai monaci dell’ordine dei Crociferi. Questi monaci si dedicarono, invece che alla bonifica agraria, com’erano soliti fare i monaci benedettini, alla cura di pellegrini e malati: proprio per questo Salomone probabilmente, entrato in contatto con l’ordine durante i suoi viaggi a Venezia e a Roma, decise di accoglierli nella città di Trento.

Essi fondarono, dunque, il loro ospedale sull’asse stradale che conduceva a Verona e che sostanzialmente ricalcava il tracciato della Via Claudia Augusta Padana, detta anche Via Imperiale. Nel secolo XVI, però, l’attività di assistenza ai bisognosi perse importanza a causa della fondazione di altri ospedali in città e a causa della corruzione dei costumi a cui i Crociferi andarono incontro.

Così nel 1592 il principe vescovo Ludovico Madruzzo tolse loro il convento e poco dopo l’ordine dei Crociferi venne soppresso. In seguito al concilio di Trento del 1545-63, nel 1593 venne celebrato il Sinodo Diocesano, in cui si sanciva la
creazione a Trento di un seminario vescovile, importante per la disciplina ecclesiastica e per la formazione culturale
dei giovani. Al seminario venivano, inoltre, destinate le entrate dell’orto e del convento appartenuti ai Crociferi.

Già pochi anni dopo, però, la chiesa venne ceduta a frati cappuccini, originari del Veneto, che si stavano affermando nel
territorio del principato vescovile, proprio in quel periodo grazie ai due conventi di Arco e Rovereto. Era il 1597. Per
quanto riguarda le proprietà cedute al seminario, i cappuccini dovettero invece comprarle, e lo fecero con i soldi raccolti
con le elemosine nel 1598-1599. I documenti dell’epoca testimoniano che questa chiesa assunse un importante ruolo
religioso per gli abitanti della città e delle campagne circostanti.
Nel 1810, a causa delle riforme napoleoniche, la chiesa e il convento furono espropriati e messi all’asta e i Cappuccini di
S. Croce esiliati. Poichè la chiesa non venne però comprata da nessuno, gli arredi furono asportati, mentre il convento
divenne prima un’osteria, poi una tabaccheria. L’esilio durò 4 anni e, nel 1814, i Cappuccini tornarono, ma senza recuperare l’importanza precedente, anche perché l’edificio versava ormai in condizioni disastrose per fatiscenza e insalubrità.

Oltre a ciò, tra il 1815 e il 1824 il torrente Fersina esondò dagli argini clesiani per ben tre volte, inondando il monastero
e danneggiando le poche suppellettili e libri rimasti. Per tali ragioni, i Cappuccini dovettero trasferirsi in collina, nell’odierna via della Cervara; la chiesa venne sconsacrata.

I testi riportati sono stati redatti da Samuele Bernardi, Pietro Gioberge, Alessandro Miori, studenti del Liceo Classico G. Prati, coordinati dalle professoresse Doniselli e Cinelli, in occasione dell’attività del FAI (Fondo Ambiente Italiano) “Apprendisti Ciceroni®”.


16/01/2019